tedros adhanom ghebreyesus

DOPO IL CORONAVIRUS L'OMS ANDRÀ AZZERATA E RICOSTRUITA DA CAPO - RITARDI, ERRORI, INEFFICENZE DI UN'ORGANIZZAZIONE TROPPO DEFERENTE VERSO LA CINA (IL SUO PRESIDENTE È ETIOPE E PECHINO L'ETIOPIA SE L'È COMPRATA) - GLI UNICI CHE NEL MONDO HANNO RIDOTTO I CONTAGI, DAL VENETO ALLA COREA, SONO QUELLI CHE SE NE SONO SBATTUTI DELLE RIDICOLE LINEE GUIDA (NO MASCHERINE, TAMPONI SOLO AI SINTOMATICI)

 

1. RITARDI ED ERRORI IL FALLIMENTO DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ

Gianni Vernetti per “la Stampa

 

Si è fin qui discusso molto delle inefficienze e dei ritardi da parte di molti Stati e governi nella risposta alla pandemia, parole spese dimenticando il clamoroso fallimento dell' organismo mondiale preposto alla "governance" globale della salute: la "World Health Organisation" (Organizzazione Mondiale della Sanità).

 

Dopo l' esplosione dell' epidemia di Sars nel 2002, e in seguito alle molte inefficienze allora rilevate nella gestione della crisi da parte delle autorità di Pechino, vennero ridisegnate le regole internazionali per migliorare il contrasto delle future pandemie.

 

GHEBREYESUS XI JINPING

Il primo provvedimento adottato fu la revisione nel 2005 della "International Health Regulations", lo strumento giuridicamente vincolante del diritto internazionale, progettato per sostenere i singoli Stati membri delle Nazioni Unite nella tutela della salute globale. Tale revisione assegnò all' Organizzazione Mondiale della Sanità poteri straordinari per colmare le lacune dei singoli Stati, spesso riluttanti ad adottare provvedimenti radicali di contrasto delle epidemie, molte volte per ragioni politiche ed economiche locali.

 

Un insieme di regole e di nuovi poteri che avrebbero permesso all' Organizzazione Mondiale della Sanità di svolgere non solo un ruolo di leadership nel contrasto della pandemia, ma anche di denunciare e mettere in mora gli Stati che non avessero applicato adeguatamente le direttive internazionali (tracciamento dei contagi, restrizioni negli spostamenti, ecc...).

 

Non solo tutto ciò non è successo, ma l' Organizzazione Mondiale della Sanità ha contribuito direttamente e in modo decisivo a ritardare la risposta globale alla pandemia. E' sufficiente osservare la cronistoria degli eventi chiave della diffusione del coronavirus.

 

Nonostante i primi casi rilevati a Wuhan a dicembre e la denuncia di diversi medici cinesi il 1 gennaio (fra cui Li Wenliang, poi arrestato per aver diffuso «informazioni allarmistiche» e in seguito deceduto per il virus) e nonostante i ripetuti "warning" lanciati dal governo di Taiwan fin dal mese di dicembre, il 14 gennaio il Direttore generale della Oms/Who, l' etiope Tedros Ghebreyesus, ha preferito rilanciare le posizioni "minimizzanti" del governo cinese dichiarando che non vi fossero «prove di trasmissione da uomo a uomo del coronavirus da poco identificato.

 

GHEBREYESUS XI JINPING

In più il direttore generale Ghebreyesus ha dichiarato il coronavirus come emergenza sanitaria solo il 30 gennaio, quando il contagio aveva già raggiunto 19 Paesi e infettato oltre 8.000 persone, ed ha atteso fino all' 11 marzo per dichiarare quella del Covid-19 una pandemia globale, quando oramai il contagio aveva raggiunto 114 Paesi.

 

Purtroppo l' eccesso di deferenza nei confronti della Cina da parte dell' Organizzazione Mondiale della Sanità ha rallentato la risposta globale alla pandemia, legittimando in molti Paesi (inclusa l' Italia) quell' insieme di posizioni minimizzanti e persino negazioniste, che hanno fatto perdere settimane preziose nella lotta al virus.

Nel mondo dopo il coronavirus cambieranno molte cose, e fra queste andrà ripensata in modo radicale anche la "governance" della salute globale.

 

 

 

2. «LA MASCHERINA DA SOLA NON BASTA» MA SULLA LINEA DELL'OMS È POLEMICA

Margherita De Bac per il “Corriere della Sera

 

TEDROS ADHANOM GHEBREYESUS

C'era grande attesa per il documento dell' Organizzazione mondiale della sanità sulle mascherine che, secondo indiscrezioni, avrebbe potuto esprimersi favorevolmente per un uso allargato alla popolazione.

 

Invece no. L' agenzia sanitaria dell' Onu ha ricalcato le precedenti indicazioni, in linea con la posizione del direttore generale Ghebreyesus: «Sono una delle misure di prevenzione per contenere il contagio di diverse malattie respiratorie virali, compresa Covid-19. Tuttavia, se usate da sole, sono insufficienti a fornire un adeguato livello di protezione. Altre misure dovrebbero essere adottate».

 

Un messaggio contraddittorio rispetto alle iniziali linee guida: «Usarle solo se c' è sospetto di essere stati contagiati e se presenti tosse e starnuti».

Giovanni Rezza, direttore malattie infettive dell' Istituto superiore di sanità, riconosce che in altre occasioni l' Oms è stata tempestiva e precisa nelle sue uscite: «Non sempre ci azzecca. A volte si può sottovalutare e poi correggersi. Anche il Comitato tecnico scientifico italiano non ha preso decisioni definitive». Il virologo Roberto Burioni su twitter commenta: «Oms sempre più deludente, mah».

 

OMS ORGANIZZAZIONE MONDIALE SANITa

Non ci sono prove, dichiara l' agenzia mondiale, che se una persona sana si copre il viso possa prevenire l' infezione di un virus respiratorio. Conclusione, le mascherine andrebbero riservate agli operatori sanitari. Tenuto anche conto che non ce ne sono per tutti. Il pericolo è che la popolazione si lasci prendere «da un falso senso di sicurezza» e trascuri comportamenti ben più importanti.

 

Distanziamento sociale e accurato lavaggio delle mani restano al primo posto, le uniche barriere contro la trasmissione del nuovo coronavirus, il Sars-CoV 2 che ha disorientato i ricercatori presentandosi nel nostro mondo con caratteristiche inattese. Velocità nel passare da un individuo all' altro, capacità di minare la salute dei polmoni, sintomi che si presentano secondo una ampia gamma, da molto lievi a molto severi.

 

mascherine

Le linee guida dell' Oms sconfessano la scelta di alcune Regioni (come la Lombardia) e Comuni italiani (come Ischia) che hanno obbligato i cittadini a coprire le vie respiratorie quando lasciano la propria abitazione. Non solo mascherine, vanno bene ugualmente sciarpe e fazzoletti. Così anche il governo israeliano che ha cambiato la semplice raccomandazione in obbligo.

 

Il dibattito mascherina sì-no è nato con l' epidemia, a gennaio. Le immagini degli abitanti di Wuhan col viso mezzo coperto hanno fatto subito pensare che fosse quello il modo più sicuro per evitare l' attacco del microrganismo sconosciuto. Per difendersi da un nemico aereo il primo istinto è sbarrargli la strada, quindi chiudere narici e bocca.

 

Però gli esperti hanno sempre ricordato che questi dispositivi non servono a proteggere se stessi dal rischio di goccioline infette, le droplets , emesse con colpi di tosse. Sono invece fondamentali per i malati e, ovviamente gli operatori sanitari che soprattutto nei reparti critici hanno bisogno di filtri facciali (FFP 2 e 3, con due diverse caratteristiche di filtraggio).

Rezza si richiama al buon senso: «Se cammino per strada o sul marciapiede in solitudine non la metto, se entro in un negozio dove sono presenti più persone la tiro su. Il miglior sistema è tenersi a distanza dagli altri» .

 

 

MASCHERINE 1

3. MASCHERINE, LA RETROMARCIA DELL'OMS: DANNO UNA FALSA SENSAZIONE

DI SICUREZZA

Mauro Evangelisti per “il Messaggero

 

L'Organizzazione mondiale della sanità dice che le mascherine rischiano di essere controproducenti perché «possono creare un falso senso di sicurezza nella popolazione»; i sindaci di Viterbo e Nardò, solo per fare due esempi, le rendono obbligatorie. La Lombardia impone a tutti di indossarle, lo stesso farà la Toscana tra sette giorni ma solo sui mezzi pubblici o nei negozi, misura simile a quella del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia. Era già successo sui tamponi e sui test sierologici, ogni regione, a volte perfino ogni comune, sceglie una strada differente sul tema delle mascherine, ma in questo caso ci sono due aggravanti: anche l'Organizzazione mondiale della sanità sembra fare passare messaggi ondivaghi e ogni decisione rischia di essere messa in crisi da un deficit di approvvigionamento.

 

Per la fase due, quando ci saranno parziali riaperture, l'obbligo di mascherina potrebbe essere generalizzato e il commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri, spiega: «Se sarà deciso un obbligo di mascherine avremo bisogno massicciamente della loro produzione». Ancora: «Con gli accordi firmati negli ultimi giorni abbiamo una disponibilità aggiuntiva, nelle prossime settimane, di 650 milioni di mascherine».

 

MASCHERINE 2

Sulle nuove indicazioni dell'Oms, il virologo Roberto Burioni commenta: «Che delusione». Gianni Rezza, direttore di Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità: «Errare è umano e anche l'Organizzazione mondiale della sanità è fatta da uomini. Non è detto che ci abbia sempre azzeccato. Ma il tema delle mascherine è molto complesso, lo stesso comitato tecnico scientifico non ha ancora preso una posizione definitiva e anche l'Oms tende a cambiare opinione». Secondo l'assessore alla Sanità del Lazio (dove non sono obbligatorie), Alessio D'Amato, «bisogna essere cauti fino a quando non si produrranno mascherine riutilizzabili».

 

DIVISIONI

Sulle mascherine c'è un mondo diviso in due, con i paesi asiatici che guardano con estremo scetticismo, per usare un eufemismo, la scelta degli occidentali di farne a meno. Ma cosa dice esattamente l'Oms? «Non esistono al momento evidenze secondo cui indossare una mascherina (medica o di altro tipo) da parte di tutta la comunità, possa impedire la trasmissione di infezione da virus respiratori, incluso Covid-19».

 

In pratica: può essere utile la mascherina per limitare il contagio da parte degli asintomatici che la indossino (ma secondo l'Oms sono un numero molto limitato di casi), ma è molto più importante il mantenimento delle distanze e il lavaggio frequente delle mani (è la stessa posizione sostenuta l'altro giorno dal capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, per la quale era stato bersaglio di critiche). Aggiunge l'Organizzazione mondiale della sanità: «L'uso di mascherine può creare un falso senso di sicurezza e il rischio di trascurare altri elementi essenziali».

ROBERTO BURIONI

 

Quattro giorni fa il dottor Mike Ryan dell'Oms aveva però detto che «ci sono delle circostanze nelle quali l'uso di mascherine - anche fatte in casa e di tessuto - all'interno di una comunità può aiutare nella risposta complessiva a questa malattia». Aveva precisato che tutelano non chi la indossa, ma chi è vicino. È pur vero, a livello logico, che se tutti sui proteggono, si riducono le possibilità che un asintomatico involontariamente diffonda il coronavirus. Rezza dell'Iss: «Se vado per strada e non c'è distanziamento sociale tendo a utilizzarla e ho piacere che altri la utilizzano, ma la misura principale rimane il distanziamento sociale».

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