referendum taglio parlamentari

REFERENDUM, VOTO SÌ - PAOLO FLORES D’ARCAIS: ‘’NON SI TRATTA DI UNA GRANDE RIFORMA, È PIUTTOSTO UNA RIFORMETTA, TUTTAVIA NON FA DANNI. INSOMMA, CAMBIERÀ POCHISSIMO, CI SARANNO ALCUNE DECINE DI PEONES IN MENO, TUTTO QUI. QUESTO POCHISSIMO, COMUNQUE, VA NELLA DIREZIONE GIUSTA – PER ESSERE DAVVERO AUTOREVOLE UN PARLAMENTO DOVREBBE ESSERE COMPOSTO DI POCHI MEMBRI, RICONOSCIBILI E CONTROLLABILI DAI CITTADINI, NON DAI PARTITI…’’

paolo flores d arcais

Paolo Flores d’Arcais - http://temi.repubblica.it/micromega-online/referendum-tanto-rumore-quasi-per-nulla/

 

 

Il 20 e 21 settembre si svolge il referendum che deciderà se confermare o bocciare la riforma costituzionale con cui il numero dei parlamentari viene ridotto da 915 a 600 (da 630 a 400 per la Camera, da 315 a 200 per il Senato).

 

Non si tratta di una grande riforma, è piuttosto una riformetta, tuttavia non fa danni, e gli alti lai di oltre duecento costituzionalisti suonano parecchio sopra le righe, per usare un eufemismo. Che riducendo il numero dei parlamentari venga leso il ruolo della istituzione Parlamento non sta né in cielo né in terra: è vero semmai il contrario.

 

referendum taglio parlamentari

Per essere davvero autorevole un parlamento dovrebbe essere composto di pochi membri, riconoscibili e controllabili dai cittadini, non da qualche decina (forse meno) di rappresentanti che decidono, più una pletora di peones, che schiacciano il bottone a seconda del pollice del capogruppo.

 

Oltretutto la prevalenza numerica dei peones è stata nelle recenti legislature messa a repentaglio dai transumanti, vergogna cui ci si è assuefatti, ma che rende ogni discorso numerico sulla dignità del parlamento una cornucopia di ipocrisia o cecità.

 

referendum taglio parlamentari

Ma peones e transumanti lavorano moltissimo nelle commissioni, si obietta. Soprattutto per infilare codicilli clientelari, localistici o trappole per manovre dilatorie, non certo per rafforzare l’autonomia del potere legislativo, sarebbe doveroso replicare. Chi lamenta che diminuendo il numero di onorevoli e senatori si impoverisce la rappresentanza dei territori, le specificità locali, dimentica che ogni eletto dovrebbe rappresentare la nazione, non il particulare che trova legittimazione elettorale quando si vota per regioni e comuni (è a livello locale che mafie e clientelismi vanificano il voto libero).

 

referendum taglio parlamentari

Insomma, cambierà pochissimo, ci saranno alcune decine di peones in meno, tutto qui (i transumanti continueranno nei loro “quattro cantoni”, visti i criteri al sempre peggio con cui li selezionano i partiti). Questo pochissimo, comunque, va nella direzione giusta. Per cui, tutto sommato, è ragionevole che chi andrà a votare voti sì.

 

referendum taglio parlamentari

Si voterà in ripresa di coronavirus, però, e credo non ci sia nulla di censurabile nel comportamento di quanti, di fronte alla inciviltà delle turbe di menefreghisti della mascherina e del distanziamento (“me ne frego”, motto fascistissimo) e all’accidia di Viminale e altre autorità rispetto alle violazioni, decideranno di non andare a votare. Quorum ego. Perché tra il rischio contagio, e il voto su una riformetta che poco o nulla cambia venga confermata o bocciata, si può ben far prevalere il primo motivo.

 

peones transatlantico1

In realtà il contenuto della riforma interessa pochissimo a quasi tutti coloro che si agitano pro o contro. I partiti, in primo luogo, che hanno votato diversamente al Senato (dove il quorum dei due terzi non è stato raggiunto) e alla Camera (dove si è sfiorata l’unanimità). Il M5S, il più coerente, lo ha fatto non per riformare davvero, ma per piantare una bandierina a buon mercato presso l’opinione pubblica, cianciando di risparmi, quando di fronte a qualche milione in meno di stipendi parlamentari, nulla fanno per amputare i cento miliardi di evasione annua.

marco travaglio paolo flores d arcais enrico mentana

 

Spiace dover ricordare i termini reali, modestissimi, della disputa, visto che MicroMega è nata anche con la volontà di serie modifiche costituzionali. Nel suo secondo numero, esattamente trentaquattro anni e tre mesi fa, chiedevamo, come insieme organico (fuori del quale le singole misure proposte potevano divenire anche deleterie): trasparenza e antilottizzazione (“possibilità per chiunque, singolarmente considerato, di accedere al controllo, di promuovere il giudizio in vista di sanzioni, di ottenere risarcimento se il dettato della legge che impone e realizza il vantaggio pubblico venga disatteso”).

 

silvio berlusconi e domenico scilipoti il re dei peones

“Una sola Camera, formata di pochi deputati (un centinaio) … un collegio unico nazionale [che] scoraggerebbe il deputato dalla presentazione di leggine a sfondo localistico”. “Trasformare il contributo pubblico ai partiti, sostituendo la forma monetaria con l’erogazione gratuita di servizi … alle liste elettorali e ai singoli candidati, invece che ai partiti in quanto tali”.

 

Quanto all’esigenza della governabilità, per eleggere i propri rappresentanti ma anche la coalizione di governo, “una elezione in due turni. Nel primo si eleggono cinquanta deputati, in modo rigorosamente proporzionale. Nel secondo ogni coalizione presenta, oltre alla lista dei candidati, la lista del governo, e alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa qualificata (40%) vengono attribuiti i tre quarti dei rimanenti cinquanta seggi”.

PEONES BOLDRINI LEGGE ELETTORALE

 

Un sistema di incompatibilità, “tra cariche elettive (o in Municipio o a Strasburgo, insomma), tra cariche elettive e funzioni ministeriali (tranne che per il premier), tra cariche elettive e cariche di nomina politica (nelle banche, nelle industrie di Stato, nelle Usl ecc.) da estendere nel tempo, di modo che non si diano lottizzazione di ‘buonuscita’”. “Un intervallo di alcuni anni fra cariche locali e nazionali, di modo che non risulti più vantaggioso amministrare in vista di una clientela”.

 

Un tetto di “tre mandati di cinque anni l’uno, di cui solo due senza interruzione … limite ragionevole, poiché consentono nel frattempo il prodursi di una nuova classe di governo”. E qualcos’altro, motivato e dettagliato. Oggi modificherei talune proposte, tanto è cambiata la situazione. Ma non gli intendimenti di fondo.

peones transatlantico

 

Una discussione seria su riforme costituzionali che colpissero il crescente malcostume partitocratico non si è purtroppo mai sviluppata. E non si svilupperà. Prevarranno miserabili cabotaggi, che useranno i risultati del voto solo per cercare di indebolire o rafforzare il governo. Il partito della democrazia presa sul serio è in questa fase più debole che mai.

 

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