donald trump - giorgia meloni - g7 kananaskis - canada

GIORGIA, L’AMICA IMMAGINARIA DI DONALD – LA MAZZATA DEI DAZI AL 30% METTE SPALLE AL MURO MELONI, CHE ANCORA IERI HA INVOCATO “IL DIALOGO” CON IL DAZISTA IN CHIEF. UNA POSIZIONE SEMPRE PIU’ INSOSTENIBILE, MENTRE L'EXPORT ITALIANO RISCHIA DI PERDERE 35 MILIARDI DI EURO L'ANNO E I SETTORI PRODUTTIVI CHE FINORA HANNO SOSTENUTO FDI (VEDI COLDIRETTI) LANCIANO GRIDA DI ALLARME – SORGI: “LA PREMIER HA CERCATO DI NON VENIR MENO AL COMPITO DI MEDIAZIONE TRA LE DUE SPONDE DELL'ATLANTICO CHE SI È ASSEGNATA. FIN QUI, VA DETTO, SENZA GRANDI RISULTATI” – LE DIVERGENZE TRA MELONI E TRUMP SULL’UCRAINA RENDONO ANCORA PIÙ COMPLICATO L’EQUILIBRISMO DELLA STATISTA DELLA GARBATELLA...

GIORGIA E IL CONFLITTO CON DONALD

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

GIORGIA MELONI AL TAVOLO CON TRUMP ALLA CENA DEL VERTICE NATO DELL'AJA

L'inattesa – ma fino a un certo punto – scure dei dazi di Trump al 30 per cento, con la minaccia di alzarli ulteriormente se la reazione dell'Unione europea sarà di pari entità, ha posto Von der Leyen e Meloni di fronte alla necessità di una replica immediata e a un negoziato per il quale restano solo un paio di settimane a disposizione, prima della fatidica data del primo agosto che dovrebbe vedere l'entrata in vigore delle nuove tariffe.

 

La differenza tra le due reazioni salta subito all'occhio. Mentre VdL, pur mantenendo un tono formalmente cortese, annuncia che l'Europa, se la decisione di Trump sarà confermata, non potrà che ripagare il Presidente Usa con la stessa moneta, Meloni cerca di essere più dialogante e mostrarsi più fiduciosa sugli esiti della trattativa.

 

A partire da quali elementi, non è dato sapere. E la sensazione è che anche in una circostanza difficile come l'attuale, la premier italiana abbia cercato di non venir meno al compito di mediazione tra le due sponde dell'Atlantico che si è assegnata dopo l'inizio del secondo mandato di Trump. Fin qui, va detto, senza grandi risultati […]

 

meloni trump g7 canada

[…] Meloni si è trovata a scegliere tra un Trump sempre più scettico sull'appoggio all'Ucraina e convinto di poter ottenere ascolto da Putin, dal quale invece ha ricavato sonore delusioni. Ma nel periodo in cui Mosca continuava a bombardare pesantemente il territorio ucraino e Trump arrivava ad annunciare la fine delle forniture di armi da parte degli Usa, strategiche per la difesa dí Zelensky, il governo non ha mai fatto venir meno la sua solidarietà a Kiev, compresa la chiara riconferma anche nella recentissima Conferenza sulla Ricostruzione dell'Ucraina e con l'ipotesi che sia l'italiana Leonardo a contribuire a costruire armamenti per una guerra che purtroppo non accenna a fermarsi.

 

Una scelta che va ad onore di Meloni. Ma che non giova, certo, alle sue relazioni con gli Usa, malgrado l'ennesimo ripensamento di The Donald, ora pubblicamente irritato con Putin e disposto perfino a insultarlo nel suo abituale linguaggio scurrile.

 

LA DOCCIA FREDDA PER MELONI CHE ORA PREDICA CALMA "TRUMP PROVA A FARCI PAURA"

Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano per “La Stampa”

 

giorgia meloni e donald trump - vignetta by altan

Che Giorgia Meloni fosse stata informata da Ursula von der Leyen della portata dei dazi americani già a margine della Conferenza per la ricostruzione dell'Ucraina di giovedì non è più un segreto. Lo raccontano in molti accanto alla premier, spiegando il suo umore nero degli ultimi giorni.

 

La tensione, però, ieri è cresciuta oltre misura all'arrivo della lettera firmata da Donald Trump e indirizzata alla Commissione europea. Alla cortesia usata dalla Casa Bianca – che ha anticipato a Bruxelles il punto di caduta delle tariffe al 30%, comunicato poi ufficialmente solo a mercati chiusi - ha fatto da contraltare un tono più duro del previsto.

 

Il risultato è una doccia fredda che, tra i ministri italiani, viene interpretata come il tentativo americano di chiudere la «fase tecnica» del confronto e spingere l'Unione europea verso una risposta tutta politica, con un round di trattative dirette tra Trump, von der Leyen e i leader dell'Ue.

 

GIORGIA MELONI

Un'ipotesi che circola da giorni nelle cancellerie, ma su cui a Palazzo Chigi si resta cauti. Non è un caso che la nota ufficiale italiana si limiti a rilanciare «gli sforzi della Commissione europea che verranno intensificati ulteriormente nei prossimi giorni», sottolineando la necessità di «evitare polarizzazioni che renderebbero più complesso il raggiungimento di un'intesa».

 

Il governo sceglie dunque la linea della prudenza. «Trump vuole spaventarci per spuntare condizioni migliori» è il messaggio che Meloni condivide con i suoi interlocutori, che siano leader Ue o altri spettatori interessati. Perché se da un lato il 30% imposto dal tycoon è considerato insostenibile rispetto al 10% considerato accettabile, dall'altro Meloni è convinta che la trattativa sia ancora aperta.

 

giorgia meloni alla casa bianca per il bilaterale con donald trump foto lapresse

«Quella cifra è uno strumento di pressione», avrebbe spiegato la premier ai suoi, definendo il passo americano come «un rilancio molto alto» in un negoziato tutt'altro che concluso. L'obiettivo, ora, è aggrapparsi alla possibilità di un accordo - magari imperfetto, ma capace almeno di limitare i danni.

 

E proprio in quest'ottica si inserisce la missione che martedì vedrà il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Washington per incontrare il segretario di Stato Marco Rubio. Più o meno negli stessi giorni, a Roma, è atteso il commissario al Commercio Maros Sefcovic.

 

donald trump - dazi

«Tutti devono remare nella stessa direzione», è il ragionamento che circola nella prima linea del governo. Una posizione che, se pure sembra discostarsi dalle contromisure ventilate da von der Leyen, entra in aperto contrasto con lo sprint francese. La linea del presidente Emmanuel Macron - tra i pochi a esporsi chiedendo l'introduzione immediata di contro-dazi - a Roma è considerata avventata.

 

Fonti della maggioranza parlano di «fastidio» per l'energia con cui l'Eliseo insiste sull'attivazione del meccanismo anti-coercizione. Meloni, invece, ha ribadito a von der Leyen e a tutti gli altri leader europei - sentiti singolarmente nel pomeriggio - che «ci sono ancora margini per trattare». Una posizione, del resto, vicina a quella del Cancelliere tedesco Friedrich Merz.

 

LETTERA DI DONALD TRUMP A URSULA VON DER LEYEN CHE ANNUNCIA DAZI AL 30% ALL UE

 […]  La dem Elly Schlein accusa Meloni di aver anteposto «le amicizie politiche all'interesse nazionale». Per il M5S, la premier «non ha lavorato per l'Italia, né in Europa né con l'America», bollando come «destinata a soccombere» l'alleanza con von der Leyen. Neppure nel centrodestra la linea è compatta.

 

FdI predica cautela, ma la Lega attacca la Commissione guadagnandosi l'accusa di aver «tradito la Patria» da +Europa: «Paghiamo il prezzo di un'Europa a trazione tedesca», accusa una nota, imputando a Bruxelles l'eccesso di «ideologia green e burocrazia», da tempo dannoso per le imprese europee.

 

A complicare il quadro, c'è poi il pressing delle associazioni di categoria. Da Confindustria a Confcommercio, il tono si alza. Si parla apertamente di «disfatta per il made in Italy», e qualcuno – come in Coldiretti – inizia già a chiedere misure compensative. […]

 

Il problema, però, è concreto. Anche perché le conseguenze economiche si intrecciano a quelle politiche: i settori colpiti sono spesso sovrapponibili all'elettorato del centrodestra.

Il ricordo delle rivendicazioni da parte di Meloni di un ruolo da «ponte» tra le due sponde dell'Atlantico rischia di ritorcersi contro la premier. La corsa contro il tempo, in vista del primo agosto - giorno di entrata in vigore delle tariffe - dovrà tenere conto anche di questo. […]

 

donald trump e giorgia meloni vertice bilaterale improvvisato al g7 di kananaskis 1GIORGIA MELONI CON DONALD TRUMP NELLO STUDIO OVALE

 

 

volodymyr zelensky giorgia meloni conferenza per la ricostruzione in ucraina foto lapresse

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…