FELTRI FA BALLARE IL FANGO A ‘’REPUBBLICA’’: “VOGLIONO PIAZZALE LORETO, PREGUSTANO L’ECCIDIO. MA CANCELLANO SILVIO NON COL VOTO MA PER VIA GIUDIZIARIA”

Vittorio Feltri per IlGiornale.it

Quelli del Pd non hanno neanche il buon gusto di dissimulare la soddisfazione: i loro occhi brillano, le loro dichiarazioni tradiscono felicità. Già, il momento atteso vent'anni è giunto: eliminare Silvio Berlusconi dal novero degli avversari, cancellare il suo nome dalle liste elettorali e dall'elenco dei senatori.

Figuriamoci se sono disposti a farsi sfuggire la ghiotta occasione. Basta leggere Repubblica, la sacra scrittura dei «cumunisti» e affini, per capire le intenzioni del partito che, sia pure con grande ritardo, ha dato vita a un compromesso storico in sedicesimo: più che altro un aborto di ciò che aveva concepito Enrico Berlinguer allo scopo di impadronirsi del Paese.

Ogni articolo di quel giornale è improntato a spirito di vendetta: il Cavaliere deve morire, almeno politicamente, visto che purtroppo gode di buona salute. Nonostante la pesante condanna inflitta dalla Cassazione al leader del centrodestra, gli scribi del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, aspirante senatore a vita, non sono del tutto appagati.

Non si accontentano di avere vinto per uno a zero: vogliono la goleada, sognano un metaforico (o reale?) piazzale Loreto. Pregustano l'eccidio, la disfatta dei berluscones, tranne quelli eventualmente pronti a salire sul carro di Enrico Letta in cambio di un lecca-lecca.
Per fare sloggiare Silvio da Palazzo Madama, i progressisti useranno ogni arma, come ripete instancabilmente radio fante: quella del voto ostile, anzitutto.

Non importa che la legge anticorruzione, scritta dal ministro Severino nella scorsa legislatura e approvata dalle Camere, sia tutta da interpretare essendo ancora in rodaggio: è retroattiva, quindi applicabile anche al caso del Cavaliere, oppure no? Sul punto i costituzionalisti litigano; i democrat, invece, sono concordi: vale anche per lui, impalliniamolo; e mettiamoci una pietra sopra. Sembra di essere al mercato, altro che Parlamento.

L'euforia del Pd, che sente avvicinarsi il momento di liberarsi del concorrente più pericoloso, il capo del Pdl, contrasta però con la preoccupazione del premier di perdere l'appoggio del centrodestra e, quindi, la cadrega a Palazzo Chigi. Ecco perché Letta non si espone circa i destini di Berlusconi nelle mani dei compagni. Probabilmente preferirebbe che i tempi delle decisioni si allungassero.

Come? Passando la pratica alla Consulta che nel lavoro è lenta per definizione: nove o dieci mesi prima di rispondere al quesito riguardante l'applicazione retroattiva della legge Severino, giusto quanto serve per arrivare alla prossima primavera quando toccherà all'Italia la presidenza europea.
Piaccia o no,questa è l'alchimia politica, immutabile nei secoli.

Tornando alle mosche cocchiere della Repubblica, segnaliamo un mirabile pezzo di Liana Milella che recita il solito rosario con la tipica tenacia degli integralisti. Udite: «Ancora una volta il Giornale, quello della macchina del fango ai danni del giudice Antonio Esposito e delle toghe di Magistratura democratica, fa da apripista. Un'intervista a tutta pagina con foto di Nicolò Zanon, noto giurista, componente laico del Csm in quota Pdl, consiglia come indispensabile la strada della Corte».

Avete letto con attenzione? A parte che il Giornale non ha fatto un'intervista con una foto di Zanon, semmai con Zanon (le istantanee non fiatano), a parte ciò, una sciocchezza, la signora Milella dovrebbe spiegarci perché insiste con la macchina del fango, nel quale ella sguazza voluttuosamente. E, non paga di lordarsi fino al collo, si trasforma in turibolo a ore per incensare gratuitamente magistrati di cui ignora le opere. Lo fa per passione. Che tristezza.

 

 

VITTORIO FELTRI Ezio Mauro berlusconi galeraCASSAZIONE as x Mussolini CadavereVIDEO MESSAGGIO DI BERLUSCONI DOPO LA CONDANNA DELLA CASSAZIONE LIANA MILELLA

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