SONO APPENA DUE I DEPUTATI GRILLINI CHE LASCIANO GRILLOMAO: FUGA PER AVERE TUTTA LA PAGNOTTA MENSILE?

Andrea Malaguti per "La Stampa"

«Ve ne andate?». «Scusi?». «Lei e il suo collega Alessandro Furnari lasciate il Movimento 5 Stelle?». Nel cortile di Montecitorio la deputata tarantina Vincenza Labriola si rigira la sigaretta appena accesa tra le dita lunghe e sottili. Tira una boccata piena per prendere tempo. Sgrana gli occhi castani. È pallida. Ha i capelli legati dietro la nuca. «Non confermo niente». Se ne vanno. Se non casca il mondo si iscrivono al gruppo misto. Si sono informati con l'ufficio di presidenza della Camera.

«Come ci si muove, tecnicamente?». Il primo passo verso l'addio. Molti ne hanno parlato. Loro lo fanno. Lo annunceranno con un post su Facebook. Per spiegarsi agli attivisti. Forse già stasera. Forse domani. «Sì, abbiamo chiesto informazioni. Per sapere. Allo stesso modo con cui si chiedono informazioni per il telepass». Cioè come entrare in una autostrada per andare da un'altra parte? L'esempio le esce inconsciamente. È ovvio che si sente a disagio.

Lei e Furnari sono amici. Tarantino anche lui. Le dà forza l'idea che siano assieme a fare questo passo. «Può darsi che con il suo post appaia anche il mio», concede. Stanno studiando le parole. Non hanno intenzione di attaccare Grillo. E nemmeno di passare per traditori. Quelli che se ne vanno per i soldi. «Il punto è che quando devi scegliere tra il senso di te e un progetto che ti sembra non esistere più...».

Lascia la frase a metà, come se le fosse insopportabile l'idea di dare un dispiacere a chi l'ha portata fin lì. Non è riuscita a fare abbastanza, le pare. Soprattutto sull'Ilva. Come se fosse rimasta incastrata nei troppi dibattiti da sfinimento del suo gruppo. E sabato c'è questa manifestazione, proprio davanti allo stabilimento, alla quale parteciperanno i suoi (ex?) colleghi. E probabilmente lo stesso Grillo.

Chiude gli occhi e dà l'impressione di vedersi dietro le palpebre come un punto nero in una distesa di neve. Questa storia che a Taranto sia inevitabile scegliere tra il lavoro e la morte, tra il posto in fabbrica e il rischio di un tumore, la fa impazzire. «Ma perché non si può mettere a norma l'impianto? È tutto inquinato. Persino le cozze. Mia madre è stata operata per un tumore. E io stessa mi sentivo in colpa ad allattare i miei bambini». Era una casalinga.

«Una mamma». Pensava che a Roma avrebbe potuto fare qualcosa di più profondo. «Aiutare i più deboli, non è questo il desiderio di chiunque? Io la conosco bene quella parte di società che fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Noi veniamo da lì». Noi. Che fino a ieri erano i Cinque Stelle. E adesso che cosa significa «noi»? Esiste un modo per arginare il disincanto?

Alessandro Furnari è uno di quegli uomini pieni di storie fatte di destino e di casualità. Un ottimista diffidente. Abituato a gustarsi i momenti buoni finché durano, ma senza aspettarsi che durino a lungo. Faceva l'arbitro. Ed è stato il primo vero campione del Fantacalcio della Gazzetta dello Sport. In effetti lo è stato due volte. «Non credo che siano tanti quelli che hanno vinto i premi che ho vinto io. L'auto. Lo stereo. Un sacco di cose. Per questo quando sento dire che me ne andrei per i soldi mi viene da ridere».

Per che cosa, allora? «Sarà una sorpresa». L'hanno accusato di volere fare la cresta sulla diaria. Si è ribellato. «Fesserie. La mia decisione è presa. La spiegherò a tempo debito nei modi che ritengo giusti. Non ho nulla contro Beppe. Anzi, gli sono grato». Cerca di evitare l'elogio funebre alla carriera folgorante di un fenomeno esploso dal nulla esaltando il Paese per pochi miracolosi mesi. E soprattutto vuole che sia chiaro che lui non c'entra niente col gruppo di dialoganti che invocano un rapporto stretto col Pd. «Sono sempre stato fedele alla linea». Fuori due. Da 109 a 107. Alla Camera il Movimento si accorcia un po'.

In Sicilia, intanto, Grillo attacca ancora i media. «Il Movimento in due mesi ha fatto molto, ma non esce niente perché c'è un'informazione collusa». Da Roma gli risponde indirettamente il deputato Cinque Stelle Adriano Zaccagnini, la pecora nera decisa a tornare ai confini del gregge che si era lasciato alle spalle. «Sarebbe bello avere la possibilità di usare il blog di Grillo per un mese per scrivere che cosa stiamo facendo qui».

Se il Capo tace magari è più facile raccontare il lavoro nel Palazzo. Quanto a lui, Zaccagnini, continuerà per un po' a fare opposizione interna, in attesa di capire cosa faranno Civati (Pd) e Rodotà, che stamattina si incontrano a Roma per parlare di un futuro a sinistra. Insieme a chi ci vuole stare.

 

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