MA EPIFANI, IN PARLAMENTO, NON CI VA MAI? E’ ANDATO A SPASSO PER 943 “MISSIONI” (PER CONTO DI CHI?) NEANCHE FOSSE NEI CASCHI BLU DELL’ONU

Paolo Bracalini per "il Giornale"

Novecentoquarantatre missioni in cinque mesi, neanche i caschi blu dell'Onu. Nelle statistiche dei deputati il segretario del Pd Guglielmo Epifani è in zona record. Se non ci fosse la spadaccina montiana Vezzali, il record di «missioni» da deputato senza incarichi di governo sarebbe suo.

Il riepilogativo della Camera sulle 1.040 votazioni in aula da inizio legislatura (15 marzo 2013) al mese di agosto 2013 dice che Ettore Guglielmo Epifani è stato conteggiato presente pur essendo «in missione» il 90,67% delle volte (battuto solo da ministri e sottosegretari, e dalla Vezzali, medaglia d'oro anche nelle missioni parlamentari: addirittura il 99,81%), come svelato dal sito Qelsi.it su dati di Openpolis (Epifani presente il 4,57%).

Cosa voglia dire, per un deputato, essere conteggiato «in missione», lo spiega il regolamento di Montecitorio, all'articolo 46: «I deputati che sono impegnati per incarico avuto dalla Camera, fuori della sua sede, o, se membri del governo, per ragioni del loro ufficio, sono computati come presenti per fissare il numero legale». Epifani non ha incarichi di governo, ma di partito sì, come segretario Pd. E devono essere impegni pressanti se lo costringono ad assentarsi il 90% delle volte.

Certo, l'ex segretario della Cgil ha anche un rilevante incarico parlamentare come presidente della commissione Attività produttiva, quindi parte degli impegni derivano anche da questo ruolo. Ma è sospettabile che il maggior carico di lavoro extra Camera Epifani (in tour questa estate tra decine di Feste democratiche) gli arrivi dal tormentato Pd, dilaniato dal congresso da farsi, dalle regole, dalla scalata di Renzi, dal ruolo di Letta, dal tracollo del tesseramento e altri problemi.

La prassi, molto lasca, della Camera consente che ci si metta in missione anche se la Camera non ti ci ha mandato affatto. Possono chiederlo i presidenti di commissioni (come Epifani), i capigruppo, ovviamente presidente e vicepresidenti di Montecitorio. Basta un fax al servizio assemblea di Montecitorio, poche righe («Per impegni connessi al mio ufficio La prego di considerarmi in missione per le sedute...»), e la «missione» parte, anche se si fa tutt'altro, si lavora per il partito, o in certi casi non si lavora affatto, tanto chi verifica.

Nel caso di Epifani la missione vera è quella di governare il Pd e traghettarlo verso il famigerato congresso, sempre che si faccia. Per il Pd, che per sua regola paga uno stipendio ai componenti della segreteria a patto che non siano parlamentari (quindi Epifani non ha stipendio dal Pd), c'è il vantaggio di avere un segretario molto presente nella gestione del partito, ma retribuito dalla Camera, come se avesse ricevuto un incarico dalla Camera.

Perché c'è anche un altro dettaglio, che spieghiamo regolamento alla mano: «Ad ogni deputato viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, una diaria pari a 3.503,11 euro al mese. Tale somma viene decurtata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato dalle sedute dell'assemblea in cui si svolgono votazioni con il procedimento elettronico».

Il deputato in missione è conteggiato come presente, dunque prende la diaria. Che nel caso di Epifani si aggiunge all'indennità base di deputato, ai 5.037,38 euro lordi di pensione Inps frutto, come specificò al Fatto che raccontò il superstipendio del leader Pd, «di 42 anni di contributi». E un sacco di missioni.

 

Guglielmo EpifaniRenzi epifaniLaura Boldrini e Guglielmo Epifani epifani-cadutaepifani valentini GUGLIELMO EPIFANI ENRICO LETTA NEL DUEMILATRE FOTO LAPRESSE

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