(CACA)DUBBI DEMOCRATICI – DOPO IL SÌ DEL CAV., EPIFANI AVVERTE: “SE RIPARTONO GLI ESTREMISTI NON CI STIAMO” - CUPERLO EVOCA UN NUOVO CENTRO E I RENZIANI NON VEDONO UNA VITTORIA CHIARA DI LETTA…

Goffredo De Marchis per "la Repubblica"

«Se Brunetta riprende a seminare il panico come prima, non ci siamo». Guglielmo Epifani sottoscrive il segno di vittoria mostrato alla Camera da Enrico Letta, è convinto che il tramonto di Silvio Berlusconi non sia un miraggio e che oggi "Enrico" abbia avuto una nuova investitura. Però il segretario del Pd dà voce a quell'ansia che ieri ha colto il Partito democratico al momento del sì al governo pronunciato dal Cavaliere al Senato.

«Tutto si svolge nel loro campo. Fanno i gruppi autonomi? Bene. Non fanno i gruppi perché Alfano mette ai margini gli estremisti e si prende il Pdl? Ancora meglio. Un centrodestra in chiave europea - ragiona Epifani - è quello che abbiamo sempre chiesto, è l'alleato giusto per un governo di grande coalizione, la rappresentazione moderna di una componente necessaria al sistema politico».

Il pericolo invece è l'immobilismo, le colombe e i ministri che rinunciano ad andare fino in fondo, la maggioranza che non cambia davvero nemmeno nel giorno della resa di Berlusconi. «Preoccupato no. Ma ora deve avvenire quello che questo passaggio fondamentale consente. Non possiamo tornare indietro», è l'avvertimento di Epifani.

In ogni modo i leader democratici hanno atteso la scelta netta dei moderati del Pdl. «Il gruppo al Senato? Nascerà stasera, sono passate solo poche ore dal voto a Palazzo Madama», profetizzava con un sorriso stampato Dario Franceschini. Paura e bisogno di una vittoria piena. È difficile liberarsi di uno spettro dopo vent'anni, questo si capisce. Anche se, garantisce Epifani, «ho una certezza: la nostra gente ha capito, l'umore profondo è quello.

Oggi Berlusconi è stato sconfitto e abbiamo vinto noi. Sarà pure un messaggio elementare, ma è così». Per il Partito democratico però sarebbe stata preferibile una sconfitta plastica: Berlusconi all'opposizione, isolato, emarginato, a distanza dal governo. E con lui tutti i falchi. Tutto questo non è avvenuto. O meglio, non è ancora avvenuto.

In un corridoio del Senato Bruno Vespa, che certamente ha una visione titanica del Cavaliere ma mastica politica da 50 anni, dice che «Berlusconi ha segnato un punto a suo favore, nonostante la figuraccia». È come se desse voce a certi timori democratici. Ma Ugo Sposetti, non un antiberlusconiano doc, vede margini zero: «In questi due giorni Berlusconi è morto». Il candidato alla segreteria Gianni Cuperlo pronostica ugualmente la fine: «È un passaggio storico e non cancellabile. Si volta pagina, la storia dei gruppi mi sembra marginale. La rivoluzione investirà anche il Pd. Perché la nascita di una forza del Partito popolare europeo in Italia avrà conseguenze anche sul Pd, sarà un polo di attrazione anche per alcuni dei nostri».

Cuperlo evoca così la rinascita di un centro. Non ci vede dentro Enrico Letta «lui no». Ma altri sì. «Sarà un bene, non un male. La straordinaria anomalia berlusconiana ha bloccato il sistema. Adesso tutto si rimetterà in ordine. Come quando dopo una festa di adolescenti, i genitori devono sistemare la casa. La sinistra farà la sinistra e la destra la destra». Suona strana l'ipotesi di una scissione del Pd, nel momento in cui si frantuma il centrodestra. Ma sarebbe una separazione consensuale e sull'onda di una vittoria politica. «Sta nascendo un contenitore popolare, abbiamo creato lo spazio finalmente liberi da Berlusconi - esulta Beppe Fioroni - . Sarà il partito di chi sta contro la destra e contro la sinistra». Fioroni festeggia anche la giornata nera di Matteo Renzi, secondo lui. «Come dire? Lo abbiamo asfaltato. Adesso, se ce la fa, può diventare il segretario dei socialdemocratici».

Un augurio che al sindaco di Firenze non dispiace. È concentrato solo sull'8 dicembre, la data delle primarie. Diventerà il segretario e non farà sconti al governo, altro che patti. «Saremo i guardiani del programma annunciato da Letta in aula», è una sua frase che filtra dagli ambienti renziani. I parlamentari della sua corrente sono prudenti. Non vedono una vittoria chiara. «C'è ancora qualche problemino - osserva Paolo Gentiloni - Se volevano dire che è nata una maggioranza diversa, per il momento non possono». Ma Renzi pensa che il premier questo punto lo abbia segnato. Da dicembre però è un'altra storia.

 

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