juan guaido elliott abrams

È SEMPRE LA SOLITA STORIA DI GREMBIULINI E YANKEE? - GIRA LA FOTO DI JUAN GUAIDÒ IN TENUTA MASSONE, E LUI STESSO A DOMANDA DIRETTA NON SMENTISCE, MA DICE ''OGNUNO È COMPOSTO DA VARIE PARTI'' - SUI SITI COMPLOTTISTI E FILO-MASSONI SI CONFERMA IL SUO ESSERE UN FRATELLO. DI SICURO C'È IL RITORNO DI ELLIOT ABRAMS IN SUDAMERICA, DA 40 ANNI A FARE PASTICCI NEL 'GIARDINO DI CASA' DEGLI STATI UNITI

 

1. ECCO L'AUTOPROCLAMATO NUMERO 1 DEL VENEZUELA CHE RIDE COL GREMBIULINO

JUAN GUAIDO CON GREMBIULE MASSONE

Da www.iltempo.it

 

Su di lui si sta giocando una partita internazionale che ricorda tanto gli anni della Guerra fredda. Da una parte la Russia che difende Maduro, dall'altra gli Usa che spingono Guaidò. In entrambi i casi in gioco c'è il futuro del Venezuela. Intanto Guaidò se la ride e si fa fotografare col grembiulino da massone.

 

 

2. GUAIDÒ NON CONFERMA NÉ SMENTISCE LA SUA APPARTENENZA ALLA MASSONERIA: ''OGNUNO È COMPOSTO DA VARIE PARTI''. E VARI VIDEO DI LOGGE SOSTENGONO IL NUOVO PRESIDENTE

 

Dagonews - Non si tratta solo di complottismo spiccio: a domanda diretta: ''Lei è massone?'', Guaidò ride e imbastisce una replica contorta. ''Ognuno è una composizione di cose… sono un pragmatico appassionato in quello che faccio''

 

https://www.hispanidad.com/confidencial/juan-guaido-ni-confirma-ni-desmiente-su-supuesta-pertenencia-a-la-masoneria-sin-embargo-le-llaman-hermano-y-ya-luce-mandil_12007132_102.html

 

VIDEO: LA LOGGIA DEL SUD-EST CHE APPOGGIA GUAIDO'

 

 
VIDEO: NELL'INTERVISTA, GUAIDO' NON RISPONDE ALLA DOMANDA ''LEI E' MASSONE?''

 

 

 

 

2. ABRAMS, L' UOMO DI TRUMP RITORNA SUL LUOGO DEL DELITTO

Roberto Zanini per ''il manifesto''

 

JUAN GUAIDO RISPONDE ALLA DOMANDA SEI MASSONE

«Sembra ci sia stato un incidente, che la guerriglia ha distorto, per non dire di peggio». Il giovane assistente del Dipartimento di stato per l' America latina liquidò così la questione davanti alla commissione Esteri del senato. El Mozote era un villaggio nel nord-est del Salvador, un grumo di venti case e una piazza, campi e foreste intorno. Dieci giorni prima di Natale visi rifugiarono tutti gli abitanti della zona, spaventati dall' arrivo del Battaglione Atlacatl, il reparto di élite addestrato alla School of the Americas.

PRESUNTI CERTIFICATI DI MASSONERIA DI JUAN GUAIDO

 

Li torturarono e uccisero tutti, stuprarono le donne, impiccarono i bambini. Mentre l' assistente parlava ai senatori della «professionalità» delle truppe uscite da Fort Bragg, le ossa di un migliaio di persone erano sparse al suolo.

 

Era il febbraio del 1982, Elliott Abrams aveva 34 anni ed era appena entrato al Dipartimento di stato. La settimana scorsa, il segretario di stato Mike Pompeo lo ha nominato inviato speciale degli Stati uniti per il Venezuela.

Sembrava sepolto nell' archivio della storia, Abrams. La bolgia venezuelana è riuscita nel miracolo di riproporlo al vertice della politica estera Usa. Quando Trump dice che «quella militare resta un' opzione», o quando il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton sventola un bloc notes su cui si legge «5.000 soldati in Colombia», il loro uomo è Abrams. E se il tuo solo strumento è un martello, ogni problema somiglia a un chiodo.

 

juan guaido' 7

La traiettoria di Elliott Abrams copre quattro presidenze (Reagan, Bush H., Bush W. e ora Trump) e quasi una quarantina d' anni, alternando la macchina del governo a quella della politica ma suonando sempre la stessa nota, quella del «cortile di casa» in cui tutto è lecito. Newyorkese, nato nel 1948, famiglia di ebrei democratici militanti, famoso liceo progressista, laurea a Harvard e master alla London School of Economics, a metà degli anni '70 Abrams entra nello staff di Henry "Scoop" Jackson, prominente senatore democratico in cerca di nomination- così anti -comunista e militarista che da quello staff uscirono alcuni dei più noti cervelli neocon, come Paul Wolfowitz e Richard Perle.

elliott abrams

 

Deluso da Carter, Abrams abbraccia Reagan e nel 1981 viene reclutato dal Dipartimento di Stato. Diventerà assistente segretario per i diritti umani, curiosa qualifica per il più forsennato difensore di ogni regime del continente. Per tutti gli anni 80 si schiera con i governi massacratori in Salvador, appoggia il dittatore e genocida guatemalteco Rios Montt in Guatemala, è al fianco della junta militare in Argentina e in Cile, prima aiuta e poi fa arrestare il generale Manuel Noriega a Panama...

 

Per tutti ottiene generosi- e spesso illegittimi -finanziamenti pubblici, e quando non li ottiene ripiega su schemi privati: in Nicaragua appoggia la Contra con la vendita di armi all' Iran, l' affare del colonnello Oliver North. Sarà la sua buccia di banana: per aver mentito al Congresso evita la prigione dichiarandosi colpevole, e viene poi perdonato da Bush H.

elliott abrams con ronald reagan

la vigilia di Natale del '92.

 

Escluso dall' amministrazione per una decina di anni, Elliott Abrams consolida la posizione di super -falco. Trova l' appoggio dell' Anpac, la potente lobby ebraica conservatrice. È tra i primissimi a entrare nel Pnac (Project for the new american century) fondato nel 1997, accanto a Cheney, Rumsfeld, Wolfowitz, Bolton... L' intero stato maggiore politico di Bush W., gli uomini che decideranno l' invasione dell' Iraq e la guerra infinita al terrorismo così come la conosciamo. È Bush junior a farlo rientrare nel giro, come special assistant del presidente nel National Security Council. È il 2001. Neanche tre mesi dopo, due aerei vanno a schiantarsi contro le Twin Towers a New York.

elliott abrams dick cheney

 

E mentre tutti guardano il cratere, c' è il golpe in Venezuela. Nel 2002 un gruppo di soldati sequestra Hugo Chávez, il capo della confindustria Pedro Carmona offre al presidente le dimissioni in cambio della vita. Chávez tiene duro e dopo 48 ore viene liberato, la rivolta sedata. A dare il via libera a Carmona era stato il senior director del Consiglio per la sicurezza nazionale: Elliott Abrams.

 

Negli anni di Obama torna un privato cittadino, tra think tank e candidati presidenti, fino alle elezioni 2016 quando firma un famoso pezzo sul Weekly Standard: «Il partito ha nominato uno che non può vincere e non dovrebbe essere presidente».

 

elliott abrams mike pompeo

IL RESTO È CRONACA: Trump glie la fa pagare rifiutandogli il ritorno al Consiglio di sicurezza proposto da Rex Tillerson. Poi anche Tillerson sarà fatto fuori e Abrams rimesso in gioco, sconcertando molti anche nella destra americana. Nominarlo special envoy per il Venezuela è una scelta tremenda e precisa: nulla ci sarà risparmiato.

elliott abrams elliott abrams con condoleeza rice e dick cheney nello studio ovale

Ultimi Dagoreport

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…

elly schlein giuseppe conte roberto vannacci

FLASH – IL CAMPO LARGO LITIGA ANCHE SU VANNACCI! SCHLEIN, CONTE E COMPAGNI SONO DIVISI SU COME FRONTEGGIARE LE SPARATE E I VIDEO INDECENTI DELL’EX GENERALE - C’È CHI VORREBBE DENUNCIARLO, PRENDERLO DI PETTO E INCALZARLO PER LA SUA PROPAGANDA NEO-FASCIA CONVINTO CHE VADA ARGINATO CON LE CATTIVE. MA ALTRI, TRA CUI GIUSEPPE CONTE, CHE INVECE PENSANO SIA MEGLIO LASCIARLO SCORRAZZARE LIBERO. IL RETROPENSIERO È: “PIÙ CRESCE VANNACCI, PEGGIO È PER LA MELONI” (ALMENO FINCHÉ NON SI ALLEANO)

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...