raggi devito frongia

VELENI A CINQUESTELLE - DOSSIER, CONTRO-DOSSIER, CORDATE, VETI E TRANELLI: LA GIUNTA RAGGI E’ GIA’ NEL PANTANO - LA NOMINA DI RAFFAELE MARRA, EX COLLABORATORE DI ALEMANNO, TRABALLA - E NEANCHE FRONGIA E’ PIU’ COSÌ SALDO

VIRGINIA RAGGI E PAPA BERGOGLIO VIRGINIA RAGGI E PAPA BERGOGLIO

Stefano Cappellini per “la Repubblica”

 

Dossier, contro-dossier, cordate, veti e tranelli. Le armi con cui a Roma le opposte fazioni del M5S stanno battagliando, mentre la giunta di Virginia Raggi tarda a comporsi, non avrebbero sfigurato nell' arsenale di un vecchio congresso democristiano. Un Todo modo grillino che ruota intorno a una rivalità, quella tra la sindaca e il consigliere più votato Marcello De Vito, che a sua volta ne contiene e proietta altre, fino a salire al direttorio nazionale e alla Casaleggio associati.

MARCELLO DEVITO - DANIELE FRONGIA - VIRGINIA RAGGIMARCELLO DEVITO - DANIELE FRONGIA - VIRGINIA RAGGI

 

È sullo sfondo di questa trama che Raggi rischia di andare incontro al primo vero stop della sua avventura in Campidoglio: traballano infatti le uniche nomine già annunciate, quella del capo di gabinetto Daniele Frongia, consigliere comunale uscente, sodale politico di Raggi e ascoltato suggeritore, e quella di Raffaele Marra, ex Guardia di Finanza già collaboratore di Gianni Alemanno, designato vice di Frongia. Il ticket nasceva su basi complementari: a Frongia l' indirizzo politico, a Marra il vaglio tecnico, con un incarico temporaneo prima di essere destinato ad altro ruolo.

 

roberta lombardi intervistataroberta lombardi intervistata

Una soluzione studiata anche, nonostante le smentite, per non incappare nei vincoli della legge Severino che vieta agli eletti di assumere cariche pubbliche prima di un anno. A spingere verso un cambio dei piani c'è il rischio di un contenzioso con l'Anti- corruzione - ieri il presidente Raffaele Cantone ha spiegato che non c'è un via libera dell' Anac né per ora è allo studio il caso - ma soprattutto le polemiche per Marra, legato a un' esperienza politica che il M5S, non a torto, ha sempre additato come nefasta per la città. Frongia spiega a Repubblica che la sua nomina non è legata a quella di Marra. «Ho potere di firma», assicura.

roberta lombardi contestata al vaffa day gayroberta lombardi contestata al vaffa day gay

 

Sulla sostituzione di Marra, invece, non commenta. Fonti del movimento spiegano che è già partita la caccia dentro l' amministrazione capitolina a una figura con i requisiti giusti per subentrare all' ex Alemanno. Ma nemmeno Frongia è considerato blindato.

 

Era stata buona profeta Roberta Lombardi: «Se su Marra abbiamo sbagliato, rimedieremo», aveva detto due giorni fa la parlamentare. Lombardi si è fatta interprete del forte malumore dei militanti, che ha spinto anche lo staff nazionale a chiedere conto alla sindaca sull' opportunità di insistere in questa scelta. Lombardi, soprattutto, è stata la principale avversaria della candidatura di Raggi, sostenuta invece da Alessandro Di Battista e Paola Taverna, e grande sponsor di De Vito, cui inizialmente andavano le simpatie di Luigi Di Maio.

 

paola tavernapaola taverna

Prima e dopo che le comunarie stabilissero la vittoria di Raggi, il confronto tra i rivali è stato durissimo. A dicembre De Vito è stato sottoposto a una sorta di processo interno, come ricostruito ieri dal Fatto quotidiano: gli è stato contestato un presunto abuso d' ufficio per un accesso ad atti nella sua veste di consigliere comunale. L' addebito avrebbe dovuto spingerlo a desistere dal correre per il Campidoglio, ma l' avvocato si è presentato comunque alle comunarie, arrivando secondo.

 

DE VITODE VITO

Nel frattempo rimbalzavano tra siti e redazioni dossier anonimi, uno dei quali ricostruiva minuziosamente i rapporti di Lombardi con l' ultrasinistra e il sindacalismo di base romani. Nulla di illecito, se non il tentativo degli autori di imputare alla parlamentare - forte in città di un solido consenso nella vecchia base dei meet-up - la contaminazione con la "vecchia" politica e l' incoerenza con la sua «estrazione di destra». Spifferi uguali e contrari spingevano in circolo la notizia del praticantato di Raggi presso lo studio Previti, omessa dal curriculum.

 

DAVIDE CASALEGGIODAVIDE CASALEGGIO

Il tentativo di mediazione avanzato a febbraio da Di Battista - Raggi sindaco, De Vito vice - veniva scartato con forza dalla futura sindaca. Lo scontro infuriava a a tal punto da spingere Gianroberto Casaleggio in persona a cercare di appianarlo con due incontri segreti. Il 3 marzo Raggi viene ricevuta nella sede milanese della Casaleggio: le viene garantito che De Vito non avrebbe fatto il suo vice in caso di vittoria, ma le viene anche chiesto di accettare la convivenza politica.

 

Pochi giorni dopo tocca al rivale andare a Milano e ricevere la medesima raccomandazione, oltre alla richiesta di accontentarsi della presidenza d' Aula. Casaleggio muore il mese successivo. Raggi ha modo di avanzare le sue riserve verso l' antagonista anche nel corso dell' incontro con Davide Casaleggio - pubblicamente annunciato a differenza degli altri due - che si tiene il 18 aprile.

MASSIMO BUGANIMASSIMO BUGANI

 

Alla cautela con cui Casaleggio junior si districa tra i contendenti probabilmente non è estranea la sua amicizia con Massimo Bugani, esponente bolognese molto vicino a Lombardi. Bugani e Lombardi sono gli alfieri di quella interpretazione purista e "movimentista" del 5S che ha in Fico il rappresentante in direttorio. La tregua, siglata al cospetto dello staff nazionale, regge qualche settimana a cavallo del voto. Poi le tensioni riesplodono dopo il trionfo.

 

Raggi chiede tempo e autonomia per la giunta. Su alcuni nomi proposti da Lombardi arriva il veto di Taverna, e viceversa. A Raggi arriva l' aiuto diretto di Di Maio, convinto dai numeri del successo. C'è l'ex Garante per l'Infanzia Vincenzo Spadafora ad accompagnare Raggi all' ingresso dell' Hotel Forum, sulla cui terrazza lo stato maggiore M5S festeggia la sera della vittoria. E Spadafora porta in dote alla giunta Laura Baldassarre, assessore alle politiche sociali.

rocco casalino grillo rocco casalino grillo

 

"Sarà gli occhi e le orecchie di Di Maio in Comune", si dice alla Camera. Ma il prestito di occhi e orecchie è ambito anche da altri, per questo Augusto Rubei, giovane portavoce della candidata in campagna elettorale, rischia di non essere confermato. Peserebbe su di lui l' ostilità di Rocco Casalino, che preferisce una figura più schiacciata sulla comunicazione ufficiale. Raggi ha provato a sfuggire alle pressioni incrociate formando con Frongia e Marra un cerchio stretto, subito ribattezzato raggio magico. Ma, forse, deve già ricominciare da capo.

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