GAY, NERI E LIBERAL: L’ITALOAMERICANO DE BLASIO CONQUISTA LA SINISTRA E VINCE LE PRIMARIE DEMOCRATICHE DI NEW YORK

Federico Rampini per "La Repubblica"

C'era un'epoca in cui gli italo-americani cercavano di legittimarsi annacquando le origini etniche. Lui ha rinunciato al cognome Wilhelm per chiamarsi de Blasio come la famiglia materna, immigrata due generazioni fa dalla Campania. Vincitore nelle primarie democratiche per il sindaco di New York (anche se dovrà aspettare alcuni giorni prima che il suo 40% sia certificato), Bill de Blasio è in pole position per succedere a Michael Bloomberg a fine anno.

Sarebbe la prima volta che New York torna ad avere un sindaco italo-americano dai tempi di Rudolph Giuliani (12 anni fa), repubblicano. Per ritrovare un sindaco "italo" e anche democratico, bisogna risalire a Vincent Impellitteri: esattamente 60 anni fa. Ma l'ascesa di de Blasio ha calamitato l'attenzione dei media newyorchesi per ben altre ragioni. Sua moglie, la poetessa militante femminista afroamericana Chirlane McCray, da giovane è stata una lesbica dichiarata.

Suo figlio Dante, che sembra un nipotino di Jimi Hendrix per la chioma "afro" di dimensioni leonine, è diventato la star di un video virale su YouTube, conquistando al padre molti consensi nella comunità nera. Voti preziosi visto che il secondo piazzato alle primarie è un afro-americano, Bill Thompson, che ancora nutre qualche speranza di strappare un ballottaggio al ricalcolo delle schede.

Soprattutto, de Blasio incuriosisce perché è un animale raro nella fauna politica americana: qui appare di estrema sinistra. Laureato alla Columbia in relazioni internazionali, educato dalla madre sindacalista a partecipare a tutte le battaglie radicali, si è costruito la reputazione facendo il Public Advocate, il difensore civico che prende le difese dei cittadini nei confronti dell'amministrazione municipale.

La sua campagna elettorale è una critica sistematica dell'era Bloomberg. Un rischio, perché il sindaco uscente ha saputo "rigenerare" la Grande Mela in molti campi, dal dinamismo economico all'innovazione urbanistica, dalla sicurezza all'ambiente.

De Blasio ha capito che per tanti newyorchesi questi ultimi 12 anni non sono l'Età dell'oro. Riecheggiando gli slogan di Occupy Wall Street, si candida a rappresentare la maggioranza contro l'"un per cento" (che a Manhattan è molto più dell'1%). Attacca i "controlli a tappeto" del New York Police Department, condannati anche dalla magistratura per la selettività contro le minoranze etniche.

Promette più tasse sui ricchi e più soldi alle scuole pubbliche. Il suo avversario repubblicano, Joseph Lhota, lo accusa di "fomentare la lotta di classe". Rispetto a Barack Obama, a Hillary Clinton, perfino alla californiana Nancy Pelosi, de Blasio è un radicale.

In una città dove l'accumulazione di ricchezza è colossale ma le aliquote fiscali sono le più alte degli Stati Uniti, promette di "spremere" chi sta in alto alla piramide sociale. Usando i comizi per parlare di diseguaglianze, disagio economico, ha marginalizzato candidati che partivano da una notorietà molto superiore: Christine Quinn braccio destro di Bloomberg; l'erotomane Anthony Weiner noto per le foto di se stesso seminudo elargite generosamente via smartphone a tutte le sue fan.

Il sesso facile, e nel suo caso a pagamento, ha silurato un altro candidato eccellente, l'ex sceriffo di Wall Street ed ex governatore Eliot Spitzer che si era candidato al posto di Comptroller, una sorta di presidente della Corte dei conti.

Lhota tenta l'exploit che riuscì a Giuliani e in parte allo stesso Bloomberg: vincere partendo dalla minoranza, in una città a schiacciante dominio democratico. Lui rilancia la ricetta del sindaco uscente: liberal e progressista sui temi valoriali (matrimoni gay, ambiente), conservatore su fisco e spesa pubblica per rassicurare l'ampia constituency di newyorchesi benestanti.

Chiunque vinca a novembre tra de Blasio e Lhota, quest'elezione segna un'altra novità: il ritorno del potere politico a Brooklyn. Tutti i principali candidati in lizza, incluso Thompson, sono residenti nel "borough" che si considerava la sorella minore di Manhattan.

Oggi la forza di Brooklyn non sta solo nella popolazione (con oltre 2,5 milioni di abitanti è la più grossa delle cinque sotto-città che compongono la Grande Mela) ma anche in un boom economico e culturale: Williamsburg, Fort Greene, Crown Heights, attirano un flusso di ceti medioalti, professionisti, artisti e giovani creativi. Purtroppo i precedenti sono inquietanti: il New York Times ricorda che "degli ultimi due sindaci venuti da Brooklyn, uno fu assassinato, l'altro fuggì in Messico inseguito dai processi per corruzione".

 

Bill De Blasio Bill De Blasio Bill De Blasio bill de blasio e famiglia BILL DE BLASIO E CHIRLANE BILL DE BLASIO CON MOGLIE E FIGLIO BILL DE BLASIO CON MOGLIE CHIRLANE E FIGLI DANTE E CHIARA cheerios bill de blasio

Ultimi Dagoreport

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?