EPIFANI TOCCA-FERRO: PER I SINDACALISTI IN POLITICA SOLO GUAI E FALLIMENTI

Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

Mentre debuttava in un'avventura nella quale non avrebbe mai pensato un giorno di doversi imbarcare, Guglielmo Epifani non può non aver pensato ai precedenti. L'ex capo della Uil Giorgio Benvenuto fu eletto segretario del Partito socialista al posto di Bettino Craxi il giorno di San Valentino del 1993, mentre le inchieste di Mani pulite bombardavano il partito a tappeto.

Durò cento giorni, che avrebbe ricordato in seguito come i più difficili della sua vita. Bersagliato dal fuoco incrociato del gruppo dirigente che non si voleva fare da parte, si dimise a maggio. Gli subentrò un altro sindacalista, l'ex segretario generale aggiunto della Cgil Ottaviano Del Turco. Al quale non restò altro che officiare, pochi mesi più tardi, la liquidazione del partito. Per Epifani sono dunque d'obbligo gli scongiuri.

Tanto l'ex segretario della Uil quanto il suo collega della Cgil hanno avuto una vita politica successiva. Benvenuto è stato eletto nel 1996 alla Camera con l'Ulivo. Passando in seguito ai Ds e al Pd. Del Turco è entrato a Montecitorio nel 1994 con lo Sdi, transitando poi in Rinnovamento italiano per approdare all'Ulivo. Deputato, parlamentare europeo, ministro delle Finanze e governatore dell'Abruzzo: dimissionato da una inchiesta della magistratura e scagionato quando era troppo tardi.

Ma quasi tutti i big sindacali non hanno potuto che obbedire al comune richiamo per la politica. Così Giuseppe Di Vittorio, primo storico capo della Cgil nel dopoguerra, e il suo successore Agostino Novella: ed erano i tempi in cui il segretario della Cgil poteva contemporaneamente occupare un seggio alla Camera. Così Luciano Lama, che ha chiuso la carriera politica da sindaco di Amelia, un piccolo comune dell'Umbria.

Così Antonio Pizzinato, al quale è capitato anche di rivestire un incarico di governo: sottosegretario al Lavoro. Così Bruno Trentin, che ha avuto un seggio all'europarlamento. Come pure Sergio Cofferati, che prima ancora è stato sindaco di Bologna. Nel 2008 ha annunciato l'intenzione di non ricandidarsi al Comune per dedicarsi alla sua nuova famiglia. Un anno dopo era parlamentare europeo. E arriviamo a Epifani, fresco di elezione in parlamento e subito spedito con il secchio in mano a svuotare una barca che fa acqua da tutte le parti.

Del tutto simile il percorso dei sindacalisti della Cisl. Il pacifista Savino Pezzotta, che aveva escluso un proprio impegno in politica è poi stato eletto con la Margherita. Prima di sfiorare il Quirinale l'ex segretario generale della Cisl Franco Marini è stato per due anni presidente del Senato mentre presidente della Camera, era un altro ex sindacalista del calibro di Fausto Bertinotti, di provenienza Cgil.

Sergio D'Antoni, segretario della Cisl dopo di lui, è stato viceministro durante l'ultimo governo di Romano Prodi. Non l'unico cislino ad aver provato l'ebbrezza di un incarico governativo. Prima era capitato a Raffaele Morese, sottosegretario al Lavoro. Dopo a Pier Paolo Baretta, sottosegretario all'Economia nel governo di Enrico Letta.

Grazie poi a questa assurda legge elettorale, la non vittoria ha comunque garantito al centrosinistra un premio di maggioranza spropositato in termini di seggi. Con il risultato di far allungare ancora la lista dei politici provenienti dal sindacato. Dalla Cisl è arrivato Giorgio Santini. Dalla Cgil, Titti di Salvo, Luisella Albanella, Patrizia Maestri. E Valeria Fedeli, nominata vicepresidente del Senato.

Ma il sindacato si è rivelato una bella corsia preferenziale per il parlamento anche a destra. Andrea Augello, senatore del Pdl dal 2006, viene dalla Ugl. Nel governo di Larghe Intese gli è toccata la poltrona di sottosegretario alla Funzione pubblica. Quando lui è entrato a palazzo Madama Renata Polverini era appena arrivata al vertice del sindacato di destra dove sarebbe rimasta fino a quando è stata eletta presidente della Regione Lazio. Sappiamo com'è andata a finire: con il consiglio regionale travolto dallo scandalo dei milioni ai gruppi politici e le conseguenti dimissioni della governatrice. Senza che quell'esito penoso le abbia pregiudicato la nomina in parlamento.

E c'è pure chi dai sindacati della sinistra viene paracadutato in parlamento nei banchi della destra. Il caso di scuola è quello di Giuliano Cazzola, dalla Cgil al Pdl. Stesso partito del senatore Giancarlo Serafini, un tempo segretario generale degli edili della Uil, forzista della prim'ora. Nel 1996, quando il suo sindacato era in mano al futuro senatore diessino Pietro Larizza, lui era a capo del comitato elettorale di Silvio Berlusconi a Milano.

 

 

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