putin obama merkel

DUE FANTASMI SI AGGIRANO PER L’EUROPA: OBAMA E PUTIN - BARACK A BERLINO SI SBACIUCCHIA CON LA MERKEL E PARLA ALLE FOLLE, VLADIMIR VIENE ESCLUSO DAL G7 DI TAORMINA MA TANTO SENZA DI LUI LIBIA, SIRIA, E LOTTA ALL’ISIS NON VANNO DA NESSUNA PARTE. E INFATTI UN MINUTO DOPO MACRON LO INCONTRERÀ A VERSAILLES

 

 

1 - L' OMBRA DI OBAMA PRESIDENTE DISOCCUPATO

Danilo Taino per il “Corriere della Sera

 

barack obama alla porta di brandeburgobarack obama alla porta di brandeburgo

In caso di insoddisfazioni in America, Barack Obama sa che potrà sentirsi a casa a Berlino. Anche ieri, su un palco montato davanti alla Porta di Brandeburgo, al fianco di Angela Merkel, è stato accolto da una folla che lo adora. Cartelli del tipo «Welcome Home» e «We love you», 70 mila persone per lo più giovani ad ascoltarlo (pare), applausi: la Germania è forse il Paese che più ammira l' ex presidente americano. Ieri, partecipava a una delle iniziative - la più importante - del Kirchentag, la cinque giorni di assemblea delle chiese protestanti tedesche, quest' anno particolarmente rilevante perché celebra i 500 anni delle 95 tesi di Martin Lutero, cioè dell' inizio della Riforma.

 

In duetto con Merkel, Obama ha parlato di democrazia, di impegno, di religione, ha sostenuto di essere «molto orgoglioso» del lavoro fatto negli otto anni alla Casa Bianca. La sua presenza a Berlino, però, ha avuto anche un significato politico d' attualità. Subito dopo avere dibattuto con Obama, Merkel è infatti partita per Bruxelles, vertice Nato, dove ha incontrato Donald Trump.

barack obama angela merkel a berlinobarack obama angela merkel a berlino

 

 La cancelliera aveva avvertito direttamente il presidente americano dell' incontro che avrebbe avuto in mattinata con il suo predecessore. Ciò nonostante, la coincidenza degli incontri della leader tedesca ha chiaramente segnalato da che parte stia il suo cuore politico: alla Porta di Brandeburgo è stata rilassata, ha fatto ridere più volte il pubblico, ha raccolto applausi a scena aperta; difficile immaginare qualcosa del genere, tra battute e riflessioni sul ruolo della religione, con Trump.

folla per obama a berlinofolla per obama a berlino

 

Obama non ha mai citato il suo successore: ha solo fatto un accenno alle difficoltà di fare e mantenere una riforma sanitaria in America. Per il resto, ha promesso di lavorare in futuro come un «old coach» per le nuove generazioni che devono affrontare l' impegno della politica. In qualche modo, di tanto in tanto fa ombra a Trump. Merkel, però, poi è partita per Bruxelles ed è con il presidente in carica che ha parlato di business. Barack è l' amico, ma è disoccupato.

 

 

2 - SE IL FANTASMA DI PUTIN TORMENTA IL G7

Gian Micalessin per “il Giornale

folla  per obama a berlinofolla per obama a berlino

 

C' è un fantasma a Taormina. Ma per attirare l' attenzione dei sette grandi non ha bisogno né di lenzuola, né di catene. A rammentare a tutti la sua subliminale presenza, basta il programma dei lavori. L' incubo Libia, la tragedia siriana, la risposta al terrorismo dell' Isis dopo Manchester sono equazioni irrisolvibili senza di lui. E così oggi Vladimir Putin può vantarsi di essere l' assente più desiderato di Taormina.

 

vladimir putinvladimir putin

Senza di lui i «sette grandi» non hanno speranza di tirare fuori un ragno dal buco. Non a caso l' esordiente, ma previdente, Emmanuel Macron, gli ha già dato appuntamento a Versailles per lunedì prossimo. Le previste discussioni su Ucraina, Siria e terrorismo fanno pensare ai tempi supplementari di un G7 palesemente incompleto.

 

Tempi supplementari in cui Macron proverà a buttare alle ortiche la pregiudiziale ostilità anti-russa che inquinava i rapporti tra il suo predecessore e il presidente russo. Il primo a celebrare il grande assente è stato il nostro Paolo Gentiloni protagonista, il 17 maggio, di una premurosa visita a Mosca, durante la quale s' è impegnato a ribadire l' importanza della Russia. Del resto come negarla.

 

donald  trump emmanuel macrondonald trump emmanuel macron

Qualsiasi esperto di terrorismo sa che i russi, grazie ai loro infiltrati e alla ventennale lotta allo jihadismo caucasico, hanno occhi e orecchie in quelle basi siriane dove si preparano gli attacchi all' Occidente. Per non parlare dei rapporti privilegiati con paesi come l' Iran con cui Stati Uniti ed Europa difficilmente scambiano informazioni. E qualunque diplomatico sa che solo Putin può oggi dialogare, da una posizione di forza, sia con l' alleato Assad, sia con l' imprevedibile presidente turco Erdogan. Una posizione che gli ha consentito d' imporre alla Turchia, e far accettare alla Siria, la presenza dei gruppi ribelli ai negoziati di Astana.

 

Un successo mai raggiunto da alcun mediatore. E chi bazzica la Libia sa bene che il primo e unico incontro tra due nemici giurati come il generale Khalifa Haftar e il premier del governo d' intesa nazionale di Tripoli Fayez al Sarraj, è stato il risultato delle pressioni congiunte di Russia ed Egitto. L' importanza delle felpate mosse putiniane nell' insidioso deserto libico difficilmente possono sfuggire a Gentiloni e ai suoi sei ospiti, soprattutto dopo l' attentato di Manchester che rimanda dritto alla costola libica di Al Qaida. Insomma, ancora una volta mentre noi ci rallegriamo di tendere la mano a chi vuole distruggerci, Putin guida la pattuglia dei nostri potenziali alleati.

donald  trump  emmanuel   macrondonald trump emmanuel macron

 

Sarà pure un fantasma, ma rischia di rivelarsi assai più indispensabile dei sette grandi in carne ed ossa.

 

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