DOPO SANDY, SU NEW YORK ARRIVA IL CICLONE HILLARY - LA NOTIZIA È DI QUELLE DA CREPACUORE PER I REPUBBLICANI: LA CLINTON POTREBBE CANDIDARSI COME SINDACO DELLA GRANDE MELA - È STATO L’ATTUALE SINDACO BLOOMBERG (CONVERTITO ALL’OBAMESIMO) A PROPORLA - HILLARY SBARAGLIEREBBE MOLTI ASPIRANTI ALLA POLTRONA, FRA CUI LA DEMOCRATICA CHRISTINE QUINN - MA I SONDAGGI DICONO CHE IL 57% LA VUOLE COME PRESIDENTE NEL 2016…

1- USA 2016:SONDAGGIO,57% AMERICANI VUOLE HILLARY FOR PRESIDENT
(ANSA) - La maggioranza degli americani vorrebbe che Hillary Clinton si presentasse alle prossime elezioni presidenziali del 2016 per poterla votare. E' quanto emerge da un sondaggio della Langer Research Associates per Abc News-Washington Post sulla popolarità dell'ex First Lady.

Secondo questi dati il 57% la sosterrebbe nella corsa presidenziale e solo il 37% sarebbe contraria. A tifare per Hillary il 66% delle donne americane e il 49% degli uomini. Com'é noto la moglie di Bill ha sinora sempre escluso questa ipotesi. Secondo l'inchiesta, addirittura il 68% approva il suo operato alla guida del Dipartimento di Stato: tra gli ultimi 5 Segretari di Stato è seconda per popolarità solo a Colin Powell, che tra il 2002 e il 2003 ebbe a favore l'85% degli americani.


2- BLOOMBERG LANCIA HILLARY SINDACO DI NEW YORK
Maurizio Molinari per "la Stampa"

Potrebbe esserci la poltrona di sindaco di New York all'orizzonte di Hillary Clinton. A suggerirlo è la decisione di Michael Bloomberg, primo cittadino della Grande Mela, di chiamarla per farle sapere che sarebbe la «scelta perfetta per la mia successione».

La rivelazione arriva dalle colonne del «New York Times», secondo cui la conversazione Bloomberg-Hillary sarebbe avvenuta alcuni mesi fa e questo potrebbe spiegare perché durante l'estate vennero improvvisamente meno le indiscrezioni su possibili piani futuri dell'attuale Segretario di Stato, che ha fatto sapere a Barack Obama l'intenzione di lasciare il governo «entro dieci giorni dall'Inauguration Day» ovvero il 21 gennaio prossimo.

Con alle spalle due mandati da senatore dello Stato di New York, l'ufficio del marito Bill nel cuore di Harlem e i più noti volti della «business community» di Wall Street nel gotha dei finanziatori della «Global Clinton Initiative», Hillary sarebbe un candidato formidabile alle primarie democratiche per contendere ai repubblicani la carica di sindaco.

Da un punto di vista formale dovrebbe sciogliere solo il nodo della residenza perché al momento è in una elegante villa di Chappaqua, poco fuori dai confini urbani della metropoli, ma si tratta di un problema minore rispetto a quello che una sua candidatura porrebbe a chi oggi più ambisce a sostituire Bloomberg. A cominciare dalla democratica Christine Quinn, presidente del Consiglio comunale della città a cui i sondaggi assegnano il ruolo di favorita grazie ad un gradimento di poco superiore al 30 per cento ovvero non troppo alto in considerazione di un parterre di concorrenti assai debole.

Ciò che più conta nel passo compiuto da Bloomberg, come sottolinea il suo ex consigliere elettorale Henk Sheinkopf, è «il segnale che ha inviato con la conversazione con Hillary» facendo capire di voler lasciare le redini della città ad una persona di alto profilo nazionale, dimostrando evidente sfiducia negli altri candidati finora in lizza. D'altra parte, alla fine del 2001, fu proprio così che l'allora sindaco Rudy Giuliani, con una popolarità molto alta all'indomani degli attacchi dell'11 settembre, indicò pubblicamente Bloomberg per la successione decretandone il successo prima ancora del voto.

Adesso le prossime elezioni sono in programma nel novembre del 2013 e il nuovo sindaco si insedierà il 1 gennaio del 2014: sulla carta Hillary ha tempo, mezzi, popolarità e prestigio necessari per insediarsi alla guida della più grande metropoli della nazione ma lo stretto riserbo che la circonda lascia intendere che al momento vuole continuare a tenere coperte le carte.

Le recenti indiscrezioni sulla figlia Chelsea impegnata a lavorare sull'indirizzario email degli elettori del 2008 lasciano però supporre che in casa Clinton si stia ragionando su possibili gare elettorali: per la presidenza nel 2016 o forse anche per New York. Michael Bloomberg è assai meno riservato dell'ex First Lady: oltre a pensare a Hillary per City Hall ha anche creato un proprio «super Pac» - i comitati pubblici per la racconta di fondi elettorali - lasciando intendere la volontà di trasformarsi in un protagonista della politica nazionale all'indomani della conclusione del suo terzo mandato.

 

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