ESPOS(I)TO AL PUBBLICO LUDIBRIO - QUELL’AMICIZIA TRA IL GIUDICE CHE HA CONDANNATO BERLUSCONI E L’AVVOCATO ARRESTATO PER MAFIA

Carlo Macrì per il "Corriere della Sera"

Telefonate, sms, cene, confidenze, raccomandazioni, consigli. Si vedevano e si sentivano spesso il giudice Antonio Esposito e l'avvocato Mario Nocito, in carcere per associazione mafiosa e corruzione nell'ambito dell'inchiesta «Plinius» che a luglio scorso ha portato in carcere anche il sindaco di Scalea Pasquale Basile e cinque assessori.

Tra il giudice che ha condannato in Cassazione Silvio Berlusconi al processo «Mediaset» e l'avvocato Nocito, indicato dal Riesame come il «deus ex machina» del patto politico-mafioso a Scalea, c'era un'amicizia solida, tant'è che il presidente di sezione della Cassazione non si negava mai al telefono ed era sempre a disposizione di Nocito. L'occasione giusta per vedersi era una tavolata con amici che si passavano gli inviti attraverso un sms. Come quello del 22 ottobre 2010. Parte dal telefonino di un commercialista ed è diretto all'ex sindaco Basile. «Cena al ristorante ci saranno il presidente Esposito e sto per chiamare Mario Nocito».

Qualche giorno dopo un imprenditore chiama Basile e gli comunica che ha telefonato al presidente parlando della possibilità di vederlo a pranzo a Sapri. Il giudice Esposito era sempre prodigo di consigli ogni volta che l'avvocato del boss Pietro Valenti gli chiedeva soluzioni a problemi, fossero personali o di natura politica. Nulla di penalmente rilevante, almeno da quello che si evince dalle 29 mila pagine di trascrizioni telefoniche operate dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza. Al processo contro Nocito, Basile e i componenti dell'amministrazione comunale il giudice Esposito è stato chiamato a deporre come testimone.

A Scalea, comune commissariato per mafia, dopo l'esito dell'inchiesta «Plinius», il giudice Esposito era di casa. Scendeva spesso nei weekend e si incontrava a cena oltre che con l'avvocato Nocito, anche con l'ex sindaco Basile, difeso in questa inchiesta dai legali Vincenzo Adamo e Marina Pasqua. Negli ultimi tempi, però, il giudice ha avuto qualche risentimento nei confronti dell'ex primo cittadino.

La trascrizione dell'intercettazione del 9 maggio 2013 lo dimostra. Mario Nocito si trova a Roma e lo fa sapere al giudice con una telefonata. Il giudice gli chiede se lui è in buoni rapporti con il sindaco di Scalea, «che sta facendo una serie di scorrettezze in merito alla gestione dei locali. Mario (Nocito, ndr ) dice che non è in buoni rapporti e che ha saputo dei casini che sta combinando con quei locali in comodato al presidente. Il presidente (Esposito, ndr ) dice che Basile ha fatto una delibera per assegnare i locali a Mingrone e non li ha avvisati di questa cosa ed è uno scostumato. Perché anche se la convenzione era scaduta a marzo lui era andato per rinnovarla e lui si è negato».

In precedenza però il rapporto con l'ex sindaco era stato abbastanza cordiale. Lo dimostra anche in questo caso un'intercettazione.

L'avvocato Nocito chiama Pasquale Basile. «A pranzo con il presidente partecipano anche le famiglie». E Basile: «Non so se mia moglie può venire. Gli farò sapere più tardi al presidente». Addirittura dalla trascrizione della telefonata del 19 gennaio 2011 sembrerebbe che l'ex sindaco Basile avanzi un'esplicita richiesta al giudice: costruire nuovi penitenziari nell'Alto Tirreno cosentino. L'ex sindaco riferisce la risposta di Esposito a un amico: «Il presidente ha detto che neanche Ionta (Franco Ionta, all'epoca direttore del Dap, ndr ) può fare niente e bisogna parlare con Alfano».

Le trascrizioni telefoniche consentono di evidenziare come l'avvocato Nocito avesse tutto l'interesse a tenersi stretta l'amicizia con il giudice Esposito. Tanto che con un amico commenta. «Al presidente abbiamo dato l'Università telematica a Scalea». E scappa anche qualche favore da chiedere al presidente. Come in occasione della bocciatura del figlio Pierpaolo al concorso in magistratura.

L'avvocato chiede consigli al presidente telefonandogli in Cassazione. Antonio Esposito gli dice di fare andare suo figlio da lui il giorno dopo. Nella telefonata del 28 luglio 2011 i carabinieri ascoltano quello che Pierpaolo dice al padre, dopo la visita al giudice. «Il presidente mi ha suggerito di aspettare per la discussione del ricorso circa la bocciatura all'esame di magistratura».

 

 

 

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