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SECESSIONE ALLA CATALANA – DOMENICA IL REFERENDUM MA A BARCELLONA E’ BATTAGLIA TRA INTRANSIGENTI E MODERATI – “INDIPENDENZA ENTRO 48 ORE”, HA TUONATO IL MINISTRO DEGLI ESTERI CATALANO MA IL PRESIDENTE  PUIGDEMONT FRENA – LA SINDACA ADA COLAU VOTERA’ SCHEDA BIANCA DA MADRID 10MILA AGENTI PER EVITARE IL VOTO

Omero Ciai per la Repubblica

 

PUIDGEMONT

Il Day after del referendum catalano di domenica apre già lo scenario di una nuova battaglia tra intransigenti e moderati. La legge di disconnessione, approvata dal Parlamento regionale con quella del referendum, prevede una dichiarazione unilaterale di indipendenza nel giro di 48 ore dalla proclamazione del risultato della consultazione nel caso, abbastanza scontato, di vittoria dei "sì".

 

Non importa il quorum (tutti gli elettori del "no" non si recheranno alle urne) e neppure quanti, tra le decine di migliaia di catalani che vogliono farlo, riusciranno davvero a esprimere un voto vista la guerra in corso con il governo centrale che cercherà in ogni modo, ricorrendo alle forze di polizia, di impedire l' apertura dei seggi. «Indipendenza subito », entro martedì 3 ottobre, è quello che ha detto ieri il "ministro degli esteri" di Barcellona, Raül Romeva, in un incontro con la stampa internazionale a Bruxelles.

 

proteste a barcellona degli indipendentisti catalani 2

La sua posizione intransigente è condivisa, all' interno del governo, dai ministri di Esquerra Repubblicana, e fuori dal governo, dai deputati della Cup, il movimento anticapitalista. Ma soprattutto è quella delle organizzazioni di base, dalla Anc a Omnium, che da anni sono mobilitate per l' addio a Madrid, costi quel che costi.

 

Guardia Civil a Barcellona

L' altra metà della coalizione al governo, il PDeCat del presidente Puigdemont, è più moderato. «Dopo la vittoria dei sì apriremo una fase di transizione e dialogo per decidere cosa fare», dicono. Ma a Madrid non si fidano di Puigdemont, al quale in queste ore è stato chiesto più volte di annullare il referendum e alla Moncloa, il palazzo di Rajoy a Madrid, temono che possa cedere alle pressioni dei radicali. Poetico, ieri, Puigdemont ha detto: «Sappiamo che domenica avremo molte difficoltà, ma a ogni difficoltà, due soluzioni; a ogni paura, tre speranze». Nel mezzo c' è Ada Colau, la sindaca di Barcellona, eletta con Podemos, che voterà in bianco, né sì né No, e che esclude soluzioni esplosive nel Day after.

proteste a barcellona degli indipendentisti catalani

 

Quel che preoccupa di più, soprattutto in Spagna, è l' ultimo dossier della Banca centrale, pubblicato ieri, che sottolinea le ricadute negative sull' economia del conflitto catalano. L' incertezza politica ha già avuto effetti sugli investimenti stranieri e, per la Banca centrale, può avere conseguenze sulla crescita del pil, stimata per l' anno in corso al 3,1%.

 

ada colau

D' altra parte il peso economico della Catalogna è molto maggiore della sua dimensione territoriale. Rappresenta un quinto del pil. È, di gran lunga, grazie alla chimica, all' agroalimentare, e alle auto, la regione spagnola che esporta di più; e quella vincente sul mercato turistico: solo Barcellona riceve ogni anno 18 milioni di stranieri. La capitale catalana è anche destino privilegiato di grandi investimenti, da multinazionali della moda, come Uniqlo, ad Amazon, e molte altre. Fino a giugno sono arrivati investimenti esteri per oltre un miliardo e 600 milioni di euro. Ma, secondo il ministero dell' Economia, i dubbi sul futuro avrebbero già complicato altre iniziative.

proteste a barcellona degli indipendentisti catalani

 

Domenica la battaglia sarà quella dei sindaci, dei direttori delle scuole, dei responsabili degli ospedali, che hanno promesso di aprire i locali per consentire il voto. Per impedirlo Madrid ha messo in campo 10mila agenti.

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