CHI FA LA SPIA… E’ UN FIGLIO DI MARIA - WOJTYLA DAL 1946 FU COSTANTEMENTE SPIATO DA SACERDOTI CHE LO CIRCONDAVANO E CHE COLLABORAVANO CON LA POLIZIA POLITICA - GIOVANNI PAOLO II ERA CONSIDERATO UN PERICOLOSO OPPOSITORE IDEOLOGICO - LE SPIE DOVEVANO SAPERE OGNI MINIMO DETTAGLIO DELLA QUOTIDIANITÀ DI WOJTYLA, CHE NE USCÌ SENZA MACCHIA…

Andrea Tornielli per "La Stampa"

Sul web Il libro di Lasota è acquistabile su internet sul sito www.karolwojtylaspiato.it

Il controllo sulle azioni di Karol Wojtyla da parte della polizia segreta comunista fu di proporzioni impressionanti...». Marek Lasota, classe 1960, laurea in filologia polacca e specializzazione in storia, vive tra chilometri di carte accumulate dal regime comunista e conservate nell'Istituto Nazionale della Memoria (IPN) del quale dirige la sezione di Cracovia.

Dopo anni di pazienti ricerche ha isolato rapporti e dossier riguardanti Wojtyla. Viene pubblicato in questi giorni in italiano «Karol Wojtyla spiato» (Interscienze, pp. 288, 23.40 euro, non reperibile nelle librerie ma solo online sul sito http://www.karolwojtylaspiato.it/), il libro di Lasota con i documenti segreti del regime sul Pontefice scomparso nel 2005.

Lo studioso, nel colloquio con la Stampa, rivela anche i nomi di alcuni preti collaborazionisti che non sono stati inseriti nel libro. «Durante il comunismo ogni prete era considerato dalle autorità come un nemico del popolo e del partito - spiega Lasota - e messo sotto osservazione dalla polizia politica, la "Bezpieka". Wojtyla era controllato fin dal 1946. Questa attività si intensifica nel 1958 quando diventa ausiliare di Cracovia. Negli anni Sessanta, come arcivescovo, viene ritenuto un pericoloso oppositore ideologico. Per questo il controllo su tutte le sue azioni assunse proporzioni impressionanti».

Tra i documenti presentati nel libro colpisce quello con le 98 domande a cui dovevano rispondere le spie che controllavano il futuro Papa: un'attenzione maniacale ad ogni dettaglio della sua quotidianità. Dall'ora in cui si alza ogni giorno, alle attività compiute ogni mattina e in quale ordine; dalla frequenza con cui si rasava ai «cosmetici» usati.

Vengono richieste informazioni sulle sue abitudini in ufficio, su quali documenti portasse con sé a casa, se avesse con sé le chiavi della scrivania, di che cosa parlava dopo il pranzo, se gradiva «giocare a bridge o altri giochi di carte, o a scacchi» ed eventualmente con chi, se fumava e se gli piacevano gli alcolici. La polizia segreta voleva sapere persino «chi gli fornisce la biancheria intima» e chi «fa il bucato della sua biancheria, dei calzini, ecc.», se «è in possesso di un armadietto dei medicinali, quali medicinali».

Dalla ricerca dello storico negli archivi della «Bezpieka» emergono le inquietanti proporzioni del fenomeno: «Si stima - afferma - che circa il dieci per cento del clero in Polonia abbia collaborato in qualche modo con i comunisti. Wojtyla era attorniato da alcuni preti che collaboravano con la polizia segreta e comunicavano notizie su di lui». Alcuni di questi preti venivano avvicinati in momenti di debolezza, perché coinvolti in qualche vicenda di alcol, soldi o sesso.

«A controllare Wojtyla - rivela Lasota - erano i sacerdoti Wladyslaw Kulczycki, Mieczyslaw Satora, Boleslaw Sadus, Chris Michalowski, Zygmunt Siudmak, Joseph Szczotkowski. Padre Sadus, morto nel 1990, era parroco di una parrocchia di Cracovia e collaborava con il nome in codice "Brodecki". Mentre don Szczotkowski, nome in codice "Rosa", morto nel 2000, era canonico della cattedrale di Cracovia e lavorava nella curia metropolitana. E non solo i preti informavano la polizia segreta: molte delle persone più vicine a lui finirono per collaborare».

Il controllo su Wojtyla continuò anche dopo il 16 ottobre 1978, quando il cardinale di Cracovia a sorpresa venne eletto Papa. «In un rapporto del 30 novembre 1984 si riportano i nomi in codice di undici collaboratori segreti: Sylwester, Turysta, Sowa, Wolski, Pawlik, Lucjan, Janowski, Robert, Gross, Seneka e Filozof». «Tourist - ci spiega Lasota - era il sacerdote Antoni Siuda; Seneka era un impiegato del settimanale cattolico "Tygodnik Powszechny"». Ma ci sono stati anche casi in cui chi collaborava, credeva di incontrare informatori di Paesi occidentali: era la forma di «arruolamento sotto bandiera straniera», che emerge in alcuni rapporti riguardanti il domenicano polacco Konrad Hejmo.

Dalla mole di rapporti e dossier su Wojtyla, la sua figura emerge senza alcuna ombra, anche minima. Non era ricattabile né influenzabile. Il quotidiano check-up della polizia comunista conferma dunque che al conclave dell'ottobre 1978 i cardinali scelsero bene.

 

KAROL WOJTYLAKarol Wojtyla in tenda con gli studentiPapa Giovanni Paolo II e colombe della pace karol wojtyla lech walesapapa giovanni paolo II 0002Giovanni Paolo IIcd28 papa giovanni paolo IIKarol Wojtyla

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…