giancarlo giorgetti giorgia meloni

“GIANCÀ, UN PO' DI OTTIMISMO. FACCIAMO GLI SCONGIURI” – IN CONSIGLIO DEI MINISTRI GIORGIA MELONI HA LANCIATO UNA FRECCIATA A GIORGETTI, DOPO LA MAZZATA DELL’EUROSTAT CHE HA CERTIFICATO COME L’ITALIA RESTERÀ ANCORA DENTRO LA PROCEDURA PER DEFICIT ECCESSIVO – IL MINISTRO HA RIPETUTO PIU’ VOLTE: “SPERANDO CHE LA CONGIUNTURA NON PEGGIORI”. E, PRIMA DI PRESENTARSI IN CONFERENZA STAMPA, HA SBOTTATO: “QUANDO C'È DA  ANNUNCIARE COSE NEGATIVE, MI MANDATE SEMPRE DA SOLO” – C’È TENSIONE TRA LA PREMIER E IL RESPONSABILE DEL TESORO. LA DUCETTA NON VUOLE EVOCARE LO SFORAMENTO IN “SOLITARIA” DEI PARAMETRI DI BILANCIO EUROPEI, COME FATTO DA GIORGETTI, PERCHÉ SAREBBE UN PESSIMO SEGNALE AI MERCATI IN UN MOMENTO GIÀ BURRASCOSO – IN PRIVATO, MELONI SI È LAMENTATA DELL'ISTAT...

1. IL GOVERNO SFIDA I VINCOLI EUROPEI LA PREMIER A GIORGETTI: "OTTIMISMO"

Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano e Luca Monticelli per “la Stampa”

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

«Giancà, un po' di ottimismo. Facciamo gli scongiuri». La battuta di Giorgia Meloni attraversa il tavolo del Consiglio dei ministri e rompe per un attimo la cappa che si è posata su Palazzo Chigi. I numeri arrivati da Eurostat non lasciano appigli: l'Italia resterà ancora dentro la procedura per deficit eccessivo.

 

[...] Il ministro dell'Economia sfoglia il Documento di finanza pubblica con un'attenzione quasi ostinata, precisa, circostanzia. «Sperando che la congiuntura non peggiori», ripete più volte mentre lo presenta ai colleghi, come a delimitare il campo. Poi aggiunge: «Ammesso che la crisi non continui».

 

GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

È il lessico di chi non può permettersi slanci. E infatti, poco prima di scendere in conferenza stampa, sbotta: «Quando c'è da andare ad annunciare cose negative, mi mandate sempre da solo».

 

Meloni ascolta ma non si dispera. Non è ottimismo, il suo.

Non in questa fase, in cui ripete ai suoi con una punta di fatalismo che «ci manca solo l'invasione delle cavallette». [...]

 

È da settimane che, tra via XX Settembre e Palazzo Chigi, si ragiona su uno scenario che fino a poco tempo fa veniva tenuto ai margini. L'ipotesi è quella di uno scostamento di bilancio da portare in Parlamento tra fine maggio e inizio giugno.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse 2

Più deficit, dunque, principalmente per tamponare l'emergenza energetica esplosa con il blocco dello Stretto di Hormuz. Se e quando farlo, però, resta il punto. Giorgetti la definisce con prudenza: «Scelte di natura politica» che il Parlamento dovrà affrontare a breve.

 

Dentro quella formula c'è tutto: la necessità di sostenere i consumi, quella di intervenire sui costi dell'energia, e anche il capitolo – più delicato – della difesa. Non a caso, nella risoluzione che accompagnerà il Dfp in Aula potrebbe comparire un mandato esplicito al governo proprio su questo fronte. Nella maggioranza le sfumature restano, ma la direzione è simile.

 

DEFICIT - ITALIA

Forza Italia continua a spingere per una trattativa con la Commissione Ue, parlando di «flessibilità mirata». Fratelli d'Italia ne condivide l'accortezza ma è determinata. La Lega, invece, è più esplicita: bisogna intervenire.

 

Le stime che circolano ai piani alti dell'esecutivo parlano di una cifra tra i 6 e i 7 miliardi per fronteggiare il caro energia, a cui aggiungere una quota più contenuta (per ora) per gli armamenti. È qui che la linea si fa più sottile. Il timore è elettorale: spiegare nuovi investimenti in difesa mentre si chiedono sacrifici rischia di diventare un boomerang.

 

[...] Senza uno scostamento, il rischio è che i consumi si comprimano ancora, avvitandosi su una crescita già debole. Ma con più deficit, avvertono i tecnici, la reazione dei mercati resta un'incognita. [...]

 

"SEI TROPPO PESSIMISTA" MELONI PUNGE IL MINISTRO E CHIEDE UNA MANO ALL'UE

Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco e Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse

«Ah Giancà, e dai! Un po' di ottimismo.. facciamo gli scongiuri». Da qualche settimana l'umore di Giorgia Meloni è un pendolo: rabbia a tratti, la trincea del romanesco per esorcizzare il caos.

 

[...] . Meglio non evocare lo sforamento in "solitaria" dei parametri di bilancio, è il messaggio a Giorgetti e al resto del gruppo, anche se tutti pensano che lì alla fine si arriverà. Perché lanciare in questa fase segnali del genere ai mercati significa, in potenza, soffiare sullo spread.

 

Certo non può farlo lei, a poche ore dal Consiglio europeo informale che si apre oggi a Cipro. Sull'isola, la leader chiederà all'Europa di non calcolare come deficit le risorse che Roma dovrà investire per la guerra e la crisi energetica. Insomma gli aiuti di Stato, modello Covid.

 

GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

[...]  Dal 3% bisogna ripartire. E dalla rabbia per aver fallito un traguardo indicato mesi fa come emblema della riscossa: in questo modo il governo si mostrerà solido, era la tesi, l'esecutivo potrà approfittare dei vantaggi.

 

Palazzo Chigi si ritrova invece senza ombrello. Significa non poter approfittare delle concessioni di Safe, dover rallentare nel percorso di incremento delle spese militari, care a Trump. Vuol dire, soprattutto, dover affrontare una campagna elettorale – perché a questo già pensano tutti, nel cerchio magico meloniano – senza lo slogan sul 3%, con vincoli pesanti di bilancio e con il rischio concreto di uno scostamento o una manovra correttiva.

 

giancarlo giorgetti giorgia meloni foto lapresse.

È un vicolo cieco, o comunque: un quadro complesso e in deterioramento. «Finora – è il senso dei ragionamenti del ministro dell'Economia – ci siamo mossi con misure tampone, ma non possiamo continuare così a lungo».

 

Per questo, Giorgetti lascia intendere ai colleghi che in qualche modo Roma potrebbe dover sforare da sola, ma Meloni sparge cautela. Comunicativa, tattica. Il titolare di via XX settembre illustra ai ministri tre scenari per affrontare la crisi.

 

Il primo, positivo: l'Europa comprende la portata della sfida e permette a tutti i partner di modificare gli obiettivi da raggiungere. Il secondo, accettabile: Bruxelles accetta di farlo soltanto per alcune capitali, a determinate condizioni. Il terzo, spingendosi in terreni inesplorati: l'Ue resta immobile e l'Italia valuterà autonomamente cosa fare, in base alle necessità.

 

debito pubblico

Non è quello che Meloni può sostenere in pubblico, però. Perché è complesso chiedere alla Commissione europea di sospendere il Patto di stabilità, o immaginare soluzioni creative per gli Ets o gli extraprofitti, se poi si minacciano avventure sul terreno scivoloso del bilancio.

 

[...]  Anche in privato, si apprende, la premier non ha mancato di lamentarsi dell'Istat. Non ce l'ha con i suoi vertici, piuttosto con la struttura, erede a suo dire di altri equilibri politici di un'altra fase. All'istituto, questa è la tesi (per ora senza riscontri) che viene veicolata, non era stato chiesto di elaborare i dati a favore dell'esecutivo, ma di accompagnare l'esecutivo nel modo giusto nel percorso di rientro.

 

giorgia meloni al salone del mobile di milano foto lapresse 5

Forse anche per questo, nel corso del cdm Giorgetti ha fatto sapere di aver trovato qualche «incongruenza» nei numeri certificati da Eurostat, annunciato l'intenzione di rianalizzare i numeri. Di fatto, un Var del 3%. Senza troppe speranze.

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