mattarella

FILIPPO FACCI "TRADUCE" IL MONITO DI MATTARELLA ALLE TOGHE: "L'INGIUSTIZIA, NELLE SUE VARIE FORME, NON FA SOLTANTO UNA RABBIA TERRIBILE: È ANCHE UN FRENO ALLO SVILUPPO E ALLA RIPRESA DI UN PAESE IN GINOCCHIO. SE NON FINISCE UN CERTO "SISTEMA", OLTRETUTTO NON CONDIVISO DA UNA MAGGIORANZA SILENZIOSA DI MAGISTRATI ONESTI, FINISCE QUESTO PAESE. SERGIO MATTARELLA NON HA USATO PROPRIO QUESTE PAROLE, MA CI È ANDATO MOLTO VICINO. HA ANCHE DETTO: AVANTI CON LA RIFORMA. HA DETTO: DITEMI DOVE DEVO FIRMARE. HA DETTO: ORA O MAI PIÙ, CAMBIAMO QUESTA MAGISTRATURA E QUESTA GIUSTIZIA, IO CI SONO"

Filippo Facci per “Libero quotidiano”

 

marta cartabia sergio mattarella

Le parole del presidente della Repubblica, ieri, hanno risuonano forte nell' aula bunker dell'Ucciardone di Palermo, dove si commemorava la maledetta strage di Capaci che uccise anche Giovanni Falcone: ma Sergio Mattarella non ha detto soltanto - com'era doveroso e prevedibile - che «la mafia esiste ancora e non è stata sconfitta», non ha detto soltanto che il sacrificio delle vittime «è impressionante, una lista interminabile», non si è soltanto spostato alla vicina caserma per deporre una corona di alloro dedicata al Reparto scorte, davanti alla lapide che ricorda gli agenti morti anche in via D'Amelio.

marta cartabia sergio mattarella aula bunker ucciardone cerimonia anniversario strage capaci

 

Ieri, anche se i siti internet dei giornaloni tendevano a mimetizzarlo, in pratica Mattarella ha anche detto: avanti con la Riforma. Ha detto: ditemi dove devo firmare. Ha detto: ora o mai più, cambiamo questa magistratura e questa giustizia, io ci sono.

 

BRUSCO RISVEGLIO

Ma forse non occorre neanche tradurre, per una volta: il capo dello Stato ha parlato chiarissimo e ha usato anche parole dirette, per esempio queste: «La credibilità della magistratura è imprescindibile per la vita della Repubblica si affrontino con decisione i progetti di riforma».

 

marta cartabia

L'unica traduzione possibile, dunque, riguarda la sua posizione politica e la sua disposizione da Capo dello Stato: che non è restato imbrigliato dalla consuetudine formale di restare simbolico e discreto, dal non disturbare o dividere troppo come fecero invece altre anime addormentate che lo precedettero. Anzi: da peraltro Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Mattarella ha suonato le campane più alte affinché si accompagnino al brusco risveglio dell' intero «sistema» togato, Mattarella sta decisamente contribuendo a ridestarlo dal sarcofago in cui lo si credeva rinchiuso.

 

Il Presidente ha detto, al primo ministro Mario Draghi e alla Guardasigilli Marta Cartabia, che non ci sono più limiti nel fare ciò che è necessario: e non ha parlato da sedi improbabili, non ha metaforizzato attraverso discorsi agli studenti o inaugurazioni o tagli di nastro.

 

giovanni falcone fotografato da mimmo chianura

Il pulpito era la commemorazione dell' assassinio di Giovanni Falcone (e scorta) il quale fu ostracizzato, e ammazzato per metà, anche e proprio dalle divisioni correntizie della magistratura, e questo ancora pochi giorni prima che saltasse in aria: e a convergere nel boicottarlo furono correnti di sinistra come di destra, correnti di un potere malato che Falcone denunciò pubblicamente già dal 1988 e che confondeva la serietà con l' opacità, l'indipendenza con la sacralità, la libertà di espressione con una sbandierata faziosità. Ma qui torniamo a tradurre Sergio Mattarella, visto che non ci ha girato troppo attorno.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI

 

«Anche il solo dubbio che la giustizia possa non essere esercitata solo in base alla legge provoca turbamento», traduzione: siamo turbati da almeno cinquant' anni. «Se la Magistratura perdesse credibilità, s' indebolirebbe anche la lotta al crimine e alla mafia», traduzione: la lotta al crimine si è indebolita.

 

giovanni falcone

«La credibilità della magistratura e la sua capacità di riscuotere fiducia sono imprescindibili per il funzionamento del sistema costituzionale», o anche «si affrontino sollecitamente i progetti di riforma nelle sedi cui questo compito è affidato dalla Costituzione», traduzione: cari magistrati, o cambiamo la Costituzione o cambiate voi. «Gli strumenti non mancano, si prosegua rapidi e con rigore a far luce su dubbi, sospetti e responsabilità», traduzione: cari Mario Draghi e Marta Cartabia, le riforme vanno controfirmate dal Capo dello Stato, e il Capo dello Stato sono io, eccomi.

magistrati

 

FRENO ALLO SVILUPPO

Insomma, due giorni fa l'ha scritto Libero e in altre parole l'ha detto il Presidente della Repubblica: confidiamo che almeno uno dei due parli chiaro. La Giustizia è «il» problema di questo Paese perché racchiude tutti gli altri problemi. L'ingiustizia, nelle sue varie forme, non fa soltanto una rabbia terribile: è anche un freno allo sviluppo e alla ripresa di un Paese in ginocchio. Se non finisce un certo «sistema», oltretutto non condiviso da una maggioranza silenziosa di magistrati onesti, finisce questo Paese. Sergio Mattarella non ha usato proprio queste parole, ma ci è andato molto vicino.

sergio mattarella tra i magistrati

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