MI SISTEMO COL SISTEMA SESTO - COMPAGNI CHE INTASCANO: IL FIUME DI CONTANTI SUL CONTO DI PENATI E QUELLA STRANA “RETICENZA” DI UNIPOL

Sandro De Riccardis per "la Repubblica"

È andato a un passo da una nuova incriminazione, questa volta per falsa testimonianza nel processo sul "Sistema Sesto", Pasqualino Di Leva, uno dei simboli del sistema di corruzione e appalti pilotati a Sesto San Giovanni, la ex Stalingrado d'Italia.

Ex consigliere del Partito Comunista, corrente migliorista, già assessore all'Edilizia negli anni '80 e poi di nuovo nella giunta dell'ex sindaco Giorgio Oldrini, Di Leva ha patteggiato un anno e otto mesi di carcere per corruzione. E ieri è tornato in aula come teste, nel processo che vede imputato l'ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, per spiegare i 115 mila euro versati in contanti sui suoi conti tra il 2004 e il 2010.

I SOLDI DA PASINI
Tra un «non ricordo» e un «non riesco a fare mente locale», che hanno mandato su tutte le furie il presidente del collegio Giuseppe Airò, l'ex assessore alla fine ha ricordato: «Allora se è così, dico che i soldi me li ha dati Pasini», riferendosi al costruttore di Sesto dalle cui dichiarazioni è partita l'inchiesta che ha travolto Penati, che è stato anche capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani. Pasini ha denunciato in procura tangenti legate alla riqualificazione delle aree Falck. Ipotesi d'accusa spazzate via dalla prescrizione e ormai fuori dal processo.

LA "CONTABILITÀ NON UFFICIALE"
Su circa due milioni complessivamente raccolti su cinque conti correnti, la procura ha isolato 368mila euro riferibili all'associazione "Fare Metropoli", che per l'accusa è un «mero schermo destinato ad occultare la diretta destinazione delle somme a Penati». In udienza, la Gdf ha parlato di «contabilità non ufficiale».

È il filone d'indagine che vede indagato l'ex politico per illecito finanziamento ai partiti. Nello stralcio trasmesso a Milano, la procura ha chiesto l'archiviazione per alcuni finanziatori «non consapevoli di finanziare illecitamente l'attività politica di Penati», e il processo per il responsabile finanziario, Carlo Angelo Parma, e il rappresentante legale, Pietro Rossi, insieme all'imprenditore Roberto De Santis e l'architetto Renato Sarno, ritenuto dai pm monzesi «collettore delle tangenti» di Penati.

I CONTANTI DI PENATI
In udienza, i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno ricostruito i versamenti in contanti, «crescenti dal 2004 al 2011» sui conti di Penati (130mila euro) e della moglie (33mila euro), definiti in un'informativa ai pm Franca Macchia e Walter Mapelli, «singolari e ingiustificati».

Ma i legali di Penati, gli avvocati Nerio Diodà e Matteo Calori, hanno annunciato che nelle prossime udienze depositeranno una memoria per dimostrare come quella liquidità provenga da contratti di locazione riferibili a una ventina di locali di una palazzina che Penati ha ereditato. I legali hanno anche depositato ieri copia di un contratto di mutuo (da 156mila euro) per "tracciare" il denaro utilizzato dalla moglie per l'acquisto di una casa.

I RITARDI DI UNIPOL
L'informativa sui contanti di Penati è stata depositata agli atti poche settimane fa, a processo già partito, perché «alcune banche hanno risposto con notevole ritardo ai chiarimenti chiesti sui conti di Penati». È stato citato in udienza il caso di Unipol Banca. Quando è emerso un versamento con assegno bancario su un conto di una filiale Unipol di Sesto, la procura ha notificato all'istituto un ordine di esibizione.

Ma Unipol ha comunicato, a dicembre, «esito negativo». Soltanto dopo un'ulteriore sollecitazione, è emerso un conto intestato a Penati e alla moglie. Per Unipol, scrive la finanza in un'informativa, si è trattato di «un mero errore procedurale».

 

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