LE “FINTE” DI RENZI SULL’ITALICUM PER DISINNESCARE IL REFERENDUM - OFFRE APERTURE AD UNA MODIFICA DELLA LEGGE ELETTORALE (OGGI MONTECITORIO VOTA LE MOZIONI), MA SENZA INDICARE COME - UNICO PUNTO FERMO: IL BALLOTTAGGIO - MA NEL PD CI SONO ALMENO CINQUE SOLUZIONI DIVERSE

 

Goffredo De Marchis per “la Repubblica”

 

Le condizioni di Matteo Renzi per una possibile modifica dell’Italicum non cambiano: il ballottaggio resta il suo sistema preferito «perchè la sera delle elezioni si deve sapere chi ha vinto e chi governa. Il tempo delle grandi coalizioni o delle alleanze forzate deve finire».

 

ALFANO RENZI 2ALFANO RENZI 2

Per questo il premier avrebbe preferito che il Pd e la maggioranza non presentassero alcuna mozione oggi alla Camera. I dem sono stati costretti a cedere su pressione del partner di governo Angelino Alfano, ma la linea di Renzi resta chiara: disponibilità ma con alcuni paletti irrinunciabili. Gli stessi che hanno ispirato l’Italicum.

 

Questa posizione viene raccontata bene da un passaggio della giornata di lunedì, subito dopo il rinvio della decisione della Consulta sulla legge elettorale. Dario Franceschini si offre come mediatore perchè anche il Pd si presenti con una sua mozione da contrapporre a quella di Sinistra italiana che giudica incostituzionale la legge elettorale. Scrivendo nel testo: conferma della volontà di cambiare la norma, attesa per le proposte delle altre forze politiche.

lorenzo guerinilorenzo guerini

 

Non c’è un’indicazione di dove si va a parare ma si dimostra per iscritto la disponibilità del Pd. Ne parla in serata con Lorenzo Guerini, l’ambasciatore romano di Renzi, impegnato a New York all’assemblea generale dell’Onu.

 

Il vicesegretario risponde picche: «Un documento generico non serve a niente. Se proprio dobbiamo fare una mozione allora ci mettiamo i nostri punti fermi. Ovvero, l’Italicum è una buona legge, si può modificare ma solo rispettando i pilastri della governabilità, della stabilità e della rappresentanza». È la conferma che a Palazzo Chigi la discussione, e le aperture, ruotano sempre intorno alla norma votata lo scorso anno ed entrata in vigore a luglio.

 

Non significa che la posizione di Renzi sia solo tattica. Ma significa che l’intenzione è quella di non prendere un impegno concreto prima del referendum. Dopo, dipende dalla vittoria del Sì o del No, il quadro sarà completamente diverso dall’attuale. Lo saranno i rapporti di forza, lo saranno anche le eventuali proposte di modifica. In caso di successo degli anti-riforma l’Italicum sarebbe morto prima di essere sperimentato, visto che vale solo per la Camera e il Senato invece rimarrebbe in piedi.

ANDREA MARCUCCIANDREA MARCUCCI

 

La disponibilità del premier è prudente, ma sincera, se è vero che le possibili modifiche sono oggetto di discussione a Palazzo Chigi. Il fedelissimo renziano Andrea Marcucci immagina un secondo turno aperto agli apparentamenti «in modo che al governo non vada un solo partito, ma più forze politiche». Nessuno insomma da solo potrebbe prendere tutto.

 

È un’ipotesi che è finita sul tavolo del premier ma che non tocca in alcun modo il tema della governabilità: si sa chi vince e chi vince governa. Niente manovre parlamentari. «Per questo - avverte Marcucci è doveroso che nella mozione, insieme alla volontà di cercare modifiche condivise, ci sia assolutamente la condizione di un sistema che assicuri un governo chiaro e stabile».

dario franceschini al colosseodario franceschini al colosseo

 

La mozione di maggioranza dunque serve a mantenere dei margini, ad attendere le proposte di tutti, a non mettere in crisi il rapporto con Alfano che ha garantito ai suoi parlamentari l’impegno di Renzi per correggere l’Italicum e ora sente la necessità di un atto concreto. In più, e i renziani non lo nascondono, può creare delle difficoltà alla minoranza, che continua a dire «senza modifiche all’Italicum noi votiamo no al referendum».

 

«Noi ci siamo - sottolinea Guerini - e loro che fanno, si tirano indietro? ». La sinistra Pd non si fida e allo stesso tempo non vuole rinunciare alla posizione di mezzo. Perciò alza l’asticella: «Ci dovrebbero spiegare come si modifica e quando. Prima o dopo il referendum? », chiarisce Roberto Speranza. Che mette anche una pietra tombale sul passaggio di oggi pomeriggio: «Alla fine del circo delle mozioni, avremo un solo risultato: che esiste una legge elettorale vigente e si chiama Italicum».

matteo orfini matteo orfini

 

Alla fine non è facile trovare un’alternativa al doppio turno di Renzi nè tra gli altri partiti nè dentro al Pd. Eppure si dovranno scoprire le carte nella direzione convocata a fine mese proprio su questa materia.

 

I renziani chiedono una governabilità chiara e non amano le coalizioni modello Unione; Franceschini pensa a una correzione con il premio alle coalizioni per aprire al centro; Matteo Orfini punta al modello greco (proporzionale e premio fisso di deputati al partito vincente); Andrea Orlando vuole l’abolizione del ballottaggio; la minoranza ha presentato una proposta chiamata Mattarellum 2.0 con i collegi uninominali e premio di maggioranza.

il ministro andrea orlandoil ministro andrea orlando

 

La linea di Pier Luigi Bersani del resto è «opposta», come ha detto lui, a quella del segretario: «Io sostengo non il proporzionale, ma un sistema moderatamente maggioritario».

 

La mossa dei grillini, che oggi metteranno nero su bianco, il ritorno al proporzionale puro, senza premi, sul modello della Prima repubblica, non aiuta certamente il dialogo per la modifica dell’Italicum.

 

BERSANIBERSANI

Anzi, sembra fatto apposta per farsi dire di no e lasciare tutto com’è. In questo caso, per Renzi, dal fronte grillino non arriva una cattiva notizia, ma la strategia del premier resta quella dell’attesa. Non solo sarà dirimente l’esito finale del referendum. Si faranno i conti anche con i numeri, in termini assoluti, degli elettori che avranno detto Sì. Saranno importanti anche per la legge elettorale che verrà.

 

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...