ambasciatore egitto

UNA FELUCA NEL FREEZER/1 - L’AMBASCIATORE ITALIANO IN EGITTO ASPETTA DA UN ANNO DI PARTIRE PER IL CAIRO, MA LA FARNESINA LO BLOCCA PER IL CASO REGENI: “FATEMI LAVORARE” – DIPLOMATICI PERPLESSI: NEL 2016 RECORD DI ESPORTAZIONI ITALIANE VERSO AL SISI

 

Marco Galluzzo per il “Corriere della Sera

 

Giampaolo CantiniGiampaolo Cantini

È un caso non inedito, ma certamente quasi unico. Giampaolo Cantini, ambasciatore, ex direttore del dipartimento cooperazione e sviluppo della Farnesina, da un anno vive la condizione di persona «designata» dal governo italiano a rappresentare i nostri interessi presso l' Egitto, ma al contempo, visto che i rapporti fra i due governi sono di fatto congelati dopo l' omicidio di Giulio Regeni, ha chiesto di fare altro, di avere un' altra sede oppure di prendere possesso, effettivamente, del suo ruolo.

 

elisabetta belloni gianfranco fini elisabetta belloni gianfranco fini

Alla Farnesina, per ora impegnata nella corsa all' organizzazione del G7 di Taormina, la faccenda viene trattata in modo distaccato. Fonti del ministero confermano che l' ambasciatore italiano al Cairo, che non ha mai potuto presentare le credenziali alle autorità egiziane, ha chiesto al Segretario generale del ministero, Elisabetta Belloni, di uscire dall' incertezza, ma ribadiscono che non esiste alcuna decisione ufficiale, né alcun atto relativo, e che sino a quando il «caso Regeni» non arriverà ad una soluzione, o non farà decisivi passi avanti, l' Italia non cambierà la sua posizione.

Maurizio MassariMaurizio Massari

 

Sono trascorsi esattamente 12 mesi da quando il Consiglio dei ministri designò Cantini, dopo aver ritirato dalla capitale egiziana, come ritorsione politica dell' omicidio del giovane ricercatore italiano, l' ambasciatore Maurizio Massari, spostandolo a Bruxelles.

 

REGENIREGENI

Ma da allora ad oggi non è cambiato quasi nulla. La collaborazione giudiziaria fra le autorità dei rispettivi Paesi ha fatto pochi veri passi avanti, nonostante formalmente le autorità egiziane abbiano garantito la massima cooperazione. E la promessa fatta dal governo alla famiglia Regeni, quella di non inviare un ambasciatore sino a quando non ci sarà verità, non è stata scalfita dai dubbi della nostra classe diplomatica.

 

È infatti quasi impossibile trovare qualcuno alla Farnesina che sostenga le ragioni di un congelamento sine die della relazioni: la maggior parte dei diplomatici sono convinti, a questo punto della situazione, che l' assenza di un ambasciatore nel pieno delle sue funzioni non sia favorevole alla soluzione del caso dello studente ucciso al Cairo.

 

gentiloni montecitoriogentiloni montecitorio

Ma è molto difficile che la nostra posizione politica venga cambiata, nonostante ci siano 10 miliardi di dollari di contratti firmati sotto il governo Renzi in qualche modo congelati. Nel palazzo del ministero degli Esteri fra l' altro si è alla vigilia di quello che in gergo qualcuno chiama il «Grande Giro».

 

A giugno dovranno essere scelti i nostri nuovi ambasciatori a Mosca, New York, Parigi e Londra. In pratica la prima fascia della nostra rappresentanza diplomatica all' estero: un puzzle che nessuno vuole venga complicato, visto che è già abbastanza delicato, dalle conseguenze del «caso Regeni». Gentilmente, è stato detto a Cantini che può attendere. Quanto, nessuno è in grado di dirlo.

 

AL SISI RENZI AL SISI RENZI

Nel frattempo i nostri rapporti commerciali con l' Egitto proseguono con conseguenze in chiaroscuro: se molti contratti commerciali sono stati congelati, o non hanno conosciuto lo sviluppo per i quali erano nati, è anche vero che a fine 2016 le nostre esportazioni verso il Paese governato dal presidente Al Sisi hanno raggiunto il record degli ultimi tre anni.

 

giacimento zohr eni egittogiacimento zohr eni egitto

Né si sono interrotti gli investimenti dell' Eni nel mega giacimento offshore Zohr, una scoperta da 850 miliardi di metri cubi, il più grande giacimento di gas del Mediterraneo, il cui sfruttamento secondo una prassi consolidata è stato ceduto al 10% agli inglesi di Bp, mentre un 30% andrà ai russi di Rosneft, per un valore di oltre un miliardo di dollari, oltre ad un rimborso sugli investimenti già effettuati dalla compagnia italiana pari a 450 milioni di dollari.

 

La posizione di Al Sisi sulla Libia infine, disallineata rispetto agli sforzi italiani di sostenere il governo di Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite, rende tutto ancora più complicato. Il rapporto che Gentiloni definì «strategico», fra i due Paesi, al momento resta un ricordo.

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