GIANNI INFANTINO, SERVITORE DI DUE PADRONI! DOPO AVER GUADAGNATO LA PALMA DI “LECCHINO IN CHIEF” DI TRUMP, IL BOSS DELLA FIFA STRIZZA L’OCCHIO A PUTIN E PUNTA A REVOCARE IL DIVIETO IMPOSTO A MOSCA DI PARTECIPARE ALLE COMPETIZIONI INTERNAZIONALI NONOSTANTE IL CONFLITTO CON L’UCRAINA NON SI SIA ANCORA CONCLUSO – POI CRITICA ANCHE I BOICOTTAGGI IPOTIZZATI PER I MONDIALI 2026 NEGLI STATI UNITI PER MOTIVI LEGATI ALLE POLITICHE SULL'IMMIGRAZIONE O AI PIANI DI TRUMP SULLA GROENLANDIA. INFANTINO E’ QUELLO CHE HA VOLUTO OMAGGIARE IL PRESIDENTE USA CON UN FARLOCCO PREMIO PER LA PACE…
Il lento rientro della Russia nello sport. Esclusa da tutte le competizioni sportive dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e nonostante il conflitto continui a fare vittime, a essere lontano da una conclusione e da una “pace giusta”, l’ostracismo nei confronti di Mosca si sta ammorbidendo. Dopo i vari “se poi ci sarà la fine della guerra”, “quando sarà”, “non è giusto penalizzare gli atleti”, gli sportivi che possono gareggiare da neutrali, l’apertura del comitato paralimpico alla Russia, ora il calcio.
Si espone ancora una volta Infantino, quel presidente della Fifa che ha dato un farlocco premio della pace a Trump quando il Nobel è andato a Machado, e che è sempre più vicino al presidente americano: “La scelta di escludere la Russia dalle competizioni calcistiche internazionali va assolutamente rivista”. Apre alla “necessità di revocare il divieto” imposto nel 2022 dopo l'invasione dell'Ucraina. “Questo divieto non ha ottenuto nulla, ha solo creato più frustrazione e odio - ha spiegato Infantino - Permettere ai ragazzi e alle ragazze della Russia di giocare a calcio in altre parti d'Europa sarebbe d'aiuto”.
E non è tutto: Infantino ha anche proposto di rivedere le regole della Fifa, ipotizzando di inserire nei propri statuti il principio che un Paese non debba mai essere escluso dal calcio per le azioni dei suoi leader politici.
“Qualcuno deve mantenere aperti i legami”, dice criticando anche i boicottaggi ipotizzati per i Mondiali 2026 negli Stati Uniti per motivi legati alle politiche sull'immigrazione o ai piani di Trump sulla Groenlandia.
Il numero uno della Fifa ha sottolineato che finora non ci sono state esclusioni da parte aziende e ha chiesto: “Perché allora il calcio?”. “Credo che, nel nostro mondo diviso e aggressivo, abbiamo bisogno di occasioni in cui le persone possano incontrarsi e condividere la passione per il calcio”.
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