MA È IL “CORRIERE DELLA SERA” O IL CORRIERE DI PECHINO? – IL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO OSPITA UN'APOLOGIA DEL REGIME CINESE FIRMATA DAL SOLITO CARLO ROVELLI - IL FISICO VERGA UNA CORRISPONDENZA DALLA CINA, RICOLMA DI LODI ESALTATE DELLA DITTATURA COMUNISTA E DI CRITICHE ALLE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI – UN CONCENTRATO DI PROPAGANDA CHE RAGGIUNGE VETTE INESPLORATE: “IL GOVERNO È IN ASCOLTO: QUANDO LA GENTE È TROPPO SCONTENTA INTERVIENE. UN ESEMPIO È STATA LA SPETTACOLARE SVOLTA NELLA GESTIONE DEL COVID” – “CHIEDO A TUTTI CHE COSA PENSINO DELLE ELEZIONI DELLE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI. NON TROVO NESSUNO CHE RITENGA SIANO UNA BUONA IDEA" - IL PRECEDENTE A DICEMBRE: UN EDITORIALE CHE SEMBRAVA SCRITTO SOTTO DETTATURA DA PUTIN ("DEMOCRAZIA È UNA PAROLA VUOTA, L'EUROPA NON HA RAGIONE DI AVERE PAURA DELLA RUSSIA"
L’OPINIONE PUBBLICA ITALIANA È INTOSSICATA IRRIMEDIABILMENTE: IL “CORRIERE DELLA SERA” OSPITA UN EDITORIALE VERGOGNOSO DEL FISICO CARLO ROVELLI. UN DISTILLATO DI RETORICA ANTI-OCCIDENTALE, PUTINISMO E MISINFORMAZIONE CHE SEMBRA SCRITTO SOTTO DETTATURA DI “MAD VLAD” – “OGGI L’IDEOLOGIA SI CHIAMA ‘DEMOCRAZIA’, UNA PAROLA VUOTA, RIPETUTA ALLA NAUSEA, RIDOTTA SOLO A COPRIRE LA FEROCE DETERMINAZIONE DELL’OCCIDENTE RICCO A DIFENDERE IL PROPRIO PRIVILEGIO STORICO” – “L’EUROPA NON HA RAGIONE DI AVERE PAURA DELLA RUSSIA, CHE DA SEMPRE NON CERCA ALTRO CHE UN MODO DI ESSERE INVITATA A TAVOLA E NON ESSERE SCHIACCIATA” - INFATTI, CHI HA INVASO UN PAESE SOVRANO NEL 2022 E DA ALLORA LO BOMBARDA GIORNO E NOTTE? - IL PEANA FINALE IN LODE DEI SINCERI DEMOCRATICI DI PECHINO E MOSCA: "USCIAMO DAL DELIRIO 'DEMOCRAZIA VERSO AUTOCRAZIA', IN UN MONDO IN CUI COSIDDETTE AUTOCRAZIE CRESCONO ECONOMICAMENTE MOLTO PIÙ DI NOI, RACCOLGONO PIÙ CONSENSO INTERNO DI NOI, E MIGLIORANO LA VITA DEI LORO CITTADINI A LIVELLI MAI VISTI NELLA STORIA…”
LA NOSTRA DEMOCRAZIA NON SEDUCE L’ORIENTE ROSSO
Estratto dell'articolo di Carlo Rovelli per il “Corriere della Sera”
CARLO ROVELLI concertone primo maggio
Campus dell’università. Sera. Ci attardiamo a parlare per strada con un gruppetto di giovani. Uno critica il sistema con rabbia («Il peggio del capitalismo e il peggio del comunismo insieme!»). Ma non per la mancanza di democrazia o libertà. È perché il sistema per lui non è abbastanza socialista: cita indignato l’ammontare delle pensioni statali troppo basse ai contadini delle zone povere. Altri non sono d’accordo. Si discute. Il discorso cade sulle proteste di Tienanmen del 1989. Deplorano a voce alta la repressione che ne è seguita, discutono su come la protesta abbia influito su equilibri nel Partito e scelte politiche.
Uno sostiene che abbia accelerato la liberalizzazione economica degli anni Novanta. Lamentano la nuova difficoltà di trovare lavori qualificati, qualche anno fa non era così; uno critica la nomenklatura alta del Partito: i «principini», discendenti dei compagni di Mao Zedong nella Lunga Marcia, una ristretta aristocrazia che tiene in mano le redini del grande Partito. Parlano per strada, senza timore.
XI JINPING - DISCORSO DI FINE ANNO 2025
Altri sono entusiasti per i risultati del governo. Raccontano che nelle piccole città e nelle campagne la lotta alla corruzione, cavallo di battaglia di Xi Jinping, è stata accolta con entusiasmo.
A Pechino e Shanghai l’inquinamento è drasticamente ridotto. La sicurezza è aumentata in maniera clamorosa: i crimini sono virtualmente inesistenti, tutti si sentono sicuri, si può lasciare un computer incustodito ed essere sicuri di ritrovarlo. La crescita economica continua nonostante Covid e dazi. Il governo — mi dicono — è in ascolto: quando la gente è troppo scontenta interviene. Un esempio è stata la spettacolare svolta nella gestione del Covid: prima uno sforzo draconiano per ridurre al minimo i decessi; poi il brusco cambiamento, quando la gente ha trovato lo sforzo eccessivo.
[...] Xi Jinping ha centralizzato il potere, prima gestito collegialmente ai vertici.
Ha l’appoggio dei vastissimi ceti popolari, e ha contro nuovi ricchi e alcuni ceti privilegiati. Il motivo è trasparente.
Il Partito rivendica la propria legittimità proprio nel porsi come difesa degli interessi della maggioranza. Si sente baluardo contro la presa di potere una minoranza ricca.
Nonostante lo sfrenato liberismo economico, il Partito è ancora saldamente comunista. Xi gioca di nuovo, anche se in modo morbido, la carta che aveva giocato Mao con la Rivoluzione culturale: il leader massimo si appella alla maggioranza povera, per limitare il potere di burocrazie e nuovi ricchi.
xi jinping e vladimir putin a pechino - foto lapresse
Quello che stupisce in questa vivacità politica è l’esistenza stessa del dibattito. Chiedo che cosa sia vietato. La riposta è sempre, sempre la stessa: privatamente possono tutti dire quello che vogliono. Possono anche cercare di cambiare le cose, questo è incoraggiato, ma nella discussione nell’ambito del Partito.
Quello che è rigorosamente vietato è impegnarsi pubblicamente in attività di organizzazione politica esterne o contrarie al Partito. Sono giudicate contrarie al bene pubblico.
Tutto questo è lontano anni luce dalla narrazione occidentale di una Cina dove la gente comune vive impaurita e oppressa dal potere. Chiedo agli studenti che cosa pensino della «libertà». Una ragazza che ha vissuto a lungo in California mi risponde che non ha ancora capito in che cosa consista la tanto decantata «libertà» dell’Occidente. Nel votare Donald Trump?», mi chiede. Nell’avere mendicanti per strada? Che cosa possono fare americani o italiani — mi chiede — che lei non possa fare? La religione occidentale di «democrazia e libertà» qui è pressoché incomprensibile.
campi di concentramento per uiguri, nella regione dello xinjiang
In effetti, i miei colleghi cinesi sono liberi di venire in Occidente, ma ai miei colleghi americani la libera America ha vietato di venire alla nostra conferenza in Cina. Chiedo a tutti che cosa pensino delle elezioni delle democrazie occidentali. Non trovo nessuno che ritenga siano una buona idea.
Anche i più feroci critici del governo, il professore che spara a zero su Xi Jinping, alla domanda se pensa che una democrazia elettorale sarebbe meglio, mi risponde di no. Vorrebbe tornare alla gestione collegiale del Partito di vent’anni fa.
Mi elenca gli aspetti negativi delle democrazie elettorali: potere nelle mani dei ricchi, nessuno che li controlla e questi, a differenza del Partito, non si curano del vantaggio collettivo; la ricchezza si concentra nelle mani di pochi. Si hanno miliardari e mendicanti. In effetti… Una ricerca della Kennedy School of Government dell’università di Harvard, una delle più autorevoli scuole di politica del mondo, certo non un covo di comunisti, conclude che il livello di soddisfazione dei cinesi per il loro governo è molto alto ed è cresciuto nell’ultimo decennio.
Incontro una coppia di italiani che vive in Cina da molti anni. Per motivi di lavoro devono tornare in Italia e ne sono desolati. In Cina si vive meglio, mi dicono.
ALBERTO BRADANINI - CARLO ROVELLI - FRANCO CARDINI - FABIO MINI - CONFERENZA INTERNAZIONALE DI ROMA
Chiedo se sanno che in Italia si pensa che in Cina si viva malissimo perché manca la libertà. Si mettono a ridere: «Certo che lo sappiamo!
L’idea della Cina che c’è in Europa è assurda!».
L ARTICOLO DI CARLO ROVELLI SUL CORRIERE DELLA SERA
campi di concentramento per uiguri, nella regione dello xinjiang 1
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