luigi di maio roberto gualtieri giuseppe conte mes meccanismo europeo stabilita'

DOPO IL PETARDO DIBBA, ARRIVA LA BOMBA MES SOTTO IL SEDERINO DEL GOVERNO - MERCOLEDÌ IN SENATO LA RISOLUZIONE DELLA BONINO PER STANARE I GRILLINI: SUBITO I FONDI DEL MES. CONTE CONTINUA A TRACCHEGGIARE E VORREBBE CEDERE SOLO DOPO AVER MESSO UNA FIRMA SULLA BOZZA DI RECOVERY FUND, MA IL PD VIENE PRESSATO DA BRUXELLES (GENTILONI, SASSOLI ECC) PER CHIEDERE SUBITO I MILIARDI PER LA SANITÀ - L'IPOTESI DI SCAMBIO MES-AUTOSTRADE: PIGLIO I SOLDI MA TOLGO DI MEZZO I BENETTON

1. UNO SCAMBIO MES AUTOSTRADE

Alberto Gentili per “il Messaggero

 

L'assedio è scattato. Proprio nelle ore in cui Giuseppe Conte è impegnato negli Stati generali per il rilancio del Paese, l'ala dura e pura dei 5Stelle capitanata da Alessandro Di Battista va alla carica. L'innesco: un sondaggio che dà il Movimento guidato dal premier tra il 24 e il 30% e che di fatto annuncia la perdita del posto per Di Battista. Ma anche per Luigi Di Maio che, non a caso, si lancia in uno scambio di affettuosità inedito con il capo delegazione del Pd, Dario Franceschini. Un altro che negli ultimi tempi ha il dente avvelenato con Conte e a fasi alterne viene indicato come potenziale successore dell'avvocato.

GRILLO FICO DI MAIO DI BATTISTA

 

Lo stop di Beppe Grillo, che dà a Di Battista «una sonora sberla» secondo alte fonti pentastellate, fa tirare un respiro di sollievo al premier. «Il fondatore blinda Conte», fanno sapere dal suo entourage dove descrivono l'avvocato «del tutto disinteressato alle beghe politiche» e «esclusivamente impegnato alla scrittura del piano di rilancio economico». Salvo poi aggiungere per provare a sedare gli attacchi: «A Conte non interessa costruire un proprio partito, non vuole fare un'Opa sul Movimento».

 

«DI QUESTO NON MI OCCUPO»

Raccontano che il premier, quando gli sono stati segnalati i dispacci d'agenzia con le parole di Di Battista, abbia avuto un moto di insofferenza: «Lasciatemi stare, di queste cose non mi voglio occupare e neppure intendo saperle».

 

mimmo paresi, davide casaleggio, alessandro di battista, virginia raggi, pasquale tridico, giuseppe conte ascoltano di maio

Ma tra chi nel Movimento lo sostiene, ed è la maggioranza, è scattato l'allarme rosso. Il ragionamento che si fa tra i grillini vicini a Conte è il seguente: c'è un Paese in difficoltà, c'è un presidente del Consiglio che ha un gradimento del 61% nonostante la fase così delicata, il sostegno di Mattarella e dei parlamentari del Movimento, ha ottenuto il recovery fund, ha una forte credibilità internazionale e cosa si fa? Lo si fa fuori senza un motivo? Non ha senso. E poi per fare posto a chi? A Zingaretti?

 

 E il Movimento rinuncerebbe a Conte per mettere a palazzo Chigi il segretario del Pd? Ci va Di Maio? Ma il Pd farebbe a meno di Conte per dare il governo a Di Maio? Ci va Draghi? I 5Stelle, in una fase come questa, accetterebbe un premier che attingerebbe subito ai fondi del Mes? «E' tutta follia». Insomma, secondo Conte non possono buttarlo giù. Non adesso almeno.

 

Così l'attacco di Di Battista, come le punzecchiature di Di Maio e Franceschini, vengono derubricate dai sostenitori di Conte come «l'insofferenza di singoli ambiziosi». E si aggiunge: «Per i 5Stelle sarebbe suicida buttare giù Conte, dal 14-15% scenderebbero al 5%. E in ogni caso nessuno può farlo cadere perché c'è Grillo. E Grillo non fa cacciare Conte da un Dibba o da un Di Maio che non controlla più neppure i parlamentari». Senza contare che «un governissimo è impossibile»: «Che fai? Ora che Salvini sta morendo lo rianimi mettendolo dentro a un governo? Di chi è questa soluzione geniale?! E poi il Pd ha tutto l'interesse a tenersi Conte, visto che è l'unico in grado di far crescere l'intero centrosinistra».

 

E' però innegabile che l'allerta a palazzo Chigi è alto. La prova arriva dal fatto che, dopo mesi di rinvii, proprio ieri il premier ha battuto un colpo sulle crisi dell'ex Ilva e di Alitalia. Esattamente come l'aveva sollecitato a fare il Pd che, con Nicola Zingaretti e lo stesso Franceschini, negli ultimi giorni aveva invocato «una svolta».

Gualtieri Conte

Nel quartier generale dem del Nazareno, nonostante che proprio Franceschini ieri abbia amoreggiato con Di Maio («tra me e Luigi c'è perfetta sintonia», «ringrazio Dario lavoriamo in perfetta sinergia»), escludono di scaricare Conte: «Chiediamo concretezza, ma siamo leali a questo governo. Se dovesse cadere ci sarebbero solo le elezioni. Il problema, ed è serio, è tutto interno ai 5Stelle».

 

E un ministro dem mette a verbale: «Ipotesi di un esecutivo guidato da uno di noi non esiste. Franceschini a palazzo Chigi? Dario è l'ultimo che punta a terremotare il governo perché è quello più vicino a Mattarella, che non vuole tassativamente alcun giochino. E comunque il Pd non si presta: se saltasse Conte, Zingaretti andrebbe subito al voto, senza passare dal via. Anche perché Grillo non accetterebbe mai un governissimo con Meloni e Salvini...».

 

«NO AL GOVERNISSIMO»

«Certo, abbiamo sollevato alcune questioni come il Mes, i decreti sicurezza, Autostrade, Ilva e Alitalia», aggiunge un altro ministro dem, «ma perché siamo stanchi di portare soltanto la croce. Questa richiesta di chiarimento non va però confusa con la voglia di buttare giù Conte. Speriamo che il Movimento regga, la reazione di Grillo è stata chiara: Giuseppi non si tocca. E a noi va bene così. In un governissimo non avremmo mai questa centralità. Senza contare che se abbiamo una speranza alle elezioni di battere Salvini e Meloni è quella di costruire un fronte progressista ampio, con Conte che copre l'ala moderata dell'elettorato. Così come vuole Grillo. E non dimentichiamolo: sono lui e Casaleggio a fare le liste elettorali 5Stelle...».

 

Da qui a dire che Conte non rischia però ce ne corre. Perché nonostante la blindatura di Grillo, il premier deve ancora superare la partita chiave, quella del Fondo salva Stati (Mes). Su questo dossier la tattica dell'avvocato è quella di sempre: l'attendismo. Soprattutto vuole affrontare la prova della vita dopo aver incassato, a metà luglio, il recovery fund. Una cosa però è certa: né il Pd, né Italia Viva, né Leu accetteranno di rinunciare ai 36 miliardi del Mes.

roberto gualtieri e dario franceschini all'abbazia di contigliano

 

Perché i soldi del recovery arriveranno solo nel 2021 (a parte qualche spiccio), mentre quelli del Mes sono disponibili subito. E perché rinunciarvi, come dice Matteo Renzi «sarebbe una follia», visto che il prestito garantirebbe la possibilità di rifondare e rilanciare il sistema sanitario a costo zero. Anzi, con un risparmio di 6-7 miliardi. E si narra che per addolcire la pillola ai 5Stelle, Conte lavori a uno scambio: via la concessione di Autostrade a Benetton, bandiera grillina, e sì al Mes. Operazione che si potrebbe però chiudere in modo indolore con il passaggio dei Benetton in minoranza in Aspi e la revisione della concessione.

 

 

2. MES, TRAPPOLA PER LA MAGGIORANZA UN VOTO IN SENATO PER ATTIVARLO SUBITO

Annalisa Cuzzocrea e Tommaso Ciriaco per ''la Repubblica''

 

La trappola sul Mes è già piazzata. Ed è pronta a scattare mercoledì nell'Aula di Palazzo Madama, al momento del voto sulle risoluzioni che precedono il Consiglio europeo del 19 giugno. Sarà Emma Bonino a presentare un testo che chiede esplicitamente di accedere immediatamente al fondo Salva Stati. L'obiettivo è raccogliere il consenso dell'opposizione, spaccare la maggioranza conquistando alla causa i renziani e un pezzo di Pd, far implodere i cinquestelle. Il governo, in realtà, si prepara da settimane autonomamente a chiedere il Mes. Lo attiverà a luglio, dopo il via libera europeo al Recovery Fund, appena qualche altro Paese mediterraneo farà la stessa mossa.

 

giuseppe conte dario franceschini

Conte e Gualtieri aspettano solo di avere un quadro chiaro delle finanze pubbliche con l'assestamento di bilancio di fine giugno, che mostrerà l'andamento delle entrate e delle spese. Poi trarranno una conclusione ormai scontata: c'è bisogno di soldi, tanti soldi. Già adesso, ad esempio, il governo lavora a un nuovo scostamento di bilancio per rifinanziare la Cig che scade a settembre: si parla di un intervento tra i dieci e i venti miliardi. In questo quadro, i 36 miliardi a tasso zero o addirittura negativo per le spese della sanità sono considerati preziosi dal Pd e Italia Viva. Sono considerati cosa fatta da Paolo Gentiloni. E da Giuseppe Conte. Il problema è come tagliare questo traguardo senza spaccare il Movimento, a partire dal primo voto di mercoledì sul Consiglio europeo.

 

Per studiare una strategia, i vertici dei gruppi giallorossi si riuniranno oggi stesso al Senato. L'obiettivo è scrivere la risoluzione di maggioranza, tenendo conto di due esigenze: lasciare aperta la porta al Mes, non allarmare troppo l'ala radicale dei cinquestelle. «Vorrei che ci fosse una discussione non ideologica - dice Dario Franceschini - Ciò che serve per sostenere le infrastrutture, la sanità e tutto il resto è bene utilizzarlo togliendo l'aspetto ideologico». Anche i ministri 5S, in realtà, sono favorevoli o comunque rassegnati all'idea del fondo salva Stati. Il primo a esserlo è Di Maio, lo è da settimane, anche se ieri ha fatto trapelare scetticismo («uno strumento anacronistico») per tenere a bada le tensioni interne. Preoccupano in particolare i dissidenti capitanati da Barbara Lezzi.

TRENTA COSTA BONISOLI TONINELLI LEZZI GRILLO

 

Sono gli amici di Alessandro Di Battista, che ieri ha stroncato l'idea del Mes: «Sono contrario perché non fa l'interesse nazionale». Come lui, la pensano diversi senatori. E in vista della conta parlamentare di luglio rappresentano il vero rischio per Giuseppe Conte. Per adesso, comunque, c'è da sminare la risoluzione Bonino. Che impegna il governo ad «avanzare richiesta di accesso» al Mes. Forza Italia dirà sì. Lega e Fratelli d'Italia sono tentate, così spera +Europa, per mettere in difficoltà la maggioranza. Ma è già soltanto aver presentato un testo del genere a complicare la navigazione dei giallorossi.

 

Il Pd e Italia Viva, infatti, dovranno esporsi più del previsto a favore del Fondo, per evitare che schegge di maggioranza vengano tentate dalla mozione Bonino. E questo irrigidirà ancora di più il Movimento. «Ogni giorno che passa senza chiedere il Mes - dice Della Vedova - si danneggia l'Italia nel negoziato con l'Europa. Non a caso, si sono espressi a favore Gentiloni, Prodi, Letta, Sassoli. Anche Di Maio e Crimi sanno che alla fine lo chiederemo. E che loro lo voteranno. Quindi chiudiamo al più presto questa storia».

 

 

Ultimi Dagoreport

carlo cimbri andrea orcel messina luigi lovaglio giuseppe castagna

FLASH – MILANO HA PIAZZA AFFARI MA GLI AFFARI SI GESTISCONO AL CENTRO-SUD! NESSUNO DEI PRINCIPALI ATTORI IN CAMPO NEL RISIKO PIÙ CLAMOROSO DELLA STORIA È NATO ALL’OMBRA DELLA MADUNINA – L’AD DI INTESA, CARLO MESSINA, QUELLO DI UNICREDIT ANDREA ORCEL, E CALTAGIRONE SONO ROMANI DE ROMA; CARLO CIMBRI È CAGLIARITANO; IL RISANATORE DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, PASSATO IN POCHE SETTIMANE DA PREDATORE A PREDA, È LUCANO - GIUSEPPE CASTAGNA E' DI NAPOLI - L'UNICO MENEGHINO E' ALBERTO NAGEL: E' ANCHE L'UNICO CHE HA PERSO LA POLTRONA (A PROPOSITO DELL’EGEMONIA MILANESE…)

giorgia meloni merz macron starmer trump salvini vannacci friedrich donald emmanuel keir matteo roberto

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI CONFERMA DI POSSEDERE TUTTE LE VIRTU' DEL CAMALEONTE, ANCHE LE PIU' SFACCIATE: DA QUANTO TEMPO NON PRONUNCIA PIU' IL NOME DI TRUMP? SE VIENE ESCLUSA DAL TAVOLO DELLE DECISIONI DA MACRON E MERZ, PER RIPICCA FA LA ORBAN IN GONNELLA E DICE NO ALL'ABOLIZIONE DEL DIRITTO DI VETO NELLE DECISIONI DEL CONSIGLIO EUROPEO – PERO' A FAR VORTICARE GLI OTOLITI GIÀ FRAGILI DELLA DUCETTA E' LA TENUTA DI FORZA ITALIA E LEGA SULLA LEGGE ELETTORALE: COSTRETTA A CEDERE A SALVINI (ACCISE) E A DARGLI PURE UNA MANO PER NON VEDERE LA LEGA SMANTELLATA DA VANNACCI – DIFFICILE CHE SI AVVERI IL “GIORGIA'S DREAM"” DI ELEZIONI ANTICIPATE A PRIMAVERA, MA SENZA ELECTION DAY INSIEME ALLE AMMINISTRATIVE NELLE CINQUE GRANDI CITTÀ GOVERNATE DAL CENTROSINISTRA (ROMA, MILANO, NAPOLI, TORINO, BOLOGNA): MATTARELLA HA FATTO SAPERE ALLA FU "GIORGIA DEI DUE MONDI" CHE NON CI PENSA PROPRIO DI SPEZZARE IN DUE IL VOTO: SAREBBE UN DOPPIO, INUTILE, COSTO PER UN PAESE CHE ARRANCA TRA BOLLETTE ALLE STELLE E INFLAZIONE - E IL PALLINO DELLO SCIOGLIMENTO ANTICIPATO DELLE CAMERE E', PER ORA, IN MANO AL CAPO DELLO STATO...

schlein bonafoni taruffi furfaro boccia

DAGOREPORT – IL PD-ELLY E’ MESSO MALISSIMO: DOPO IL NAUFRAGIO VENEZIANO, I SONDAGGI SONO IN CALO DI DUE PUNTI, CIO' CHE RESTA DELL'ANIMA RIFORMISTA DEL PARTITO O LA DETESTA O TAGLIA LA CORDA E I 5STELLE NON LA VOTERANNO MAI COME CANDIDATO PREMIER DEL “CAMPO LARGO” – LE PRIMARIE SONO UN GUAZZABUGLIO: CHI POTRA’ VOTARE? SARANNO APERTE A TUTTI O SOLO AGLI ISCRITTI? E CHI CONTROLLERA’ CHI, E QUANTI, SONO GLI ISCRITTI DI 5STELLE, AVS, CASA RIFORMISTA? - E POI: SI VOTERÀ IN UN TURNO UNICO O CI SARÀ UN BALLOTTAGGIO? - SE NEL PD, IL SOVIET DI ELLY, I VARI CARNEADI BONAFONI, TARUFFI, FURFARO, SI PERMETTONO ORMAI DI BULLIZZARE SULLA CHAT DEL PARTITO PINA PICIERNO ("UNA ‘ROMPICOJONI IN MENO’’), LA VERA ANIMA NERA DEL SOVIET PD, DOVE SPADRONEGGIANO "PIPPE E MART-ELLY", E' L'UNO-E-TRINO FRANCESCO BOCCIA: IL "RASPUTIN DI BISCEGLIE" FA E DISFA PER LA DUCETTA DEL NAZARENO...

thiel olah papa leone xiv prevost

DAGOREPORT - COME MAI PETER THIEL TORNA A CIANCIARE DI ANTI CRISTO A ROMA? - A FAR GIRARE I NEURONI DEL CAVALIERE DELLA TECNODESTRA AMERICANA È STATA LA SCELTA DI PAPA LEONE XIV DI INVITARE IL CO-FONDATORE DI ANTHROPIC, CHRISTOPHER OLAH, ALLA PRESENTAZIONE DELL’ENCICLICA “MAGNIFICA HUMANITAS” -PER QUESTO, L'ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA HA DECISO DI FAR ORGANIZZARE UNA NUOVA "CROCIATA" A ROMA (APPUNTAMENTO PER L’11 GIUGNO ALLE 14:30, AL SALONE BORROMINI ALLA BIBLIOTECA VALLICELLIANA) - THIEL TORNA NELLA CITTA' ETERNA DOPO CHE, LO SCORSO MARZO, IL SUO CICLO DI CONFERENZE ERA STATO SNOBBATO SIA DAL GOVERNO MELONI, SIA DAI QUATTRO SCAPPATI DI CASA DELL’EGEMONIA CULTURALE DI DESTRA...

palantir papa leone xiv enciclica magnifica humanitas peter thiel

PALANTIR SBARCA A ROMA! – PETER THIEL, L’ESEGETA DELL’ANTICRISTO, TORNA NELLA CAPITALE PER SFIDARE L’ENCICLICA “MAGNIFICA HUMANITAS” DI PAPA LEONE XIV SUI PERICOLI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: L’APPUNTAMENTO È FISSATO PER L’11 GIUGNO ALLE 14:30, AL SALONE BORROMINI ALLA BIBLIOTECA VALLICELLIANA – TRA I SELEZIONATISSIMI ORATORI C’È IL GURU DELLA TECNODESTRA AMERICANA ANDREA VENANZONI, IL “TECNOEVANGELISTA”  DAN CALINESCU, IL COSTITUZIONALISTA ALESSANDRO STERPA – L’EVENTO, DAL TITOLO “MAGNIFICA HUMANITAS. LO SGUARDO DELLA CHIESA SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE”, È ORCHESTRATO DALL’ASSOCIAZIONE CULTURALE VINCENZO GIOBERTI, CHE AVEVA GIÀ PORTATO A ROMA LO SCORSO MARZO THIEL A SPROLOQUIARE SULL'ANTICRISTO – SARÀ IL PRIMO SCONTRO FRONTALE TRA LA TECNODESTRA AMERICANA, CONVINTA CHE LA PACE SI OTTENGA A COLPI DI DRONI E SORVEGLIANZA PREDITTIVA, E LA CHIESA CHE VUOLE DISARMARE GLI ALGORITMI – LA SILICON VALLEY PROVERÀ A SPIEGARE A DIO COME SI GESTISCE IL PARADISO DEI DATI... (PENSA TU CHE COJONI: SE LA CHIESA ESISTE DA DUEMILA ANNI, CI SARA' UN MOTIVO...)

andrea orcel risiko friedrich merz unicredit commerzbank

DAGOREPORT - IL MURO ERETTO DA COMMERZBANK CONTRO UNICREDIT INIZIA A MOSTRARE LE PRIME CREPE – DOPO L’ANNUNCIO BY ANDREA ORCEL DEL SUPERAMENTO DELLA SOGLIA DEL 30% (E DEL 50 CONTANDO I DERIVATI), LA SECONDA BANCA TEDESCA HA CHIESTO L’AVVIO DI UN’INDAGINE ALLA BAFIN, LA CONSOB DI FRANCOFORTE. MA LA MOSSA PUÒ SOLO RALLENTARE, NON FERMARE L’OPERAZIONE – LO STESSO CANCELLIERE TEDESCO, FRIEDRICH MERZ, CHE PRIMA PARLAVA DI “ACQUISIZIONE OSTILE NON ACCETTABILE”, AVREBBE CAMBIATO IDEA DOPO LE INTERLOCUZIONI CON I GRANDI FONDI INTERNAZIONALI. PRESTO MERZ POTREBBE INCONTRARE ORCEL. E ANCHE IL FRONTE ANTI-ITALIA DEI SINDACATI TEDESCHI STAREBBE PERDENDO QUOTA – IL SEMPRE PIÙ VISPO ORCEL ACCELERA LA TRATTATIVA PER IL RISPARMIO GESTITO CON IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET. UNA VOLTA FATTO BINGO! POTRÀ TORNARE CON LA CORONA D’ALLORO A ROMA E PRENDERE A PERNACCHIE I SALVINI E GIORGETTI CHE LIQUIDARONO UNICREDIT COME “BANCA STRANIERA” STOPPANDO CON IL GOLDEN POWER LA CONQUISTA DEL “LORO” BANCO BPM…