lanzalone parnasi

FINCHÉ NON VUOTERÀ IL SACCO SU LANZALONE, PARNASI RESTERÀ IN CARCERE… - C'È UN'ALTRA CONSULENZA NEL MIRINO DEI MAGISTRATI: IL COSTRUTTORE VOLEVA INFILARE L'AVVOCATO DEL M5S IN UN LODO ARBIATRALE PER FARSELO ANCORA PIÙ AMICO SOPRATTUTTO IN VISTA DEL PALAZZETTO DEL BASKET DA REALIZZARE NELLA VECCHIA FIERA DI ROMA - E PARNASI VIENE INTERROGATO PER ALTRE 4 ORE…

 

1. I RAPPORTI PARNASI-LANZALONE UN' ALTRA CONSULENZA NEL MIRINO

Valentina Errante per il Messaggero

 

La parola adesso passa di nuovo al gip Maria Paola Tomaselli. La strategia della difesa è chiara: tirare fuori dal carcere Luca Parnasi. I legali potrebbero attendere qualche giorno prima di presentare una nuova istanza al gip, che aveva bocciato l' interrogatorio dell' imprenditore di fine giugno, ma in quattro ore, venerdì, Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini avrebbero tentato di addrizzare il tiro, in modo da fornire al giudice quegli elementi sui quali aveva chiesto chiarimenti rigettando l' istanza di scarcerazione.

PARNASI

 

A cominciare dal lodo arbitrale nel quale il costruttore, proprio alla vigilia dell' arresto, voleva inserire Lanzalone «direttamente o per interposta persona tramite la sua rete di relazioni», per garantirsi il favore della giunta Raggi, come secondo l' accusa, è successo con lo stadio di Tor di Valle. Un altro episodio di corruzione, secondo il giudice, visto che il presidente di Acea, capace di influenzare il Campidoglio, avrebbe garantito il suo appoggio anche per altri progetti del gruppo, come il Palazzetto del basket da realizzare nella vecchia Fiera di Roma.

 

Dell' incarico all' avvocato, vicino ai Cinquestelle, c' è traccia nelle intercettazioni, Parnasi aveva negato di esserne a conoscenza e così quel verbale che doveva aprirgli le porte del carcere gliele aveva chiuse. Venerdì, invece, almeno secondo i legali, avrebbe fornito i chiarimenti necessari per dimostrare di avere preso le distanze da quello che la Tomaselli definisce: «un collaudato sistema corruttivo» che durante quell' interrogatorio davanti ai pm Parnasi avrebbe «protetto e preservato in modo da mantenerne intatta l' operatività».

 

luca parnasi mauro baldissoni

L' ALTRO INCARICO

È il 1 giugno quando Lanzalone riceve la telefonata di Andrea Gemma, professore di Diritto privato a Roma Tre, dipartimento di Giurisprudenza, membro del Comitato scientifico della Camera arbitrale di Roma. Perché, alla fine, l' accordo tra l' imprenditore e l' avvocato plenipotenziario, che cura molti dossier per il Comune, va oltre il progetto Stadio.

 

Scrive il gip: «Parnasi vede affacciarsi la concreta possibilità che una serie di progetti imprenditoriali, ormai arenatisi, possano, superare gli impedimenti sorti e concludersi, dall' altra Lanzalone realizza un sostanzioso tornaconto economico. A ciò deve aggiungersi che Parnasi, al fine di ampliare il proprio credito nei confronti del pubblico funzionario - che in considerazione della evoluzione politica da ultimo verificatasi, presenta una influenza ed un peso politico sempre più consistenti, che l' imprenditore intende chiaramente utilizzare per il raggiungimento dei propri scopi - si muove così da rendersi indispensabile a Lanzalone. Questa appare, quindi, la finalità della designazione, in una terna arbitrale, procurata a Lanzalone da Parnasi tramite l' avvocato Gemma, legato all' imprenditore da rapporti professionali e di amicizia».

 

LANZALONE E RAGGI

Non solo il professore propone a Lanzalone di fornire anche altri nomi di suoi colleghi che possano ottenere la nomina di arbitri nel contenzioso aperto in un' amministrazione in provincia di Roma, nel caso in cui voglia sdebitarsi con qualcuno.

Aspetta altri due curricula oltre quello dello stesso Lanzalone.

«L' oggetto - dice Gemma nella telefonata intercettata - è servizi e prestazioni d' opera di ingegnere rese nei confronti di un grande comune della Provincia di Roma». Lanzalone dovrà mandare il suo curriculum «con inserita la specifica inerente i lavori pubblici e la presidenza di Acea, il curriculum di un collega di Luca e un terzo curriculum di una persona con cui potrà eventualmente sdebitarsi o fare una cortesia. Lo metteranno in candidatura».

 

 

2. LA POLITICA E LANZALONE, NUOVA VERSIONE DI PARNASI

Valentina Errante per il Messaggero

 

L' INDAGINE ROMA

Questa volta dura in tutto quattro ore l' interrogatorio di Luca Parnasi. Ma l' imprenditore, dopo il no del gip e il ricorso bocciato dalla Cassazione, racconta di più delle sue relazioni con la politica e dello stretto rapporto con il consulente ombra del Comune di Roma, Luca Lanzalone.

 

LANZALONE E LUIGI DI MAIO

Gli avvocati provano ad aggiustare il tiro, con qualche elemento in più rispetto alle circostanze già agli atti dell' inchiesta. Sembra l' unica via per ottenere dal gip Maria Paola Tomaselli un' attenuazione della misura cautelare, il rischio è che l' indagato numero uno dell' inchiesta sullo stadio resti a rebibbia fino a dicembre.

 

RICHIESTA RESPINTA

Perché il giudice, contro il parere della procura, ancora ieri ha respinto l' istanza di scarcerazione di due stretti collaboratori dell' imprenditore, Gianluca Talone e Fabio Mangosi, che avevano reso davanti agli inquirenti dichiarazioni ritenute insufficienti. Il giudice ha chiesto elementi ulteriori rispetto a quelli già emersi dalle indagini e così, all' indomani del pronunciamento della Suprema Corte che ha definitivamente cristallizzato la detenzione degli indagati, i legali Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini hanno concordato con la procura, che a questo punto ha una strategia diversa rispetto al giudice, un nuovo faccia a faccia.

 

Si parte proprio da quegli elementi che, secondo Maria Paola Tomaselli, il costruttore non aveva chiarito nel lungo verbale del 27 e 28 giugno scorsi. I nodi riguardano il ruolo dell' avvocato Luca Lanzalone, delegato dal Campidoglio ad occuparsi del dossier stadio, nell' approvazione del progetto, i rapporti con il Mibact, attraverso Claudio Santini, che avrebbe consentito di raggiungere il soprintendente Francesco Prosperetti, le relazioni con la politica: dall' ex assessore del Pd Michele Civita (intanto scarcerato dal Riesame) al grillino Paolo Ferrara.

 

tribune tor di valle

Ma anche il funzionamento di una presunta associazione a delinquere della quale Parnasi sarebbe stato la mente. Ossia i rapporti con i suoi collaboratori, ritenuti veri e propri sodali, e ancora detenuti. E adesso, mentre le indagini dei carabinieri vanno ancora avanti, una nuova istanza di scarcerazione potrebbe arrivare sulla scrivania del gip.

 

IN PROCURA

Questa volta l' interrogatorio non si svolge a Rebibbia. Giacca chiara e camicia bianca, Parnasi arriva in procura intorno alle 11,15 scortato dagli agenti.

Siede davanti ai pm e comincia a parlare dei rapporti con Lanzalone. Spiega quali fossero gli accordi con l' avvocato plenipotenziario del Comune, che sarebbe riuscito a far cambiare la rotta della giunta Raggi sul progetto Tor di Valle. Poi passa a Santini, a Civita, a Ferrara.

 

tribune dell ippodromo di tor di valle

Quattro ore non sono tante, ma non si sa se siano bastate a fornire nuovi elementi. Spiega ancora come fosse la politica a chiedere i contributi economici durante le campagne elettorali e come, a fronte di un progetto sul quale aveva puntato tutto, abbia deciso di trovare sponde nelle amministrazioni che avrebbero dovuto dare parere o approvare l' impianto sportivo. Del resto era lo stesso imprenditore a sostenere in un' intercettazione che l' importante era «potere alzare il telefono», quando fosse necessario.

 

LA STRATEGIA

Una strategia imprenditoriale, per il gip: «Il modus operandi del suo gruppo - ha scritto il giudice - in cui il rischio di impresa viene sostanzialmente abbattuto dal ricorso a pratiche illecite tramite le quali si costruisce il buon esito delle diverse operazioni imprenditoriali intraprese». In questo calcolo rientrerebbero le consulenze garantire a Lanzalone, i soldi per Santini, della segreteria del ministro per i Beni culturali, i fondi alla politica. Parnasi pagava tutti.

 

Ora davanti ai pm cerca di destreggiarsi. La posta in gioco, per l' imprenditore, non è soltanto la libertà personale, ma anche il rischio di pesanti ripercussioni per il gruppo imprenditoriale, con un rosso di 13 milioni di euro oltre il fido e un progetto ancora in ballo.

 

 

ROMA STADIO TOR DI VALLE

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…