“BAVAGLIO ROSSO” - L’EX MAGISTRATO VIOLANTE SI SCHIERA CONTRO LA PUBBLICAZIONE DI INTERCETTAZIONI E FINISCE SULLA GRATICOLA DEL TRAVAGLIO QUOTIDIANO - “DICE CHE “IL GIORNALISTA NON E’ UN CANE DA RIPORTO”? E QUELLI CHE ENFATIZZARONO LA SUA INCHIESTA SUL GOLPE INESISTENTE A CHI ABBAIAVANO?” - ‘’L'IDEA CHE TRASCRIVERE LE PAROLE TESTUALI DI UNA PERSONA SIGNIFICHI AUTOMATICAMENTE “DISTRUGGERNE LA REPUTAZIONE”, È FRUTTO DI UNA MENTE MALATA” - CETRIOLO ANCHE PER NAPPI (MD)…”

Marco Travaglio per "il Fatto Quotidiano"

Capita di tutto, nel manicomio chiamato "politica". Anche di ricevere lezioni di giornalismo da Luciano Violante. Il quale, sul bollettino del Pd chiamato Unità, rimbecca Sergio Rizzo del Corriere per aver detto, a proposito del caso D'Ambrosio, che "i giornalisti si limitano a riportare i fatti che accadono". "Non sono d'accordo - ribatte Violante -. Il giornalista non è un cane da riporto" e "la notizia ha un significato diverso a seconda del modo in cui è data".

Però, che genio. Meno male che c'è lui, perchè non ci aveva mai pensato nessuno. Ma le scoperte non sono finite: "Nella società dei mezzi di comunicazione è possibile che il comunicatore non abbia alcuna responsabilità professionale? Egli forma l'opinione pubblica, a nascere giudizi e schieramenti. Può distruggere la reputazione di un uomo o creare un mito".

Infatti, negli anni 70, un modesto magistrato torinese divenne un mito per la sinistra grazie ai mezzi di comunicazione ("cani da riporto"?) che enfatizzarono una sua inchiesta su un golpe inesistente, dopodichè entrò in politica e non ne uscì più. Si chiamava Violante.

Ora, siccome qualcuno critica lui e i suoi amici, intima ai giornalisti di "porsi con urgenza il problema di come dare le notizie rispettando la dignità dei cittadini". E propone, tanto per "cominciare", la "messa al bando del 'giornalismo di trascrizione', che consiste (caso unico nel panorama della stampa dei Paesi democratici) nel trascrivere ore e ore di telefonate", il tutto per "formare un'opinione pubblica che si nutra di notizie e di commenti, non di veleni".

Ora, a parte il fatto che le intercettazioni, anche quando riguardano la vita privata, si pubblicano in tutto il mondo, tranne la Russia di Putin e l'Ucraina di Lukashenko, non è ben chiaro in che senso le intercettazioni giudiziarie come quelle sulla trattativa Stato-mafia siano "veleni" e non "notizie". I veleni sono insinuazioni gratuite, illazioni infondate, sospetti sul nulla:quanto di più lontano esista dal pubblicare testualmente ciò che un personaggio pubblico dice.

L'idea che trascrivere le parole testuali di una persona significhi automaticamente "distruggerne la reputazione", è frutto della mente malata di chi dà per scontato che tutti dicano o facciano sempre e comunque cose sbagliate, sconvenienti, scandalose. "Omnia munda mundis e omnia sozza sozzis", direbbe Massimo Fini.

Se uno parla bene e agisce bene, non ha alcun timore di veder pubblicate le sue parole e azioni, com'è doveroso che avvenga se è un personaggio pubblico. Contro chi "distrugge reputazioni" e sparge "veleni" esiste già il reato di diffamazione a mezzo stampa. E contro le violazioni della riservatezza c'è una stringentissima legge sulla privacy. Questi, e solo questi, sono e devono essere i limiti del giornalista a tutela della "dignità dei cittadini".

Per il resto, tutto ciò che è di interesse pubblico va pubblicato senza censure né violanterie. Ma è evidente che l'ammucchiata ABC, anzi BBC, che si propone di ammorbarci anche nella prossima legislatura e non a caso tiene sotto tiro i pochi non allineati (vedi il linciaggio contro Di Pietro e Grillo, più a sinistra che a destra), ci sta apparecchiando un bel bavaglio rosso, identico a quello berlusconiano ma molto più ipocrita in quanto sfrutta la morte per infarto di D'Ambrosio.

Un membro del Csm affiliato a Md, Nello Nappi, invoca la secretazione delle intercettazioni penalmente irrilevanti che oggi perdono la segretezza appena messe a disposizione delle parti processuali.

Non solo di quelle del capo dello Stato, ma di tutte. E' l'antipasto dell'inciucione prossimo venturo. Naturalmente noi del Fatto, piaccia o no ai Violante e ai Nappi, continueremo a pubblicare tutto ciò che interessa ai cittadini, anche a costo di farlo da soli. O di finire sotto processo in virtù di nuove leggi liberticide: la Corte europea spazzerà via bavagli e bavaglini italioti, azzurri o rossi che siano.

 

MARCO TRAVAGLIO LUCIANO VIOLANTE GIORGIO NAPOLITANO E LORIS D'AMBROSIO SERGIO RIZZOANIELLO NAPPI jpeg

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