CONTI CHE NON TORNANO – IL TESORO ABBASSA LA STIMA DEL DEBITO PUBBLICO AL 131% DEL PIL, MA SECONDO IL FONDO MONETARIO INVECE STIAMO AL 137% – UNA PARTITA DA 80 MILIARDI DI EURO

Federico Fubini per “la Repubblica

 

giancarlo padoangiancarlo padoan

Ci sono almeno due aspetti sui quali tutti dovrebbero andare d’accordo, quando c’è in gioco l’Italia: il debito e le sue dimensioni. Dopo Stati Uniti e Giappone il terzo più vasto al mondo per volume finanziario, a 2140 miliardi di euro. Da solo conta per un decimo del valore monetario degli oneri del settore pubblico di tutti i Paesi del mondo, una grandezza di cui conviene prendere le misure con cura.

 

Eppure, per ora, non sembra sia così. Fra governo italiano e istituzioni globali la divergenza di vedute a volte si presenta così radicale che, se misurata sulle dichiarazioni, vale almeno 80 miliardi di euro. Negli ultimi giorni il Tesoro e l’Fmi hanno presentato diagnosi che sembrano descrivere due Paesi diversi. In base all’aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), il debito pubblico quest’anno arriverà al 131,6% del Prodotto interno lordo.

 

L’Fmi non la pensa così: nel rapporto presentato sull’Italia pochi giorni fa, vede l’esposizione del settore pubblico nel 2014 in aumento di quattro punti a quota 136,4% del Pil, nettamente sopra alla stima del ministero dell’Economia. Il Fiscal Monitor del Fondo, pubblicato questa settimana, alza poi ancora la stima al 136,7%. Tra la valutazione del governo del 30 settembre e quella dell’Fmi dell’8 ottobre corre una differenza di 5,1 punti di Pil. Appunto, pari poco più di 80 miliardi se misurata in euro.

CHRISTINE LAGARDE CHRISTINE LAGARDE

 

Possibile? Una discrepanza tanto vasta sulla realtà dei conti pubblici dell’anno in corso non si era mai verificata, ma in questo momento ha un valore particolare. Non c’è tanto il fatto che per altri Paesi, Grecia e Cipro, l’Eurogruppo dei ministri finanziari aveva ritenuto insostenibile un debito sopra al 140% — una soglia vicina per il governo di Roma — e aveva forzato il default. Quelli erano altri tempi, altri tassi d’interesse, e ora l’Italia non fronteggia certo uno scenario del genere, né pressioni in tal senso.

 

Esiste però un altro motivo che conferisce al termometro del debito un’importanza inusuale: sta entrando in vigore il Fiscal Compact. Il Trattato Ue sulla disciplina di bilancio include un obbligo di riduzione del debito da subito, quindi più in fretta nel 2015 e a tappe forzate del 3% del Pil all’anno a partire dal 2016. Fissare il valore iniziale più in alto o più in basso può fare tutta la differenza fra dosi di sacrifici maggiori o minori, ma soprattutto sulla possibilità per l’Italia di evitare (o no) una procedura a Bruxelles. Mai come quest’anno la posta in gioco della misura del debito era stata così alta, mai come quest’anno le differenze così ampie.

 

Christine Lagarde direttore del Fondo Moneteario internazionale Christine Lagarde direttore del Fondo Moneteario internazionale

Il Tesoro non è privo di buoni argomenti. Negli ultimi giorni si è adeguato al nuovo sistema contabile europeo (Sec 2010), che include del conto del prodotto lordo parti dell’economia illegale e valuta di più l’impatto delle spese per ricerca e sviluppo. Il risultato, accettato da tutti, è che il prodotto lordo risulta superiore di circa il 3%, dunque il debito risulta più basso in proporzione al Pil. Per questo motivo l’aggiornamento al Def con un (legale) tratto di penna alza le dimensioni dell’economia italiana da 1560 a a 1626 miliardi e abbassa il debito da 134,9% stimato in aprile al 131,6% attuale.

 

A quanto pare, non dev’essere questo il solo modo di compiere il ricalcolo. Anche l’Fmi tiene conto della revisione del Pil al rialzo, ma le sue stime di debito sfiorano lo stesso il 137%. Il motivo è evidente: se il debito era diretto in zona 135% prima della revisione contabile, quest’ultima lo abbassa; ma ad alzarlo contribuiscono una crescita inferiore alle attese di quasi 20 miliardi nel 2014, l’inflazione zero, mancati proventi da privatizzazioni per 7-8 miliardi e una somma simile di deficit in più del previsto.

 

Simili stime del resto sono state stilate anche in altre istituzioni italiane pubbliche e private. Non è detto però che il Tesoro abbia torto. Al suo dato il governo arriva infatti riscrivendo da zero tutti i numeri del debito e del Pil a partire dal 2010: le nuove regole contabili avrebbero infatti valore retroattivo da allora.

 

La sede dell FMI a Washington La sede dell FMI a Washington

Ormai è una disputa da avvocati. Più sicuro sarebbe intravedere nell’aggiornamento al Def un cammino chiaro di riduzione di spesa, ma non è così. Per il 2015 la nota del Tesoro annuncia tagli pari allo 0,5% in una massa di spesa pubblica da 835 miliardi: come dire che i tagli saranno di 4,1 miliardi e non di dieci o di venti (come già notato da Tito Boeri). Quanto alla spesa per pensioni, salirà in questa legislatura di ben 28 miliardi di euro, mentre praticamente tutti gli altri comparti dello Stato vengono compressi e congelati. Carlo Cottarelli, commissario alla spending review , aveva svolto molto lavoro per mostrare dove intervenire e perché.

 

Ma non lo ha mai mostrato in pubblico, il governo gli ha chiesto di non farlo, e i suoi argomenti non sono mai entrati nella discussione nazionale. Già a maggio Cottarelli chiese al governo di essere nominato in autunno rappresentante dell’Italia all’Fmi, a Washington.

 

Da allora, a torto o a ragione, tenendo i suoi studi nel cassetto il commissario alla spending review sapeva di scoprire il fianco all’impressione di un conflitto di interessi: evitando di pubblicare le sue proposte di tagli, non metteva in difficoltà il governo che doveva dargli un posto da lui ambito. Solo un’impressione. Ma a questo punto a Cottarelli non interesserà poi tanto: «Ho passato il testimone» ha detto ieri da Washington.

 

 

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