BERLUSCONES D’AZZARDO - UN GENIALE EMENDAMENTO DEL PDL NEL DECRETO FISCALE SPIANA LA STRADA ALLE MAFIE NEL FECONDO SETTORE DEI GIOCHI PUBBLICI - SE PRIMA INFATTI ERA VIETATO AGLI INDAGATI E AI CONDANNATI, NONCHÉ AI LORO PARENTI, DI OTTENERE CONCESSIONI PER SLOT MACHINE E MACCHINETTE MANGIASOLDI, D’ORA IN POI NON SARÀ PIÙ COSÌ - TUTTI POTRANNO AVERE LE CONCESSIONI, COMPRESI I CLAN CHE TANTO AMANO TALE BUSINESS…

Claudia Fusani per "l'Unità"

Si annunciano grassi affari per le mafie nel decreto fiscale per cui oggi sarà votata la fiducia alla Camera per la conversione in legge. Nel segreto delle Commissioni infatti il Pdl ha introdotto emendamenti e correzioni che fanno fare un doppio passo indietro alle norme introdotte dal governo sulla disciplina dei giochi pubblici e che nei fatti impedivano la concessioni di slot machine e macchinette mangiasoldi varie agli indagati oltre che ai rinviati a giudizio e ai condannati per una serie di reati tipici della criminalità organizzata.

Il divieto, nel testo originario del governo, era esteso anche ai coniugi e ai parenti ed affini fino al terzo grado. Insomma, doppie e triple barriere che in questi mesi di vita avevano già prodotto, secondo gli osservatori, buoni risultati. Anche perché, si fa notare tra i banchi del Pd, già il testo Tremonti, in vigore da oltre un anno, aveva bloccato l'accesso alle concessioni anche agli indagati.

La brusca retromarcia è avvenuta in Commissione Finanze. Nel testo del decreto legge n. 16 del 2 marzo 2012 «in considerazione - si legge - dei particolari interessi coinvolti nel settore dei giochi pubblici e per contrastare efficacemente il pericolo di infiltrazioni criminali nel medesimo settore» venivano fissati alcuni paletti. Uno soprattutto: «Il divieto di partecipazione a gare di rilascio, rinnovo e per il mantenimento delle concessioni opera anche nel caso in cui la condanna, ovvero l'imputazione o la condizione di indagato sia riferita al coniuge nonché ai parenti ed affini entro il terzo grado dei soggetti indagati».

Il nuovo testo in aula oggi a Montecitorio, che dovrà poi andare al Senato, fa piazza pulita di queste condizioni necessarie per impedire l'infiltrazione di cosche e clan in un settore che la cronaca dimostra essere ampiamente ambito da questi soggetti perché consente di riciclare in breve grandi quantità di danaro. Sparisce infatti il divieto «per i parenti e per gli affini entro il terzo grado». E spariscono gli indagati che potranno quindi avere tranquillamente acceso alle concessioni e alle gare d'appalto.

Ecco come recita, nel nuovo testo, il comma 25 dell'articolo 24: «Il divieto di partecipazione a gare di rilascio, rinnovo e mantenimento delle concessioni opera anche nel caso in cui la condanna o l'imputazione (cioè il rinvio a giudizio) sia riferita al coniuge non separato». Spariscono gli indagati. E spariscono i parenti. Si tratta, denuncia Laura Garavini, capogruppo del pd in Commissione antimafia, di «modifiche che aprono intere praterie agli appetiti di cosche e clan».

Sopravvive nel decreto, grazie ad un emendamento del Pd, l'obbligo per tutta la filiera che gestisce la vita delle slot machine - dalla società concessionaria al bar che fisicamente ospita la macchinetta - di utilizzare un conto corrente dedicato per cui tutte le operazioni contabili possono essere facilmente seguite e tracciate da magistrature e investigatori nonché dall'erario.

E dire che perfino il governo Berlusconi era riuscito a disincentivare le razzie dei clan nel delicatissimo settore dei giochi pubblici. Settore da cui, va detto, il governo punta molto per avere entrate certe. Tremonti infatti aveva inserito anche gli indagati nell'elenco degli impedimenti per ottenere le concessioni dei giochi. E quella norma ha dato importanti risultati in questo anno. Tra l'altro non risulta che qualcuno abbia mai fatto ricorso alla Corte Costituzionale o al Tar contro i contenuti di quella legge e sul fatto specifico che impediva agli indagati di partecipare alle gare.

 

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