giovanni tria

RIMPASTO AL POMODORO - A PALAZZO CHIGI DA GIORNI SI PARLA DELLA POSSIBILE SOSTITUZIONE DEL MINISTRO TRIA DOPO L'APPROVAZIONE DELLA MANOVRA, MAGARI NON NON SUBITO MA COMUNQUE PRIMA DELLE ELEUROPEE - UN CAMBIO CHE DOVREBBE COINVOLGERE ANCHE IL MINISTRO ALLE INFRASTRUTTURE DANILO TONINELLI E LA MINISTRA DELLA SALUTE GIULIA GRILLO

Marco Conti per “il Messaggero”

 

giovanni tria

Doveva essere l'occasione se non di una riconciliazione almeno di una tregua. Invece l'incontro nella Prefettura di Caserta si è trasformato nell' ennesimo fallito tentativo di Giuseppe Conte di tenere i due vicepremier al merito di un contratto di governo che fa acqua da molte parti. Conte, che di quel contratto è garante, ha prima ascoltato Di Maio e Salvini rinfacciarsi persino le battute, oltre che il merito di una posizione, che sulla gestione dei rifiuti è diametralmente opposta.

 

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

Al leader del Lega non è andata giù «la ceppa» evocata da Di Maio per contestare la realizzazione dei termovalorizzatori e a Di Maio non piacciono i continui abboccamenti di Salvini con i mai dimenticati alleati. Tanto per tranquillizzare l'alleato di governo ieri sera Salvini, rientrato in tutta fretta da Caserta per mettersi lo smoking e recarsi al Quirinale, ha trovato il tempo per inviare via tv un messaggio all' azzurro Antonio Tajani: «Abbiamo governato insieme tanti anni. Spero che torneremo a lavorare insieme per altrettanti anni».

 

Un auspicio che alimenta le fibrillazioni nella maggioranza che ieri a Caserta ha firmato un protocollo d' intesa sui rifiuti nella Terra dei fuochi che non piace al ministro dell' Interno e al governatore campano De Luca. Malgrado palazzo Chigi si affretti a spiegare l' assenza di Salvini alla conferenza stampa conclusiva, l'elogio del termovalorizzatore di Copenaghen - con tanto di pista da sci sul tetto - fatto dal ministro dell' Interno, che annuncia un suo imminente viaggio in Danimarca, conferma l'ennesima divaricazione che lo stesso Di Maio prova a sdrammatizzare dicendo «io avevo una pista da sci ad Acerra».

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

 

Le possibili aggiunte al contratto di governo, dai rifiuti ai contraccettivi gratis, sono facili da escludere e Conte - facendo asse con Di Maio - lo spiega chiaramente. Ma ciò che divide i due vicepremier è la sostanza dell'intesa contenuta nella manovra di Bilancio che domani subirà l'ennesimo no da parte della Commissione europea.

 

Di Maio, pur di andare avanti e portare a casa il reddito di cittadinanza, sembra pronto alla sfida con l'Europa e i mercati. D'altra parte il suo elettorato guarda nell'immediato ai 780 euro al mese e subisce relativamente le conseguenze dovute all'aumento dello spread. Salvini ha invece il problema opposto e l'elettorato che gonfia le percentuali leghiste in Veneto come in Lombardia o Emilia Romagna, subisce gli effetti di una manovra molto assistenzialista sia per il reddito di cittadinanza che per la riforma delle pensioni.

 

I POTERI FORTI

CONTE JUNCKER

Ieri Salvini ha detto che intende andare sino in fondo sempre che «i poteri forti» glielo permettano. Un colorito modo per denunciare le preoccupazioni per la tenuta del sistema economico e finanziario del Paese che il suo sottosegretario Giancarlo Giorgetti conosce bene. Sabato sera Giuseppe Conte sarà di nuovo a colloquio a Bruxelles con il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker.

 

Un incontro chiesto con una certa insistenza da palazzo Chigi e che avverrà dopo la bocciatura della Commissione con la lettera che domani verrà recapitata al Ministro dell'Economia Giovanni Tria. Al responsabile dell'Economia vengono attribuite molte responsabilità nella trattativa con l'Unione europea e a palazzo Chigi da giorni si parla di una sua possibile sostituzione dopo l' approvazione della manovra, magari non immediatamente ma comunque prima delle eleuropee. Un cambio che dovrebbe inserirsi in un più ampio rimpasto che coinvolgerebbe anche il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli e la ministra della Salute Giulia Grillo, mentre appaiono saldi la ministra Trenta e il titolare dei Beni culturali Bonisoli.

conte salvini di maio

 

LA FASE DUE

Un rimpasto che, secondo i promotori, dovrebbe sancire una sorta di fase due del governo gialloverde, ma che senza una rivisitazione del contratto di governo rischia di apparire come un modo per scaricare sui tre le difficoltà di una maggioranza che fatica persino a garantire i voti al decreto sicurezza viste le tensioni M5S alla Camera.

toninelli

 

Il nodo rifiuti, con Salvini che tiene la linea nordista dei termovalorizzatori e Di Maio che schiera i suoi ministri nel suo collegio, è la conferma che il grande freddo tra i due è ormai separazione netta con il leader del Carroccio che rievoca l' alleanza di centrodestra e quello grillino che ricorda come quella alleanza «il M5S la combatte». Tensioni fortissime destinate ad esplodere quando si dovrà decidere se modificare o meno la manovra di Bilancio per evitare la procedura per deficit eccessivo.

giulia grillo

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?