emmanuel carrere vladimir putin il mago del cremlino

“STIAMO ANDANDO INCONTRO A UNA CATASTROFE GENERALE, ALLA FINE DEL MONDO” – IL GRANDE SCRITTORE FRANCESE EMMANUEL CARRERE CI INONDA DI PESSIMISMO, E SPIEGA COME NASCE IL POTERE DI PUTIN: “MI VIENE IN MENTE UN FILM DI MANKIEWICZ, IN CUI DEGLI OLIGARCHI SCELGONO UN UOMO MEDIOCRE PER CONTROLLARLO, MA FINISCONO PER ESSERNE DIVORATI. E LUI RESTA SOLO, CON IN MANO UN POTERE ASSOLUTO” – “PUTIN HA ANNUNCIATO MOLTO PRESTO LE SUE INTENZIONI. QUANDO SI È IMPADRONITO DI UNA PARTE DELLA GEORGIA, IL MONDO HA GUARDATO ALTROVE…” – L’ADATTAMENTO CINEMATOGRAFICO, DA LUI CURATO, DEL ROMANZO “IL MAGO DEL CREMLINO” DI GIULIANO DA EMPOLI

 

Estratto dell’articolo di Fulvia Caprara per “La Stampa”

 

EMMANUEL CARRERE A FIRENZE

«Nel leggere il libro di Giuliano da Empoli sono rimasto sorpreso, ha saputo cogliere elementi mantenendosi distante dal groviglio della storia. Mia madre lo ha letto, e ha subito commentato "mi sembra di leggermi"».

 

Del Mago del Cremlino basato sul romanzo omonimo (Mondadori) Emmanuel Carrère firma, con il regista Olivier Assayas, sceneggiatura, adattamento e dialoghi. Un tuffo in quel mare che conosce benissimo, dove accade che un pesce piccolo, in apparenza insignificante, come poteva essere nei primi Anni 90 l'impiegato del Kgb Vladimir Putin (Jude Law), diventi, guidato da un uomo astuto, «lo zar» dei nostri tempi: «In quel periodo – dice lo scrittore a Firenze al festival France Odeon diretto da Francesco Ranieri Martinotti –, la Russia ha vissuto il suo vero, unico, momento di democrazia e libertà.

 

jude law in versione putin il mago del cremlino

Dieci anni che però per i russi hanno coinciso con la crescita e con l'affermarsi della povertà, della mafia, della legge della giungla, dell'insicurezza. Quando penso a Putin mi viene in mente un film di Mankiewicz, in cui degli oligarchi scelgono un uomo mediocre per controllarlo, ma finiscono per esserne divorati. E lui resta solo, con in mano un potere assoluto».

 

L'oligarchia ha alimentato il fenomeno Putin. Giusto?

«In quella fase gli oligarchi hanno messo le mani sulle ricchezze del Paese e poi si sono comprati il potere. Quando Boris Eltsin non è stato più in grado di guidare la Russia, perché era troppo alcolizzato, allora è subentrato Putin».

 

GIULIANO DA EMPOLI 2

La figura di Vadim Baranov […] si ispira a quella dell'imprenditore e politico Vladislav Surkov. Putin non si è fatto da solo ma ha avuto un consigliere insostituibile. Lo pensa anche lei?

«Secondo Giuliano da Empoli è così, ci siamo attenuti. Surkov non l'ho mai conosciuto, ma di lui so quello che si legge sui giornali. La sua biografia si sovrappone a quella del personaggio di Baranov nel romanzo e noi abbiamo seguito quel modello».

 

Quali sono, in questo momento, i punti di forza del sistema Putin?

«È difficile dirlo, perché la vita politica russa è molto opaca, non so per esempio in quale misura il popolo russo sostenga la guerra e in quale proporzione sia a essa ostile.

 

paul dano il mago del cremlino

Sappiamo sempre molto poco della realtà russa, come accadeva prima con quella sovietica. Non abbiamo strumenti per conoscerla, l'informazione è incompleta, i sondaggi non sono affidabili; quindi, non è facile capire ora come sta il potere sovietico, anzi, scusi, russo. È un lapsus, ma non è casuale».

 

Putin ha sempre dichiarato apertamente i suoi obiettivi, riconquistare lo spazio sovietico, in Georgia e poi in Ucraina. Perchè i leader occidentali non lo hanno capito o non hanno voluto capirlo?

«Se ne sono resi conto tardi. Putin ha annunciato molto presto le sue intenzioni, in modo aperto, a Monaco, nel 2007, ha fatto una specie di dichiarazione di guerra. Poi, quando si è impadronito di una parte della Georgia, il mondo ha guardato altrove, così come quando ha dichiarato la volontà di annettere l'Ucraina. Le vere proteste sono arrivate solo con la seconda invasione in Ucraina, a quel punto siamo stati obbligati a prendere posizione, ma ora cosa potremmo fare? Certo non manderemo soldati contro la Russia».

 

GIULIANO DA EMPOLI IL MAGO DEL CREMLINO

[…]Il valore aggiunto del cinema rispetto alla letteratura?

«Il cinema è collettivo, sia nel farlo che nel consumarlo, la letteratura è solitaria, in entrambe le circostanze. Due esperienze molto diverse».

 

Cosa le piace del leggere un libro e del guardare un film?

«Sono cose che, nella mia vita, hanno avuto ambedue una grande importanza. La lettura è certo l'esperienza più centrale, leggere significa entrare in contatto con qualcuno, c'è una persona che parla a chi sta leggendo. Al cinema questo contatto è più diluito».

 

Sua madre era di origini georgiane ed è stata un'esperta illustre di storia sovietica. Di lei parla anche il suo ultimo libro Kolkhoze. Che cosa rappresenta la Russia per lei?

«C'è un rapporto ambivalente, da una parte l'amore per la grande cultura russa, per certi aspetti seducenti del Paese, il calore, il senso di accoglienza, ma allo stesso tempo, c'è il risvolto di tutto ciò che è fatto di totale brutalità e violenza».

 

Vladislav Surkov

È lo stesso rapporto di amore-odio che, in qualche modo, la legava a sua madre?

«Sì, ma oggi c'è più amore che odio. In un altro libro avevo parlato dell'odio, adesso i genitori sono morti, sono invecchiato anche io e sono diventato più indulgente».

 

Cosa la preoccupa di più del momento storico attuale?

«Tutto. Penso che stiamo andando incontro a una catastrofe generale, alla fine del mondo, quindi non saprei nemmeno che cosa augurarmi per l'avvenire».

 

Scrivere aiuta?

EMMANUEL CARRERE CON LA MADRE HELENE CARRERE D'ENCAUSSE

«Mi piacerebbe essere in grado di descrivere quello che succede, ma credo che sia aldilà delle mie capacità. Provo a farlo, anche perché questa è l'unica cosa che so fare».

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