FENOMENOLOGIA DEL GRILLISMO - DAI 5STELLE ARRIVA UNA TORSIONE DI 180 GRADI DEL PARADIGMA TELE-POLITICO BERLUSCONIANO (POI ACCETTATO DA TUTTI), METTENDO DA PARTE POPULISMO, DESTRA/SINISTRA, ECT. -

Michele Smargiassi per La Repubblica

Inquadratura dal basso. Intonaco giallastro, fotografie male appiccicate al muro, un lembo di finestra. «Scusate stacco il microfono», il conduttore s'alza, scena vuota. «Mi sentite?», voce intubata, «la parola a Francesco», lo sfondo è un corridoio, s'intravede la porta forse di un bagno, un miagolìo fuori campo. O è il talk show più sbilenco della storia, o è una rivoluzione. Forse la seconda.

È lo stile de La Cosa, la contro-tivù di Beppe Grillo. Ma non è solo stile. È la punta di una rivoluzione copernicana della comunicazione politica su cui non conviene fare ironie.
La mano piantata dall'attivista del MoVimento davanti alla telecamera di Tgcom24, il 16 febbraio in piazza Castello a Torino, non intimava solo di inquadrare la piazza del comizio del capo, per «far vedere quanti siamo». Era un gesto simbolico, carico di significati.

Non a caso è diventato un tormentone Twitter, #inquadralapiazza. Poteva essere #giralatelecamera, perché è questo il movimento che i cinquestelle stanno imprimendo alla scena mediatica: una torsione di 180 gradi del paradigma politico-televisivo berlusconiano (poi accettato da tutti) dominante da trent'anni. Un ribaltamento da osservare in sé, mettendo da parte le querelle sul populismo, il destra- o-sinistra, l'euro, la fiducia eccetera.

E qui, dire che Grillo vince perché sa usare la Rete meglio degli altri è cavarsela
con poco. Non fossero bastate le piazze grilline colme di gente in carne ed ossa a smentire la mera virtualità del MoVimento, ecco un dato curioso che troviamo fra le pagine di ‘'Il partito di Grillo'' di Piergiorgio Corbetta ed Elisabetta Gualmini: i candidati 5Sstelle sono attivi sul Web meno di quelli Pd (il 97% dei quali è presente su almeno tre
social network) e perfino di quelli del Pdl (75%).

Solo il 42% dei grillini va oltre la classica doppietta Facebook-Twitter. Ma sapete dove non li batte nessuno? Su YouTube. Dove i loro video sono da sette a venti volte più visibili di quelli dei concorrenti.

Il mito del "partito Web" è da ricalibrare. Per il MoVimento, la Rete come luogo di democrazia dal basso è più che altro un richiamo mitico, una personificazione dell'idea di popolo, «ecco come ha reagito Internet». La "piattaforma" certificata per le votazioni online, più volte promessa, non esiste ancora, Gianroberto Casaleggio è tornato ad annunciarla senza troppa enfasi ai neoeletti riuniti a Roma. Le reti dei meetup grillini, versione Web delle sezioni di partito, sono soprattutto uno strumento di mobilitazione (formidabile: nel 2012 sono raddoppiati sfiorando i centomila iscritti).

Il blog di Beppe Grillo, con un paio di milioni di follower, "sede del MoVimento" a termini di "Non-Statuto", non è un'agorà da polis greca, è una provvista di argomenti da spendere, e uno scandaglio di umori. Le discussioni lunghissime appagano, ma non decidono. Però rafforzano la linea: e non c'è bisogno di sospettare trucchi da e-marketing, come infiltrare falsi utenti o dissimulati influencer, basta l'entusiasmo dei fedelissimi a fare da contraerea implacabile alle obiezioni sgradite.

Il Web è solo la condizione tecnica di un palinsesto più sofisticato, che intreccia corpi fisici e schermi luminosi in un cocktail per spiazzare gli avversari. Lo capì Berlusconi, quando inventò il formato politico della tivù commerciale, sgonfiando le tribune elettorali Rai, mettendo Iva Zanicchi al posto di Jader Jacobelli, traslocando i politici nei salottini dell'intrattenimento. La sua prima apparizione "politica" fu sulla poltrona di Funari. Gli altri dovettero adeguarsi mentre lui, sul suo terreno, partiva in vantaggio.

Bene, Grillo trent'anni dopo fa lo stesso. Butta per aria il vecchio tavolo e impone il suo. "Spegni la tivù e accendi La Cosa" è la sfida del canale condotto dal dj Matteo Ponzano, milanese dai toni affabili; strumento nato per supportare le dirette dello Tsunami Tour, non a caso è stato mantenuto in vita. Fatelo: accendetela. L'impatto è straniante.

Altro che la calza di nylon sulla telecamera, qui gli errori imperdonabili nella tivù classica sono commessi di proposito. Inquadrature storte da webcam, pixellature, sonoro approssimativo, colori improbabili, tempi scoordinati, volti tagliati dai bordi dello schermo. Niente salotti, i dibattiti sono conference call con tre o quattro schermini in fila che si ingrandiscono quando uno parla. Ma è l'estetica Skype o Facetime, ed è familiare a milioni di persone. Comunica il messaggio: "adesso l'informazione sei tu".

«Non è più televisione, il palinsesto siamo noi, non abbiamo spettatori ma interattori», butta lì con intuito Ponzano. Il telespettatore berlusconiano era trattato come un ospite gradito: qui viene trattato come fosse il padrone di casa, anche se poi i contributi "dal basso" sono più che altro interventi in lunghe chat, clip autoprodotte, interviste sui bus o nei mercati raccolte da Piero Ricca (quello che gridò «Buffone» a Berlusconi). Ma il mito della dis-intermediazione, l'abolizione del filtro dei giornalisti, sembra avverato: mentre in realtà è una diversa mediatizzazione.

Genio naturale della costruzione della spontaneità è Salvo Mandarà, ingegnere siciliano trapiantato ad Abbiategrasso, apparso con telecamerina sui palchi di Grillo e poi "scritturato" sempre più ufficialmente, fino alla consacrazione come una delle voci del movimento. Salvochannel5puntozero ha debuttato il 6 marzo: guardate i suoi editoriali a braccio dal titolo Miscappaladiretta, ripresi dal cruscotto dell'auto, o sotto l'ombrello, o nell'officina del meccanico che «mi sta facendo il tagliando» o in cucina fra rumori di stoviglie, e ne capirete la forza mediatica, forse costruita, forse naïf.

Il tecno-pauperismo esibito visualizza i confini di un orgoglioso "altrove", un po' come negli anni Sessanta fece il ciclostile. In questa luce si capiscono meglio sia la "strategia dell'assenza" dai media tradizionali che le tirate di guinzaglio a chi è tentato dai network: «andare in tivù è come andare al proprio funerale», niente pietà né fiori al nemico morente, attenti, le «sette sorellastre» della tivù possono ancora azzannare come lupi feriti, meglio costringerle a inseguirci col fiatone, come i cameraman dietro al Grillo mascherato sulla spiaggia di Marina Bibbona, siparietto altamente metaforico.

Ecco perché YouTube e le telecamerine sono preferite a Twitter. Perché ostentano di ribaltare la direzione della comunicazione, da verticale a orizzontale, senza però rinunciare all'ingrediente ormai insostituibile di ogni successo politico: il corpo. Importato nella politica un secolo fa da D'Annunzio, messo in sordina dai doppipetti democristiani, riesploso iperbolicamente con Berlusconi, il corpo è anche nel nuovo palinsesto «l'arma più forte », come diceva Mussolini del cinema.

Grillo, uomo di scena, lo sa meglio di tutti. Le sue trance attoriali sui palchi che misura a falcate, che riempie di sé, la sua voce dalle escursioni estreme, i gesti che sembrano acchiappare lo spettatore (surrealmente duplicati da quelli del traduttore per non udenti), il suo vocabolario irridente, la veemenza sdoganata e sbattuta in faccia alla «Lourdes linguistica» dei suoi critici, la neolingua che trasforma onorevole in cittadino e dirigente in portavoce, tutto questo, replicato migliaia di volte in streaming, produce un effetto di autoriconoscimento, distanza abissale dal nemico, identificazione ed amalgama.

«Non siamo più un movimento, siamo una comunità!», «Non è un comizio, è uno scambio d'affetto!», gridava Grillo abbracciando le sue piazze, che rispondevano empatiche. È così che il tribuno-aspirapolvere è riuscito dove i movimenti anti-casta (radicali, girotondini, popolo viola...) hanno fallito: nel raccogliere l'universo polverizzato e centrifugo delle mille proteste in un unico frame, dove il principio "uno vale uno", più che un inno all'individuale, è l'apologia dell'omogeneo. «O vinciamo come gruppo o ci eliminano come singoli», insegna Casaleggio d'aprés Al Pacino. E questo è qualcosa di molto più profondo di un "partito del Web".

 

grillo mascherato BEPPE GRILLO IN PIAZZABEPPE GRILLO NEL NOVANTAQUATTRO BERSANI E GRILLO IL FALSO MILITANTE GRILLINO OSPITE DI BARBARA D'URSOBEPPE GRILLO IN UNO SPETTACOLO DEL SETTANTANOVE BEPPE GRILLO CON SOLENGHI FIORETTA MARI BEPPE GRILLO PIPPO BAUDO GRILLO E CARMINATI WALTER VEZZOLI E BEPPE GRILLO DA LìESPRESSOBEPPE GRILLO CON ANTONIO RICCI NEL SETTANTANOVE BEPPE GRILLO CON MARIO MEROLA NELL OTTANTADUE GRILLO E CASALEGGIO ARRIVANO A ROMA BEPPE GRILLO CON LORETTA GOGGI ED HEATHER PARISI NEL SETTANTANOVE con02 gianfranco funariFunari Cover

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…