IL GIOCO DELLE TRE TARGHETTE: ECCO COME I LEGHISTI IMPEDIVANO ALLA FINANZA DI ENTRARE NEGLI UFFICI DI VIA BELLERIO

Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi per "Il Sole 24 Ore"

C'era una talpa che avvisava i vertici della Lega Nord delle perquisizioni nella sede di via Bellerio a Milano, dove - come nel gioco delle tre tavolette - bastava spostare alcune targhette per trasformare le stanze dell'amministrazione in uffici di parlamentari, e renderle dunque off limits per gli investigatori. Il 14 marzo di quest'anno, un mese prima di essere arrestato su richiesta dei pm di Milano, l'ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito racconta al pm di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, cosa avveniva nella sede di via Bellerio prima dell'ingresso della Guardia di Finanza.

È lui stesso a introdurre l'argomento, senza essere sollecitato dalle domande del magistrato. «Guardi - esordisce Belsito - vorrei che qualcuno mi spiegasse qualcosa. Sapevano che arrivavano le perquisizioni prima e hanno cambiato le targhe delle stanze dove c'era la contabilità con i nomi dei deputati e senatori...». Meravigliato, il pm chiede all'ex tesoriere della Lega come faccia ad avere questa certezza. E Belsito aggiunge: «Quelle stanze dove lei leggeva onorevole tizio o caio, non c'era nessun onorevole, c'erano le stanze della contabilità».

E lì c'erano i documenti? chiede Lombardo. «Certo», risponde Belsito: «Ma lei sa qual era il mio ruolo?... prendevo la carta, la consegnavo alla Dagrada (Nadia Dagrada, dirigente dell'amministrazione della Lega, ndr) e la Dagrada faceva tutto. ...mi spiega come mai le stanze della contabilità, dove stava la Dagrada, dove stava la Pizzi, cioé i nomi dei dipendenti ...non che sono stati spostati, c'erano sempre loro ...ma fuori c'era scritto...».

«Quindi le hanno rese inaccessibili», domanda il pm, conscio della gravità delle affermazioni dell'ex esponente leghista. «Certo, non poteva controllarle lei...», risponde Belsito. È a questo punto che l'ex tesoriere della Lega parla dell'ex ministro della Giustizia ed ex viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli.

Il pm gli chiede chi possa essere stato la talpa e Belsito risponde: «Io questo non lo so, ma sapevano benissimo, perché io ho avuto un bisticcio con Castelli, davanti a Bossi, e lui mi ha detto "ci sono tre Procure che indagano" ... Ed io gli ho risposto e gli ho detto, ma ..con semplicità, "ma sei un cartomante? O fai parte anche tu del sistema? Come fai a sapere? Perché tre Procure..."».

Questo scambio di battute, racconta Belsito, avviene tra gennaio e febbraio (presumibilmente del 2012) nella stanza dell'allora segretario del partito, Umberto Bossi, alla Camera e in quell'occasione Castelli chiede a Belsito di dimettersi «perché c'erano tre Procure che indagavano».

Il trucco dello scambio delle targhette sarebbe stato ripetuto qualche mese più tardi nella sede di via Bellerio. Belsito riferisce infatti di un altro episodio e aggiunge che «...quando c'è stata poi la perquisizione delle quote latte ...idem! Stesso giochetto, targhe dei deputati e non hanno trovato niente. Siamo sempre alle solite!».

L'ex cassiere della Lega si riferisce probabilmente alla perquisizione della Guardia di Finanza del 16 gennaio 2013, effettuata su ordine del sostituto procuratore di Milano Maurizio Ascione che indaga sulla bancarotta della cooperativa "La Lombarda", fallita con un buco di 80 milioni di euro. Nell'inchiesta si ipotizza anche il reato di corruzione che sarebbe stata realizzata per ritardare il pagamento delle quote latte da parte degli allevatori.

Quel giorno, l'agenzia Ansa scrive che «su alcuni uffici i rappresentanti del Carroccio avrebbero sollevato la questione dell'immunità parlamentare e quindi la Gdf non ha potuto acquisire il materiale presente in quegli uffici». Circostanza che però fu smentita dall'attuale segretario della Lega, Roberto Maroni.

Sul nuovo numero uno del Carroccio, Belsito non usa parole tenere. Al pm Lombardo racconta di aver manifestato alcuni dubbi a Bossi e di avergli detto testualmente: «...So che per me non è una persona trasparente. So che ha delle barche ...ma su questa storia delle barche non gli ho parlato neanche io».

Belsito smentisce l'esistenza di un dossier su Maroni preparato dallo stesso ex tesoriere. Il resoconto stenografico dell'interrogatorio fa emergere una certa concitazione ma il senso delle sue affermazioni emerge chiaramente. Belsito, infatti, aggiunge che «...non c'era niente. Io l'unica informazione che avevo ...aveva delle barche, due barche ...e poi lui ha detto che non era vero. Per fortuna il sindaco di un paese gli ha scritto che non pagava il noleggio...».

Poi si corregge e precisa che non si tratta del noleggio ma della tassa di stazionamento. «E questo sarebbe il dossieraggio di cui parla?», gli chiede il pm. «Sì - risponde Belsito -. Perché Bossi gli aveva detto una volta, alla macchinetta del caffè, scherzando, "dimmi un po' della barca?"».

 

FRANCESCO BELSITOFRANCESCO BELSITO UMBERTO BOSSI E BELSITO BELSITO LUSI FIORTIOFRANCESCO BELSITO BELSITO E TROTARoberto Maroni e Umberto Bossi a Pontida bossi belsito castelliNADIA DAGRADA RESPONSABILE GADGET DELLA LEGA NORD

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