TUTTE BACATE LE NOMINE DI RENZI - LA CORTE DEI CONTI BOCCIA LA NOMINA DI ROSA DE PASQUALE A DIRIGENTE DELL’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE DELLA TOSCANA - PER MATTEO RENZI UN ALTRO CEFFONE DOPO QUELLO SU ANTONELLA MANZIONE

Giuseppe Alberto Falci per “il Fatto quotidiano” – a cura di Primo Di Nicola

 

ROSA DE PASQUALE  ROSA DE PASQUALE

Matteo Renzi ci ricasca. E la Corte dei conti lo boccia di nuovo, senza riguardo. Ancora una volta per via di una nomina, in una casella importante del sistema di potere di una regione che gli sta particolarmente a cuore, la Toscana. Una nomina che coinvolge stavolta non una persona qualsiasi, una sconosciuta, ma addirittura una ex parlamentare non rieletta alle ultime elezioni del 2013.

 

POLTRONA PER L’EX – La parlamentare in questione si chiama Rosa De Pasquale ed è stata deputata, naturalmente per il Partito democratico, fino al 2013. Alle ultime politiche è stata ricandidata dopo aver partecipato alle primarie del Pd, ma inserita al ventinovesimo posto della lista in Toscana, non ce l’ha fatta a riconquistare il seggio.

 

ROSA DE PASQUALE  ROSA DE PASQUALE

Da qui la nomina (per tre anni) il 4 settembre scorso, con apposito decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm), a dirigente generale dell’Ufficio scolastico regionale della Toscana. Ebbene, pochi se ne sono accorti, ma il 30 dicembre, concedendo un clamoroso bis dopo la bocciatura di un’altra nomina fortemente voluta dal presidente del Consiglio, quella di Antonella Manzione, ex capo della polizia municipale di Firenze, alla guida del delicatissimo Dipartimento per gli affari giuridici legislativi (Dagl) di Palazzo Chigi (coinvolto poi nel pasticcio del decreto fiscale Salva Berlusconi), la Sezione centrale di controllo di legittimità sugli atti del governo e delle amministrazioni pubbliche ha respinto ingloriosamente anche la De Pasquale.

 

Antonella Manzione LibroAntonella Manzione Libro

FACCIAMO MIUR - Inutilmente, il ministero dell’Università e della Ricerca scientifica (Miur) ha fatto appello alla sua «comprovata qualificazione professionale, in particolar modo in materia di contenzioso del personale della scuola, evidenziando approfondite conoscenze della legislazione in materia di istruzione».

 

Anche la circostanza che la «dott.ssa De Pasquale è abilitata all’esercizio della professione forense, avendo, tra l’altro, svolto la pratica legale presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Firenze» è servita a poco.

 

MATTEO RENZI E ANTONELLA MANZIONEMATTEO RENZI E ANTONELLA MANZIONE

Così come le altre buone ragioni addotte a suo favore: per esempio, il fatto che è stata dirigente «dell’Ufficio IX della Direzione generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, con reggenza dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Firenze»; la «conoscenza delle peculiarità della Regione», così come non ha giovato il fatto che la De Pasquale «ha svolto dal 2008 a1 2013 il proprio mandato parlamentare presso la VII Commissione Permanente della Camera dei deputati – Cultura, Scienza e Istruzione».

 

Un titolo che il Miur richiama per sottolineare come «anche l’esperienza di natura politica a così elevati livelli istituzionali in materia di istruzione, seppur non direttamente attinente al conferimento dell’incarico in oggetto, offra garanzie nella gestione dei rapporti istituzionali di alto profilo con la Regione Toscana».

 

SCURE DEI MAGISTRATI – Tutto inutile. La Corte dei conti si è rivelata sorda a tutte le motivazioni portate a sostegno della nomina all’importante incarico. «La pur nutrita serie di argomentazioni articolate dal Miur», spiega il collegio, «non dà evidenza di quell’elemento di aggiuntività rispetto alle funzioni istituzionali e/o ordinarie» richiesto «quale presupposto per l’attribuzione dell’incarico dirigenziale a soggetto esterno ai relativi ruoli».

 

MATTEO RENZI E ANTONELLA MANZIONEMATTEO RENZI E ANTONELLA MANZIONE

Possibilità che, sottolineano i magistrati contabili, la legge consente «solo nell’ipotesi in cui tale qualificazione non sia rinvenibile nell’ambito del personale dirigenziale dell’amministrazione» anche per «ragioni di contenimento della spesa pubblica». Per l’incarico assegnato alla De Pasquale «hanno presentato la propria candidatura 25 dirigenti di seconda fascia dei ruoli del Miur e 3 dirigenti di seconda fascia, che già avevano ricoperto in precedenza incarichi di direzione generale».

 

Ma «ritenendo la conoscenza delle peculiarità della Regione requisito necessario per l’assolvimento dell’incarico» vengono prese in considerazione solo le domande «dei dirigenti già in servizio sul territorio toscano o con pregresse esperienze di servizio in Toscana».

 

PROCEDURA VIZIATA – E così, mentre nove candidati vengono nominati ad altri incarichi dirigenziali generali, la rosa degli aspiranti si riduce drasticamente «ad un unico candidato» che difetta però di «competenza specifica sulle materie di gestione del contenzioso del personale della scuola».

 

A questo punto non resta che attingere all’esterno e spunta il nome della De Pasquale. Per effetto di una procedura valutativa «promiscua», cioè rivolta contemporaneamente «ai dirigenti interni e all’esterno», che «non appare in linea con il dettato» normativo. Motivi per i quali la Corte dei conti non ha potuto fare altro che ricusare «il visto e la conseguente registrazione del provvedimento» di nomina.

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