fabiano fabiani berlusconi saccà

“FABIANI? LO CONOSCO, ERA UNO CHE PICCHIAVA I FIGLI” -L’INTERCETTAZIONE DI BERLUSCONI CON SACCA’, IN CUI IL CAV LO TIRO’ IN BALLO, SPIEGATA DAL GRANDE BOIARDO DEMOCRISTIANO FABIANO FABIANI (RAI, IRI, FINMECCANICA) - “NEGLI ANNI ’70 DISSI NO ALL’OFFERTA DI BERLUSCONI. E LUI MI CHIESE 'MA TU I TUOI FIGLI LI PICCHI?'”. RISPOSI CHE AL ‘MASSIMO TIRAVO QUALCHE SCAPPELLOTTO’. 20 ANNI DOPO LO INCONTRO AL RICEVIMENTO DELL’AMBASCIATORE AMERICANO, BERLUSCONI GUARDA MIA MOGLIE E LE FA: “SUO MARITO LI PICCHIA ANCORA I BAMBINI?”. PASSANO GLI ANNI, LO RITROVO E LUI, PRONTISSIMO: “ADESSO NON LI PUOI PIÙ PICCHIARE I BAMBINI, PERCHÉ...”

Aldo Cazzullo e Tommaso Labate per il Corriere della Sera - Estratti

 

Fabiano Fabiani, 94 anni a maggio, ai vertici di Rai, Iri, Autostrade, Finmeccanica. Come ha iniziato?

Cossiga e Fabiano Fabiani

«All’inizio degli anni Cinquanta facevo il vice alla pagina del cinema della Voce Repubblicana. Il titolare andava a vedere i film belli, a me toccavano quelli brutti. Il capo era un severissimo Alberto Ronchey, che poi sarebbe diventato uno dei miei quattro amici».

 

Gli altri tre?

«Ettore Scola, conosciuto alle elementari, quando da Volterra ci eravamo trasferiti a Roma, nel 1941. Ebbe un bruttissimo incidente che lo tenne a casa per mesi, andavo a trovarlo e facevamo i compiti assieme. Sarebbe diventato il mio testimone di nozze. Quando entrò al Marc’Aurelio, capitava passassimo le notti nella redazione della rivista, di cui Ettore aveva le chiavi. Con noi c’era Alberto Sordi, bravissimo negli scherzi telefonici: una sera chiamammo il direttore-editore Vito De Bellis, Sordi imitò la voce di un fantomatico investitore tedesco che voleva comprare il giornale a patto che l’affare si chiudesse nel giro di poche ore. Lo spedimmo in piena notte a Ciampino, dove ovviamente l’assonnato De Bellis non trovò nessuno».

Fabiano Fabiani

 

Ne mancano due.

«Eugenio Scalfari. Fui io a fargli incontrare Indro Montanelli. Una sera ero in giro con Eugenio; mia moglie Lilli era a cena a casa di Sandra e Franco Carraro, dove c’era anche Indro. Convinsi Scalfari a raggiungerli e ci fu l’incontro».

 

«Molto freddo. Montanelli disse: “Io sono più bravo a scrivere, Eugenio è più bravo a fare l’editore”».

E Scalfari?

fabiano fabiani e la moglie lilli foto di bacco

«Stimava Montanelli come giornalista, ma lo detestava per le sue idee politiche».

 

Manca il quarto amico.

«Nino Andreatta. Nell’agosto del 1982, poche settimane dopo la morte di Roberto Calvi a Londra, lui era ministro del Tesoro. Andammo assieme a piazza del Gesù e davanti alla sede della Dc mi disse “aspettami qua che ho appuntamento con la trimurti”, cioè Fanfani, Andreotti e Piccoli. Lo vedo uscire poco dopo. Alla trimurti aveva detto che doveva comprare il tabacco per la pipa e sarebbe rientrato subito. A me disse: “Andiamo al ministero, devo firmare al più presto la liquidazione del Banco Ambrosiano”. La trimurti l’Ambrosiano lo voleva salvare».

 

Che cosa comportava un no detto a un democristiano di potere?

«Quando negli anni Sessanta diventai direttore del Telegiornale della Rai, Ettore Bernabei mi disse: “Fabiani, guardi che adesso le telefoneranno tutti. Lei risponda solo al presidente del Consiglio e al ministro degli Interni”. Poi mi si avvicinò e all’orecchio aggiunse: “...E ovviamente al segretario della Dc”».

fabiano fabiani con la moglie lilli foto di bacco

Al Telegiornale lei era stato tra i pionieri, sotto la guida di Vittorio Veltroni.

«Un grande direttore, una storia tragica. Si ammalò, leucemia fulminante, e morì nel giro di pochissimo, lo stesso giorno del naufragio dell’Andrea Doria, 26 luglio 1956. Andammo a casa sua per le condoglianze; seduto sul seggiolone c’era un bambino di appena un anno, il figlio Walter».

Dal Telegiornale sarebbe andato via più di dieci anni dopo, da direttore, cacciato perché era contrario alla guerra in Vietnam.

«Mica solo io. Era contrario Moro, era contrario il Papa, Paolo VI».

 

(...)

Poi venne il Sessantotto.

«A me il Sessantotto stava sulle palle».

Perché?

«Perché era disordine. L’ordine in democrazia può essere cambiato con un altro ordine; mai col disordine».

Al telegiornale della Rai c’era Tito Stagno.

Fabiano Fabiani Mario Draghi

«Grande giornalista, salutista, Carlo Mazzarella lo chiamava “il sano immaginario”. Faceva la sauna seminudo, a occhi socchiusi, e una volta mi divertii a infastidirlo; si seccò molto. Poi però, anni dopo, mi regalò un libro con questa dedica: “Ma perché quella volta in sauna non sei andato sino in fondo?”».

Scherzava?

«Ovviamente».

 

In Rai lei fece il Gesù.

«A metà degli anni Settanta, Brando Giordani ebbe l’idea di una serie sulla vita di Gesù. Con il magnate della Itc, Lew Grade, decidemmo di affidarla a Ingmar Bergman. Tramite Federico Fellini, riuscii ad avere un appuntamento col maestro, a Stoccolma. Bergman mi consegnò quattordici pagine di soggetto che però, più che sulla vita di Gesù, erano sulla Passione, gli ultimi giorni. Partii tutto felice per l’America alla ricerca di soldi, sicuro che col sì di Bergman...».

Fabiano Fabiani

E gli americani?

«Non ne vollero sapere. Si sarebbe fatto con i loro dollari a una sola condizione: che il regista fosse Franco Zeffirelli».

Gesù di Nazareth, un successo planetario.

«Zeffirelli ogni volta che mi vedeva mi insultava: “Te non avevi capito un c..., volevi fare quella roba lì con Bergman!”».

 

Mai tentato da Berlusconi?

«Fine anni ‘70. Ci vediamo a Roma e mi propone di andare a lavorare con lui. Io gli dico di no, parlo della famiglia, dei quattro figli, della difficoltà a spostare tutto a Milano. Mi guarda negli occhi e mi chiede: ma tu, questi figli, li picchi? Rispondo di no, ma certo se torno a casa e mia moglie mi informa che si sono comportati male, forse un piccolo scappellotto... Si fa serio e replica: “Guarda, non farlo mai, perché queste cose ai bambini rimangono”. E lì finisce. Vent’anni dopo lo incontro al ricevimento dell’ambasciatore americano Bartholomew, lui era già stato presidente del Consiglio, con me c’è mia moglie, gliela presento. Berlusconi la guarda e le fa: “Suo marito li picchia ancora i bambini?”. Passano gli anni, lo ritrovo all’Antitrust, lo saluto e lui, prontissimo: “Adesso non li puoi più picchiare, i bambini, perché si sono fatti grandi, eh?”».

fabiano fabiani saluta lucia annunziata foto di bacco

Berlusconi fu intercettato mentre parlava di lei al telefono con Saccà, allora dirigente Rai.

«Era il 2007, secondo governo Prodi. Padoa-Schioppa mi nomina come rappresentante del Tesoro nel cda della Rai. Con Saccà Berlusconi parla di soubrette e attrici da raccomandare. Esce il mio nome, visto che ero stato indicato dal governo nel consiglio, e Saccà dice che comunque di me in azienda si parlava bene. E Berlusconi: “Sì, Fabiani lo conosco, era uno che picchiava i figli!”. L’intercettazione uscì sui giornali».

 

In Finmeccanica aveva dovuto trattare anche con Draghi.

«Eccezionale presidente della Bce, eccezionale come presidente del Consiglio. Ma quando era direttore generale del Tesoro con Ciampi mi fece impazzire».

L’era delle privatizzazioni.

silvio berlusconi agostino saccà

«Con qualche errore. Pensi alla telefonia e all’acciaio: lo Stato ha venduto, poi è stato costretto a ricomprare».

 

Le piace Giorgia Meloni?

«L’economia con Giorgetti è guidata bene, nulla da dire. Ma Meloni non mi convince. Si agita troppo».

Chi la sfiderà alle prossime Politiche, Conte o Schlein?

«Nessuno dei due».

E chi, secondo lei?

«Paolo Gentiloni».

 

 

(...)

fabiano fabianipaolo cirino pomicino fabiano fabianifabiano fabiani e mogliefabiano fabiani saluta nicola latorrefabiano fabianifabiano fabiani e mogliefabiano fabiani e mogliefabiano fabiani con la moglieFabiano Fabiani walter veltroni e fabiano fabiani 1Walter Veltoni e Fabiano Fabiani Walter Veltroni Fabiano Fabiani fabiano fabianifabiano fabiani con la moglie lilli foto di bacco

Ultimi Dagoreport

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…

maurizio maddaloni pd campania maurizio de giovanni luigi riello

“TRA NANI, BALLERINE, FROCETTI E LESBICHINE, DE GIOVANNI SARÀ A SUO AGIO” – COSÌ PARLÒ SU FACEBOOK MAURIZIO MADDALONI, DAL 2023 PRESIDENZA DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO A CASERTA (SCELTO DALL’EX MINISTRO SANGIULIANO). IL RIFERIMENTO È ALLA NOMINA DELLO SCRITTORE MAURIZIO DE GIOVANNI NELLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD DELLA CAMPANIA. ALTRETTANTO PESANTI LE PAROLE DI MADDALONI SULL’EX PROCURATORE GENERALE DI NAPOLI, LUIGI RIELLO, ANCHE LUI ENTRATO NELLA SEGRETERIA DEM: “RIELLO DA QUANDO È UN PENSIONATO DA DI MATTO: BEVE, DISTURBA GLI ALTRI COMMENSALI CON INDEGNI SPETTACOLINI” – IL SEGRETARIO REGIONE DEL PD, PIERO DE LUCA, SI DICE INDIGNATO (“LA DESTRA HA UN PROBLEMA CON LA CULTURA E CON LA LEGALITÀ”) E DENUNCIA LA DISASTROSA GESTIONE DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO: “QUESTO ODIO VIENE DA CHI HA PORTATO AL DEFAULT LA FONDAZIONE” – MINISTRO GIULI, NON SARÀ CHE IN CAMPANIA ABBIAMO UN PROBLEMINO?