john bel edwards

TRUMP PERDE IN LOUISIANA? ANTONIO FUNICIELLO, GIÀ CAPO STAFF DI PAOLO GENTILONI (QUINDI NON LA MAGLIE): ''VI DIRANNO CHE È UNO SCHIAFFO PER TRUMP E L’ENNESIMO SEGNALE CHE I DEM AVANZANO. NON È VERO. HA VINTO IL GOVERNATORE USCENTE. UN MODERATO PRO-LIFE A CUI LA OCASIO-CORTEZ NON RIVOLGEREBBE LA PAROLA. L’ALTRA VOLTA VINSE CON DISTACCO DI 150MILA VOTI, STAVOLTA DI 40MILA. I DEM TENGONO A FATICA..."

 

1 - USA, EFFETTO IMPEACHMENT: TRUMP PERDE IN LOUISIANA

Flavio Pompetti per “il Messaggero

john bel edwards

 

Seconda sconfitta del mese in una corsa governatoriale per i repubblicani in uno stato del Sud. Il ballottaggio in Louisiana è stato vinto, seppure con un margine di meno di tre punti, dal governatore uscente John Edwards, contro lo sfidante Eddie Rispone. Il candidato repubblicano, un miliardario immobiliarista di Baton Rouge, era partito a ottobre con uno svantaggio di 23 punti nei confronti di Edwards, ma i dodici milioni dei suoi dollari che aveva speso per la campagna, uniti ai due che la direzione del partito gli aveva concesso, avevano compiuto il miracolo di portarlo quasi in parità.

 

L'apporto decisivo doveva essere l'appoggio di Donald Trump, il quale si è mostrato tre volte al suo fianco nei comizi, l'ultima lo scorso giovedì. «Mi raccomando - aveva detto il presidente dal palco ai sostenitori di Rispone dopo la sconfitta del repubblicano Bevin in Kentucky hanno detto che il perdente ero io. Se non volete vedermi di nuovo alla gogna, eleggete Eddie».

john bel edwards e netanyahu

 

EQUILIBRI

L'esito della Louisiana non è un fatto isolato: nel 2017 quando Trump entrò alla Casa Bianca, i democratici contavano 15 poltrone di governatore nei 50 stati dell'Unione. Il prossimo gennaio, quando i nuovi eletti saranno in carica, il totale sarà passato a 24, mentre nel Congresso a partire dalle elezioni di midterm dell'anno scorso i repubblicani hanno perso il controllo del Senato. L'altro dato di rilievo sono i temi che hanno dominato la campagna governatoriale in Louisiana.

 

Dopo l'elezione nel 2015, Edwards, spesso con l'aiuto dell'opposizione, ha aumentato il corrispettivo locale dell'Iva per pareggiare il bilancio dello stato, ha allargato la copertura della sanità pubblica per includere mezzo milione di nuovi assistiti, aumentato il salario degli insegnanti, e sfoltito del 10% la popolazione carceraria con la depenalizzazione di reati minori legati alla droga leggera.

 

Contro di lui si era schierata l'ala progressista del partito, che lo condanna per la sua avversione all'aborto. Rispone lo ha attaccato con l'accusa di aver riempito le strade di criminali, e ha promesso la restaurazione dei valori cristiani minacciati in Louisiana. Trump farà bene a riflettere sui numeri e sui temi di questa sconfitta, così come di quella in Kentucky.

john bel edwards con papa francesco

 

PERCENTUALI

Dopo tre anni di governo il suo indice di gradimento è allo stesso livello del 44% del primo giorno alla Casa Bianca. La cifra è bassa rispetto alla media dei suoi predecessori, e da sola potrebbe non garantirgli la rielezione il prossimo anno. Vero è che d'altra parte che ai primi di novembre del 2016, ad una settimana dal voto, la stessa percentuale per lui era al 43,6%. Il giorno delle elezioni salì poi al 46,1%, che divenne una quota maggioritaria grazie alla ripartizione dei voti nei distretti elettorali.

 

Queste cifre potrebbero cambiare nei prossimi mesi, a seconda dello sviluppo del dibattito congressuale sull'impeachment. Trump è reduce di una settimana insidiosa, nella quale le testimonianze alla camera degli ambasciatori Taylor e Yovanovitch lo hanno esposto alle accuse di abuso di potere e corruzione di un capo straniero. Finora la linea difensiva dei repubblicani: «E' tutta una fabbricazione dei democratici, e in fondo non c'è un reato», sembra convincere i sostenitori del presidente, ma la tenuta sarà messa alla prova dall'attesissimo interrogatorio di Gordon Sondland il prossimo giovedì. Nel frattempo nuove preoccupazioni e sospetti sul suo stato di salute si sono aggiunti tre sere fa, quando Trump è stato portato per due ore in ospedale a visitare dei veterani di guerra, e farsi fare non meglio identificati «controlli e test medici» con tre mesi di anticipo sull'appuntamento di calendario per il checkup annuale il prossimo febbraio.

 

 

 

Dal profilo Twitter di Antonio Funiciello, già capo staff di Paolo Gentiloni e autore di “Il metodo Machiavelli” (Rizzoli)

 

 

 

 

 

(2)

@JohnBelforLA

 è il gov uscente. L’altra volta vinse il ballottaggio con distacco di 150mila voti, stavolta di 40mila. I dem tengono a fatica la Lousiana con un candidato moderato -uno pro life, per capirci- a cui

@AOC

 non rivolgerebbe neppure la parola. ??

 

eddie rispone donald trump

(3) La Louisiana è d’altronde uno stato che non vota un pres dem dai tempi dell’arkansawyer Bill Clinton ed eleggono solo congressmen rep (1 eletto dem alla Camera). Nessun messaggio incoraggiante per i dem dunque. Come non ne erano venuti dalla Virginia.

 

(4) Nella bella Virginia, due settimane fa i dem hanno fatto propria la maggioranza alla Camera e al Senato. Ok. Ma lì da anni hanno per lo più gov dem, i due senatori sono da tempo entrambi dem ed è blu la maggioranza degli eletti alla Camera federale.

 

 

eddie rispone donald trump

(5) La Virginia ha votato due volte per Obama presidente e, tre anni fa, il distacco a favore di Clinton su Trump superò i 200mila voti. I dem hanno cominciato ad avanzare anni fa e la conquista della maggioranza al Congresso locale non dice nulla di nuovo.

 

(6) Nessun segnale di arretramento per Trump e i rep. La vittoria dem nel piccolo stato del Kentucky non è sufficiente a segnalare alcunché. Diversamente da quanto accade oggi, durante la presidenza Obama i dem arretrarono in modo drammatico negli stati.

 

(7) Dopo il secondo mandato di Obama, in 26 stati su 50 i rep avevano gov e maggioranza legislativa; i dem solo in 6 stati: il più basso di sempre nella storia americana. Questo sì era un segnale eloquente di forte arretramento politico.

antonio funiciello

 

(8) Insomma, Trump tiene e marca male per i dem: divisioni territoriali, debolezza al Sud e in Midwest, mancanza di regia nazionale, spostamento del baricentro culturale a sinistra, assenza di leader forti. I dem sono davvero i migliori alleati di Trump.

antonio funiciello il metodo machiavelli

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