GAD CHE ABBAIA NON MORDE - RITRATTO DI LERNER BY PERNA, DA LOTTA CONTINUA ALL’IDILLIO CON DE BENEDETTI - VELTRONI HA DETTO DI LUI: “CHE SIA CATTIVO NON CREDO SIA UNA NOVITÀ, CREDO SIA LA SUA PREVALENTE NATURA” - PERFINO IL PADRE LO DENUNCIO’ PER DIFFAMAZIONE - TRADITO DAGLI ASCOLTI, IL SUO “INFEDELE” LASCIA LA PRIMA SERATA A FORMIGLI - SEMPRE AL POSTO GIUSTO GRAZIE AGLI AMICI GIUSTI: ESPRESSO, TG1, REPUBBLICA…

Giancarlo Perna per "il Giornale"

Che Gad Lerner sia un giornalista impegnato e di successo è cosa nota ai più. Come volto televisivo (L'infedele su La7 verrà spostato in fascia serale per far posto a Corrado Formigli causa bassi ascolti) può piacere o no, sia per il ghigno involontario che per la partigianeria.

Infatti, rincresce dirlo, usa verso gli ospiti che vuole sfavorire modi bruschi e beffardi mutuati dal teatro di Bertold Brecht. Anche sulla carta stampata è intollerante. Ha una penna problematica che affronta solo temi impegnativi. Le soluzioni che offre sono radicali. In passato, ripeteva che Berlusconi era un despota e doveva sparire. Ora che è sparito, si dispera per i guasti del berlusconismo. Si intuisce che il semplice ritiro del Cav gli pare poco e che lo preferirebbe in galera.

Scrive su Repubblica, Vanity Fair e Nigrizia, mensile dei missionari Comboniani. Nonostante sia ebreo, Lerner ha in simpatia i cattolici, purché di sinistra. Già ammiratore del cardinale Martini, defunto presule di Milano, è legato oggi, per ragioni familiari, a don Virginio Colmegna, il don Ciotti meneghino. Sua moglie, Umberta, è infatti volontaria della Casa della Carità guidata da don Virginio. Anche politicamente, Gad è tutt'uno con i «cattolici adulti» a partire dall'inventore della locuzione, Romano Prodi. È stato suo portavoce, militante della Margherita e sostenitore nelle due primarie del Pd di Rosy Bindi e Dario Franceschini. Dei cristiani di sinistra condivide l'odio furente per l'avversario. Anni fa, sarebbe stato moroteo.

L'intima natura di Lerner non sta però nell'attività pubblica ma nei complessi intrecci della sua vita privata. Con ceppi ucraini, lituani, turchi e perfino siriani, Gad ha visto la luce cinquantotto anni fa a Beirut, da genitori sabra, Moshé e Revital, nati in Terrasanta prima che sorgesse Israele. A tre anni, Gad era a Milano, sperduto in un mondo nuovo. Fece il ginnasio al Parini, il liceo al Berchet, un anno fu respinto e frequentò le serali. A 19 anni - nel 1973 - entrò in Lotta Continua e, nel 1976, collaborando col quotidiano omonimo, debuttò nel giornalismo.

Era, per così dire, un lottacontinuista moderato, contrario al terrorismo. Sciolta Lc, entrò nel giro della grande informazione. A metà degli anni Ottanta era all'Espresso, prima di fare il salto in tv, che ne moltiplicò la notorietà, diventare vicedirettore della Stampa tra il 1993 e il 1996 e invaghirsi, lui milanese, di Torino e del Piemonte. Nel Duemila fu direttore del Tg1, poi passò a La7 di cui da dieci anni è una colonna.

È curioso che Lerner, pur perfettamente integrato, sia rimasto apolide fino a trent'anni, costretto agli estenuanti rinnovi del soggiorno. Non è chiaro se abbia incontrato ostacoli per la cittadinanza o l'abbia volontariamente ritardata per meglio immedesimarsi nel dramma dell'immigrato. Quello di sperimentare sulla sua pelle è un masochismo che gli appartiene. Quando era all'Espresso per un'inchiesta sui barboni, si mescolò per giorni tra loro, vestito da mendicante. Tuttora, in difesa di zingari e altre minoranze, ripete che bisogna calarsi in quei panni prima di criticare.

Un giorno Gad dovette scegliere che tipo di italiano essere. Optò per il genere «azionista torinese», altero e benestante. Ossia un uomo di sinistra, di forte tempra morale, vestito di tweed. Negli anni di Torino, aveva frequentato Bobbio e Galante Garrone, ex del Partito d'Azione, con Agnelli era andato in elicottero, con De Benedetti in vacanza. Contrasse il gusto delle scelte compagnie. Per assecondarlo, acquistò una cascina a Odalengo Grande nel Monferrato a un tiro di schioppo dalle tenute di Inge Feltrinelli, Grande Stevens e altri borghesi di lignaggio. Lerner vive in cascina con la seconda moglie, la già citata Umberta, di ricca famiglia genovese, e i cinque figli: due di primo letto di Gad, uno della coppia, due di prime nozze di lei. È inoltre - ombra sciagurata sulla sua figura di giornalista - segretario della locale sezione Pd.

Da «azionista torinese», Lerner si infuriò per un'intervista a Bobbio del Foglio nel 1999. In essa, pungolato dal destro Pietrangelo Buttafuoco, il filosofo, ormai novantenne, confessò di avere per decenni nascosto opportunisticamente la militanza fascista e di vergognarsi di questa pusillanimità. Gad, su Repubblica, denunciò la «trappola» tesa al povero vecchio. Che fosse zelo militante o attacco di bile per lo scoop, sta di fatto che il «vecchio» lo smentì dicendo che aveva parlato in piena consapevolezza.

Lerner è un tipo malfidato, come temesse di perdere quanto ha raggiunto per tornare migrante. Forse, un doloroso atavismo. C'è chi lo giudica, vendicativo e vile. Walter Veltroni ha detto di lui: «Che sia cattivo non credo sia una novità, credo sia la sua prevalente natura». Lo stesso Gad, fine conoscitore di sé, ha messo le mani avanti definendosi ironicamente (nel blog) Bastardo, vuoi per le origini erratiche che per il carattere torbido. Ha sempre conti in sospeso.

Un paio di anni fa scrisse un'autobiografia familiare, Scintille, feroce redde rationem con il padre Moshé. Lo trattò da millantatore egoista, sostanzialmente fallito che per poco non trascinava anche lui, Gad, nel baratro dei suoi insuccessi. Moshé, infuriato, citò il figlio per diffamazione. Un giudice di buon senso archiviò però la faccenda scaturita - scrisse - «da profondo dolore per un rapporto difficile».

Recensendo Scintille, Giuliano Ferrara che ha con Gad ha un rapporto di amore-odio ha scritto di lui: «Lo trovo opportunista, vile, corrivo, obliquo, venato di una certa infamia da primo della classe e delatore del vicino di banco, ma anche intelligente, colto, curioso, vitale...». Lerner ha verso Ferrara il complesso di chi è emerso a fatica e soffre per il successo rubicondo dell'altro. Tutto nacque una decina d'anni fa a Otto e mezzo, trasmissione in cui Gad fece da spalla a Giuliano.

Lerner era spigoloso, Ferrara solare. Un duello continuo in cui la leggerezza ferrariana prevaleva costantemente sulla puntigliosità lerneriana, con effetti comici. Gad lasciò indispettito la trasmissione e tra loro si formò una ruggine. Da allora, consapevolmente o no, Lerner si comporta all'opposto di Ferrara, specie nell'ambito giudiziario: più Giuliano è garantista, più Gad si intravaglisce.

Implacabile con tutti, Lerner è tenero con sé e i suoi. Si tiene stretta l'amicizia con De Benedetti, nonostante una recente condanna tributaria dell'Ingegnere e la sua scelta di risiedere in Svizzera, noto paradiso fiscale. Fosse stato il Cav, ci avrebbe fatto dieci puntate dell'Infedele. Così, come - desiderando Gad andare in Siria sulle tracce degli avi - ha cercato tramite Alix Van Buren, sua collega di Repubblica e amica del regime, di ottenere un permesso speciale dal tirannico Assad. L'ingresso gli è stato poi negato. Non toglie però che era pronto a genuflettersi per ottenere i favori dell'autocrate. Ah, i moralisti!

 

Gad LernerGad Lerner GAD LERNER E MOGLIE GAD LERNER GIULIANO PISAPIA CARLO DEBENEDETTI bobbio norbertoGIULIANO FERRARA

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?