papa francesco bergoglio

“FRANCESCO NON HA PENSATO DIO, LO HA PATITO” – VITO MANCUSO: “FRANCESCO NON È STATO UN TEOLOGO (COME LO FU BENEDETTO XVI), NEPPURE UN SAPIENTE PASTORE (COME GIOVANNI PAOLO II), NÉ UN INTELLETTUALE PENETRANTE E TALORA ESITANTE (COME PAOLO VI), NÉ UN LEGISLATORE E UN DIPLOMATICO (COME PIO XII): NO, FRANCESCO È STATO UN PROFETA. CREDO SIA STATO IL PRIMO PROFETA ALLA GUIDA DELLA CHIESA IN DUEMILA ANNI DI STORIA” - “HA PARLATO DAVANTI A DIO A FAVORE DEL MONDO, E L’HA FATTO CON UNO STILE TUTTO SUO, INCONFONDIBILE E IRRIPETIBILE, MA SEMPRE AUTENTICAMENTE UMANO…”

Estratto dell’articolo di Vito Mancuso per www.lastampa.it

 

PAPA FRANCESCO

Il termine teologia mal si adatta al pensiero e direi anche alla vita di Jorge Mario Bergoglio. Occorre piuttosto coniare un altro termine al fine di illustrare adeguatamente il suo parlare di Dio, il suo rappresentarlo, il suo essere (per riprendere la celebre definizione del Papa data da santa Caterina da Siena) “il dolce Cristo in terra”.

 

Questo neologismo, non bello ma a mio avviso efficace, è il seguente: teopatia. Non teo-logia, ma teo-patia. Esattamente come si parla di simpatia e di empatia per contrassegnare il risuonare dell’emotività di fronte a un altro essere umano o a una situazione di vita, così, per il pensiero di Dio espresso da papa Francesco negli scritti e soprattutto nella vita occorre parlare di teo-patia.

 

BERGOGLIO

Egli non ha pensato Dio, lo ha patito. Non è stata la logica, è stata piuttosto la passione a costituire la sigla del suo incontro con il Mistero del mondo capace di produrre Amore a cui ci si riferisce tradizionalmente dicendo Dio. Questo incontro passionale tra il Mistero da un lato e la sua coscienza e le sue viscere dall’altro ha prodotto in papa Francesco sia la dolcezza, lo slancio e l’entusiasmo, sia l’indignazione, la protesta e talora anche la rabbia.

 

[…] Francesco non è stato un teologo (come lo fu Benedetto XVI), neppure un sapiente pastore (come Giovanni Paolo II), né un intellettuale penetrante e talora esitante (come Paolo VI), né un legislatore e un diplomatico (come Pio XII): no, Francesco è stato un profeta.

 

vito mancuso foto di bacco (3)

Credo sia stato il primo profeta alla guida della Chiesa in duemila anni di storia. […]

 

Bergoglio invece decise di chiamarsi proprio così, Francesco, e il risultato è stato un pontificato all’insegna della profezia e della destabilizzazione, sia esterna alla Chiesa sia soprattutto interna. La profezia infatti necessariamente destabilizza, turba, inquieta, scompagina, sovverte, se no non è profezia.

 

l arrivo di papa francesco a regina coeli

E proprio per questo, proprio perché profeta, papa Francesco talora è apparso palesemente inadatto al ruolo di Sommo Pontefice, un ruolo che, ben più che profezia, richiede prudenza, diplomazia, pazienza, lungimiranza, capacità di ascolto e di dialogo, spirito di squadra, moderazione.

 

L’autentico profeta non conosce nessuna di queste qualità: egli è abitato da un fuoco divorante che gli brucia nell’anima e gli mette una fretta spasmodica, lo fa essere inquieto e inquietante, lo rende un solitario, spesso introverso, talora incompreso, e gli assegna inevitabilmente un brutto carattere, come lo stesso Bergoglio ha riconosciuto di sé parlando del suo rapporto con i medici e che penso si possa estendere al rapporto con tutti i suoi collaboratori. Il pontefice è chiamato a essere un direttore d’orchestra, il profeta invece è un sublime solista.

 

BERGOGLIO AL PRESEPE VIVENTE

Per questo papa Francesco, quando parlava o scriveva di Dio, non si rivolgeva alla ragione degli interlocutori, bensì al loro sentimento, alla loro passione, al loro pathos. Non era fatto per i trattati teologici, neppure per le encicliche pure apparse a sua firma ma che evidentemente non sono state il luogo in cui egli ha manifestato la sua essenza peculiare, a differenza per esempio di Benedetto XVI che fu teologo prima ancora che papa e che usava consegnare alla scrittura la sua parte migliore, e a differenza, per fare un altro esempio, del cardinal Martini, biblista prima che vescovo, e che a sua volta privilegiava la ragione e la logica nel parlare e nello scrivere di Dio.

 

papa bergoglio in bangladesh 8

Bergoglio no, lui è stato passione. Era fatto per i discorsi a braccio, per le telefonate all’improvviso, per gli sguardi amichevoli, per i rimproveri duri, per i ricordi familiari di vita quotidiana. Il suo rifiuto di risiedere nell’appartamento papale è stato il simbolo dell’infrangere il più generale comportamento papale. Per questo alcuni l’hanno amato e l’ameranno sempre, mentre altri non lo potevano soffrire e adesso di sicuro si sentono sollevati dal fatto che quella irrazionalità che necessariamente discende dalla passione non sia più alla guida della Chiesa.

 

[…]

 

papa comunista 14

Francesco ci invitava a immaginare come valutare la nostra esistenza quando arriverà la fine e ora che la fine è arrivata per lui io credo che l’intera sua esistenza si possa valutare come quella di un profeta: di un uomo che, come attesta l’etimologia greca, “parlava davanti a” e insieme parlava “a favore di”.

 

Egli ha parlato davanti a Dio a favore del mondo, e l’ha fatto con uno stile tutto suo, inconfondibile e irripetibile, a volte dolce a volte amaro, morbido e spigoloso, conciliante e pungente, ma sempre autenticamente umano, anzi italo-argentino, e sempre autenticamente cristiano, anzi gesuita. La sua teologia è stata teopatia, e la sua testimonianza rinnoverà sempre nella coscienza di ogni essere pensante il pathos per il Mistero del mondo.

PAPA BERGOGLIO SI CONFESSA IN PUBBLICOpapa francesco con il poncho a san pietro 1papa francesco con il poncho a san pietro 3il papa sulla 500 lIL RISIKO DI BERGOGLIO CON ZELENSKY - MEME BY EMILIANO CARLI BERGOGLIO RATZINGERpapa francesco in piazza san pietro per la domenica delle palme in vaticano foto lapresse 9

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