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SI È SPACCATO IL GABINETTO DI GUERRA ISRAELIANO - NETANYAHU E IL SUO MINISTRO DELLA DIFESA, YOAV GALLANT, NON SI PARLANO PIÙ. A DIVIDERLI C'È SOPRATTUTTO IL FUTURO DI GAZA (GALLANT IERI HA DETTO "DOVRÀ TORNARE AI PALESTINESI) -  IL MODERATO BENNY GANTZ, ENTRATO NEL GABINETTO DI GUERRA, È IN PRESSING PER LA LIBERAZIONE DEGLI OSTAGGI NELLE MANI DI HAMAS “A QUALUNQUE COSTO” – IL GRUPPO TERRORISTA VEDE LO PSICODRAMMA DI “BIBI”, E NE APPROFITTA CON LA TORTURA PSICOLOGICA SULLA PELLE DEI PRIGIONIERI 

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yoav gallant benjamin netanyahu

1. NETANYAHU E GALLANT NON SI PARLANO PIÙ E GANTZ VUOLE TRATTARE: RIPORTIAMO TUTTI A CASA

Estratto dell’articolo di Davide Frattini per il “Corriere della Sera”

 

[…] Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant «non si parlano». O almeno così ricostruisce Yair Lapid, che è rimasto all’opposizione, mentre l’alleato Benny Gantz ha accettato di sedersi a fianco del premier e del ministro della Difesa per la durata del conflitto.

 

[…] Netanyahu e Gallant forse non si parlano ma sembrano d’accordo su un punto: solo la pressione delle operazioni militari può portare al rilascio di altri ostaggi […]. Il ministro della Difesa — Bibi lo aveva licenziato ma mai veramente cacciato perché si era opposto al piano giustizia antidemocratico portato avanti dal governo — lo ha ripetuto ieri aggiungendo una frase che lo distanzia dal capo: «Gaza dovrà tornare ai palestinesi».

 

benny gantz benjamin netanyahu

È il dopo che preoccupa Herzi Halevi: il capo di Stato Maggiore — rivela il telegiornale del Canale 13 — avrebbe avvertito Netanyahu che l’assenza di una strategia per la fine della guerra «mette in pericolo gli obiettivi che abbiamo raggiunto, rischiamo di dover tornare a combattere in aree già consolidate».

 

Così Gantz starebbe premendo perché dal consiglio escano «idee fuori dagli schemi» per arrivare alla liberazione dei sequestrati. Di fatto l’ex generale, che già straccia Netanyahu nei sondaggi, rilancia l’appello dei famigliari: tutti a casa adesso, a qualunque costo.

 

Benny Gantz e Gadi Eisenkot

[…] Amos Harel, analista militare del quotidiano Haaretz , spiega quale sarebbe il prezzo da pagare per riportare a casa i prigionieri: le richieste di Hamas sarebbero così alte — la liberazione di tutti i detenuti palestinesi, compresi quelli arrestati per la partecipazione ai massacri del 7 ottobre e un cessate il fuoco permanente — da togliere a Netanyahu l’opportunità di proclamare vittoria.

 

«La guerra nella formula attuale verrebbe interrotta ed è probabile che la coalizione di estrema destra al potere salterebbe». Non significa che Yahya Sinwar […] e gli altri boss dell’organizzazione potrebbero tornare a circolare tranquilli. Dal palco è stato Lapid sabato sera a dichiarare quello che in molti cominciano a pensare: «Possiamo uccidere Sinwar anche a febbraio». Mentre a febbraio — ha sostenuto Gantz in una riunione di governo — per alcuni sequestrati potrebbe essere troppo tardi.

 

Herzi Halevi

LA STRATEGIA DI SINWAR PER SPACCARE ISRAELE E SCAMPARE ALLA GUERRA

Estratto dell’articolo di Francesca Caferri per “la Repubblica”

 

Nessun media lo ha diffuso, ma tutti lo hanno visto. E anche questo Yahya Sinwar, che nei suoi 22 anni di carcere ha studiato a fondo la psicologia israeliana, probabilmente se lo aspettava: così come sapeva bene che i video delle atrocità commesse il 7 ottobre sarebbero stati visualizzati da decine di migliaia di persone su Internet, israeliane in primis.

 

Amplificando il messaggio, terrorizzandole, trasportandole nelle case e nelle basi militari dove i suoi uomini facevano strage. Non è dunque un caso che i tre video che hanno mostrato - lentamente, in una maniera studiata per amplificare l’angoscia – il destino di tre ostaggi israeliani a Gaza siano stati diffusi a partire da domenica, mentre Israele si riuniva per ricordare i 100 giorni dalla strage del 7 ottobre. Gettando ulteriore angoscia su un Paese che si interroga e si divide su quale sia la strada da prendere per riportare a casa le persone catturate da Hamas.

GAZA DI NOTTE - LE LUCI PRIMA E DOPO L INIZIO DELLA GUERRA

Nessuna televisione li ha trasmessi, nessun giornale ha messo on line i fotogrammi più cruenti. Ma tutti ieri sera in Israele sapevano cosa raccontavano i video: che a uccidere Yossi Sharabi e Itai Svirsky dopo che avevano accusato il governo di averli abbandonati erano state le azioni dell’esercito di Israele: e a che a narrare la loro fine c’era una terrorizzata Noa Argamani.

 

I portavoce militari hanno immediatamente smentito ogni responsabilità dell’Idf, accusando Hamas. Ma […] queste morti e l’angoscia trasmessa da Noa vanno a toccare un nervo scoperto della società israeliana.

 

«Adesso, adesso», hanno gridato all’unisono domenica sera decine di migliaia di persone a Isaac Herzog, il presidente della Repubblica, che ha avuto il coraggio di chiudere la 24 ore in ricordo dei cento giorni dalla strage a Tel Aviv. E che è diventato, in quanto unico rappresentante delle istituzioni in carica, il bersaglio del rabbia e del dolore delle famiglie e di chi – e sono molti - è pronto a fare concessioni ad Hamas per riportare a casa le 136 persone che (vive o morte) sono ancora a Gaza.

 

GALLANT NETANYAHU

[…] Sinwar […] sa bene che la pressione internazionale, le manifestazioni in mezzo mondo, il conteggio delle vittime civili a Gaza da parte del ministero della Sanità (che dipende da Hamas) e le richieste della Casa Bianca non sono bastate a convincere Israele a fermare la guerra, come lui vorrebbe. E così ora spinge sulla dimensione interna allo Stato ebraico.

 

[…] Secondo la stampa israeliana, le divisioni su cui punta Sinwar per mettere fine ai combattimenti e presentarsi vittorioso agli occhi del mondo arrivano fin dentro il gabinetto di guerra: per Canale 12, una delle principali televisioni, Benny Gantz e Gadi Eisenkot, (entrambi ex Capi di Stato maggiore, entrambi passati dall’opposizione al governo per gestire l’emergenza) spingono per un accordo “significativo” pur di riportare a casa gli ostaggi.

 

yoav gallant benjamin netanyahu

Mentre il premier Netanyahu e il ministro della Difesa Gallant insistono sulla campagna militare. Una posizione che Gallant ha ribadito anche ieri sera: l’unico modo per negoziare il rilascio, ha detto, è con una continua «pressione militare». Il ministro ha poi denunciato gli «abusi psicologici» inflitti alle famiglie.

 

Su questo punto tutti in Israele sono d’accordo. Su come uscire da questa situazione molto meno: «Non sappiamo se queste persone sono state uccise da Hamas o dai bombardamenti: probabilmente non lo sapremo mai. Sappiamo che ogni giorno in più a Gaza è un rischio per la loro vita. La priorità deve essere portarli a casa: quando saranno in salvo penseremo ad Hamas», commenta Gershon Baskin, l’uomo che mediò con la liberazione del soldato Gilat Shalit nel 2011.

attacco israeliano su gaza 9attacco israeliano su gaza 8artiglieria israeliana contro gaza

 

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