MARTONE HA RAGIONE - IL VICEMINISTRO AL LAVORO DICE UNA COSA OVVIA (“SE A 28 ANNI NON SEI LAUREATO SEI UNO SFIGATO”) MA TUTTI IMPRECANO - IL DG DELLA LUISS CELLI LO DIFENDE: “LA MEDIA EUROPEA NON ARRIVA A 24 ANNI. I NOSTRI GIOVANI SI LAUREANO DOPO I 27 ANNI” - FORSE LA DOMANDA DA FARSI E’ UN’ALTRA: VALE LA PENA LAUREARSI, OGGI? IN FONDO JOBS E GATES NON HANNO MAI PRESO UN PEZZO DI CARTA ED HANNO CAMBIATO IL MONDO CON APPLE E MICROSOFT…

Da "Repubblica.it"

Giovani e istruzione. Una tagliente provocazione lanciata ai giovani che dilatano i tempi necessari per raggiungere il traguardo della laurea. Un plauso, invece, a chi è più pragmatico, schietto con se stesso, capace di scegliere a soli 16 anni un istituto professionale piuttosto che l'università riconoscendo che a quel titolo di studio non arriverà mai. Questo il commento sui giovani e le loro scelte di formazione del viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali, Michel Martone: "Dobbiamo dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto tecnico professionale sei bravo. Essere secchione è bello, almeno hai fatto qualcosa".

Si è espresso così Martone stamane alla "Giornata sull'apprendistato" organizzata dalla Regione Lazio nella sede dell'ex opificio Telecom in via Ostiense: "Bisogna dare messaggi chiari ai giovani" - ha concluso con fermezza. E la reazione di quei ragazzi che sembra non crescano mai non si è fatta aspettare. Monta la polemica con le voci degli studenti che dipingono un quadro ben diverso da quello illustrato dal viceministro.

Studiare e lavorare, una necessità. "Non tutti coloro che si iscrivono all'università sono figli di papà" - replica di Pietro De Leo, responsabile dell'associazione Gioventù e Libertà - L'ultima indagine eurostudent dimostra che in un periodo di crisi economica, come quello attuale, sono sempre di più quegli studenti che non possono permettersi il percorso formativo se non affiancandolo ad un lavoro. La causa - continua - è l'eccessivo aggravio di tasse e spese che non possono più essere sostenute dalla sola famiglia. Bisognerebbe partire da questa condizione per ripensare al sistema che negli anni ha concepito molti delusi e troppi privilegiati".

Borse di studio insufficienti. Si è detta indignata l'Unione degli Universitari: "Se Martone conoscesse la realtà studentesca, non si sognerebbe neanche di fare certe affermazioni - spiega Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell'Udu - L'Italia è l'unico Paese al mondo dove non ci sono i soldi necessari per coprire le borse di studio che dovrebbero essere lo strumento per tutelare il diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione. Abbiamo gli investimenti per il diritto allo studio più bassi d'Europa, le terze tasse universitarie più alte in Europa e il 40% degli studenti universitari che fanno almeno un lavoro per mantenersi gli studi. Lo vada spiegare a loro e ai figli dei cassintegrati che nonostante tutte le difficoltà continuano a frequentare l'università, costretti magari ad un lavoro in nero".

Bocciato in marketing e comunicazione. Secondo il coordinatore nazionale di Generazione Futuro, Gianmario Mariniello "Martone ha usato un linguaggio sbagliato, non confacente a un rappresentante della Repubblica italiana, che generalizza eccessivamente e rischia di travolgere anche la parte giusta del suo messaggio". Ma nella buona sostanza, è approvata la linea dura del laurearsi in tempo e con buoni voti.

Laurea dopo i 27, media italiana. A confermare questo dato è il direttore generale dell'università Luiss di Roma, Pierluigi Celli: "La media europea non arriva a 24 anni. I nostri giovani si laureano dopo i 27 anni - ha detto - Oramai, il mercato del lavoro non è più nazionale ma quanto meno europeo se non internazionale. Quindi, i giovani italiani con la laurea rischiano di presentarsi con tre, quattro anni di ritardo rispetto ai giovani europei". E sulle dichiarazioni di Martone interviene dicendo: "La frase è un pò forte, ma affronta un problema reale. Il richiamo del viceministro è pensante ma giusto - afferma Celli - si deve arrivare alla laurea al massimo un anno dopo le annualità previste, diciamo entro i 25 anni. Alla Luiss, ad esempio, abbiamo disincentivato la presenza dei fuoricorso con rette molto più care rispetto a quelle previste per chi si laurea nel tempo stabilito".

Erano "bamboccioni". Resta il fatto che i giovani finiscono puntualmente nel mirino dei governi, soprattutto quando si trovano a fronteggiare le conseguenze della crisi economica. Nessuno, ora, non potrà fare a meno di associare alla definizione di "sfigato", quella di "bamboccione". Li definì così i giovani che non lasciavano ancora casa di mamma e papo, Tommaso Padoa-Schioppa, quando era ministro dell'Economia: "Mandiamo i bamboccioni fuori di casa" - disse. Sono passati più di quattro anni da quella esternazione e la situazione non è migliorata. La crisi economica ha accentuato un ritardo: quello dell'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Laurea o non laurea entro e non oltre i 28. Due milioni di ragazzi, infatti, non studiano e non lavorano. E il futuro? E' drammatico.

La reazione in un tweet. Poco più di un'ora dalle dichiarazioni, si scatena il popolo dei social network. Su Twitter i topic più 'trendy' e più digitati sono #sfigato, #se a 28 e #martone. E lo "sfigato" di Martone viene eletto dalla rete la versione targata 2012 del "bamboccione" di Padoa Schioppa: "#sfigato is the new #bamboccione?". Le parole del viceministro girano vorticose da un profilo all'altro: è tutto un retweet. E come sempre i commenti si spaccano.

 

MICHEAL MARTONE PIERLUIGI CELLI Università La Sapienza RomaTOMMASO PADOA SCHIOPPA - Copyright Pizzi

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