LA FAVOLA CATTO-COMUNISTA DI BUZZI, CONDANNATO PER OMICIDIO - UN CONVEGNO IN CARCERE CON MARTINAZZOLI, VETERE, GALLONI E VASSALLI. ARTICOLI COMMOSSI DI MAFAI E INGRAO, E ALLA FINE LA GRAZIA DI SCALFARO NEL 1994

Francesco Borgonovo per "Libero Quotidiano"

 

SALVATORE BUZZISALVATORE BUZZI

«Di quale delitto si sarà macchiato Salvatore Buzzi, il giovanotto bruno e barbuto che sta parlando, dal podio, della necessità di costituire, “rispettando la normativa vigente”, una cooperativa agricola?». Se lo chiedeva Miriam Mafai in un accorato articolo comparso su Repubblica il 30 giugno 1984. La giornalista e militante progressista, che fu compagna del comunista Giancarlo Pajetta, era presente a un convegno organizzato il giorno precedente dentro al carcere di Rebibbia, a Roma.

 

Già, il 29 giugno 1984. Una data fatidica, a cui Salvatore Buzzi deciderà di intestare la sua cooperativa, in memoria di quella giornata che gli avrebbe spalancato, nemmeno troppo metaforicamente, le porte del carcere. Portandolo, anni dopo, a divenire la figura chiave dell’inchiesta su Mafia capitale. Una favola particolare, la sua: iniziata da una galera e finita dentro un’altra. Una storia che si consuma tutta nell’universo politico e culturale della sinistra bene, che per anni ha cullato Buzzi trattandolo come un prodigio.

 

9m54 miriam mafai9m54 miriam mafai

Una vicenda di intellettuali che vogliono credere ciecamente alla redenzione, alla rieducazione di quest’uomo che incantava con i suoi discorsi e aveva addosso l’odore eccitante della vita vissuta, della caduta e della risalita. Ma torniamo alla domanda della Mafai. Di quale delitto si era macchiato Salvatore Buzzi? Ancora una volta, come voluto dal destino, torna il tepore di giugno. Il 26 giugno del 1980 Buzzi ha 25 anni. Lavora in banca. Ma quell’impiego gli sta stretto. Salvatore vuole qualcosa di più, vuole fare la bella vita.

 

 

giuliano vassalligiuliano vassalli

È fidanzato con una ragazza brasiliana (una prostituta, hanno scritto alcuni giornali). Vivono assieme in un appartamentino dopo che Buzzi se n’è andato da casa dei genitori alla Magliana. Girano su una macchina da dodici milioni. Per mantenere questo tenore, c’è bisogno di arrotondare. E allora Buzzi che fa? Si inventa una bella truffa ai danni del suo istituto di credito. Ruba assegni, poi li passa a un complice che ha il compito di incassarli. Il problema è che il compare si rivela inaffidabile. Ha 20 anni e si chiama Giovanni Gargano. Forse per paura o forse per avidità, costui minaccia di denunciare Salvatore ai superiori. E Buzzi non ci vede più. Quel giorno, il 26 giugno, i due complici si fronteggiano.

 

Alla fine, a terra rimarrà Gargano, ammazzato con trentaquattro coltellate. Buzzi sostiene di averlo disarmato per difendersi, e poi di aver perso la testa. Il numero dei colpi conferma la brutalità dall’assassinio. Ma forse non si tratta soltanto di un raptus, di un accesso di collera. Perché la storia non finisce lì. Buzzi cerca di far sparire il cadavere dandogli fuoco, inventa storie per sviare le indagini. Ma viene scoperto. Nel processo di appello, la condanna sarà a 24 anni. Su questa storiaccia di crimine comune e squallido si costruiscono le fondamenta della bella favola del compagno Salvatore. Che in carcere sembra sbocciare, nonostante tutte le brutture che lo circondano, nonostante le sbarre.

 

OSCAR LUIGI SCALFARO OSCAR LUIGI SCALFARO

È il sogno di chiunque abbia dentro di sé un po’ di umana compassione: lo sbandato che si rimette sulla retta via. L’uomo che con le sue sole forze emerge dalle tenebre. E lo fa preoccupandosi anche degli altri detenuti, difendendone i diritti come ogni progressista dovrebbe fare. Nel 1983 Buzzi si laurea. 110 e lode con tesi su Vilfredo Pareto. Nel frattempo, il suo impegno cresce. Conduce una battaglia per il sesso in carcere. Si butta a testa bassa nell’organizzazione di uno spettacolo teatrale. Poi l’idea vincente, che lo stesso Buzzi sintetizzò in un’intervista a Una Città: «Ci dicemmo: “Tentiamo di fare un convegno all’interno del carcere”. E ai miei tempi non è che si facessero convegni, era un’idea rivoluzionaria».

 

Il direttore del carcere, illuminato, «ci consentì di avere una serie di incontri preparatori con deputati, magistrati e alla fine il ministro Martinazzoli ci dette il permesso per il convegno». Il retroterra è quello: la Dc e i comunisti. Al convegno in carcere, come ha scritto il Corriere, partecipano «Giuliano Vassalli, presidente della Commissione giustizia del Senato, il sindaco Ugo Vetere (del Pci, ndr), il presidente della Commissione per la riforma istituzionale Aldo Bozzi». Poi Giovanni Galloni, direttore del Popolo, il fondatore della Caritas don Luigi Di Liegro, la moglie di Pietro Ingrao, Laura Lombardo Radice. Lo stesso Martinazzoli. È un successo.

 

PIETRO INGRAO PIETRO INGRAO

Si può dire che la grazia, concessa nel 1994 da Oscar Luigi Scalfaro (un altro che diverrà beniamino della sinistra), se la sia guadagnata quel giorno. All’articolo commosso della Mafai fece eco, tempo dopo, un pezzo altrettanto enfatico di Ingrao sull’Unità. Lui e la moglie terranno a battesimo la coop «29 giugno». Che negli anni a venire rimarrà nelle grazie delle giunte di sinistra e dei giornali di area, in particolare Repubblica, che darà voce a Buzzi in numerosi articoli. Nel 2010, per dire, riportò alcune sue opinioni piuttosto negative su Gianni Alemanno, reo di danneggiare le coop sociali. Salvatore, dal canto suo, ricambierà l’attenzione, finanziando il finanziabile (intellighenzia in primis) coccolando i coccolabili. Affascinando con la sua favola di truffatore e omicida redento. Di visionario. Così lungimirante da organizzare convegni in carcere e da spiegare anni dopo, al telefono, che trafficando con gli immigrati si fanno più soldi che spacciando droga.

Ultimi Dagoreport

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX” (MA SI PARLA ANCHE DI GIUSEPPE DE BELLIS DI SKY TG24), CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….