1- NICOLE MINETTI IN CONSIGLIO CARICA IL CANNONE: "PER IL BENE DI TUTTI NON PARLO" 2- RIUSCIRÀ IL SACRIFICIO DELLA CAPRETTA ESPIATORIA DA PARTE DEL “CAPRONE EIACULATORIO” A RADDRIZZARE L’HORROR DEL RITORNO IN CAMPO DEL BANANA VIVENTE? 3- È PROBABILE CHE I SONDAGGI ABBIANO INDIVIDUATO NELLA DISINIBITA CONSIGLIERE LOMBARDA, CELEBERRIMA PER QUEI MESSAGGINI HOT (“PIÙ TROIE SIAMO PIÙ BENE CI VORRÀ...”) UNA ZAVORRA FASTIDIOSA PER IL DECOLLO DEL NUOVO AQUILONE BERLUSCONIANO 4- SGARBI: “CHIEDERE LE DIMISSIONI DELLA MINETTI È UN CONTROSENSO, PERCHÉ NON SI PUÒ DIMETTERE DA UN RUOLO IN CUI NON È STATA ELETTA MA NOMINATA. SE ALFANO FOSSE COERENTE, DOVREBBE CHIEDERE LE DIMISSIONI DI CHI L'HA NOMINATA, BERLUSCONI O FORMIGONI. MA NON LO PUÒ FARE, DOPO ESSER STATO DIMESSO DA CAPO DEL PARTITO”

1- NICOLE MINETTI IN CONSIGLIO CARICA IL CANNONE: "PER IL BENE DI TUTTI NON PARLO"
Andrea Cortellari per Il Giornale

Nicole Minetti arriva al Pirellone per la seduta odierna del Consiglio regionale lombardo. E riesce ad evitare i giornalisti, a caccia di una sua dichiarazione in merito alle voci che si sono susseguite negli ultimi giorni. Si dimette? Non lascia il suo posto? A dire che il consigliere era prossimo ad abbandonare la sua carica istituzionale sono stati in tanti, compreso il governatore lombardo Roberto Formigoni, che ieri sottolineava come la Minetti avrebbe rassegnato le dimissioni al più presto.

Ma lei non parla. Si chiude nel silenzio stampa. E, ai giornalisti che vorrebbero da lei una smentita o una conferma, si limita a dichiarare che non ha intenzione di dire nulla, "per il bene di tutti". Né di rispondere "a nessuna provocazione o domanda", nemmeno in merito a quanto affermato da Daniela Santanchè, che su Repubblica era stata molto chiara: "Il tempo delle Minetti è fi-ni-to". Le dimissioni che sarebbero dovute arrivare già ieri dunque aspetteranno.

La Minetti scansa i cronisti: "Veniamoci incontro". E scherza: offro comunque "volentieri il caffè a tutti quanti". Per avere una risposta chiara sul suo - vero o presunto - passo indietro servirà ancora tempo.

2- Andrea Senesi per il "Corriere della Sera"

- Mario Mantovani, il coordinatore regionale PDL: «Forse è stato un errore candidarla. Ma che volete, ci era stata raccomandata dal fondatore del San Raffaele... E invece la politica non è evidentemente la sua strada».

- Daniela Santanchè: «In questi mesi ha dimostrato di non essere adatta alla politica».

- Mariastella Gelmini: «L'ho sempre difesa, non mi piace il linciaggio mediatico, ma adesso bisogna dare spazio alla militanza»

- Ignazio La Russa: «Come non ho contribuito a farla diventare consigliere regionale, così non contribuisco ora a farla dimettere. In ogni caso sarebbe bello se non fosse l'unica a dimettersi.... Nomi non ne faccio, ma credo che ci siano altri personaggi incompatibili con la militanza nel Pdl».

- Giancarlo Galan: "Non andava proprio candidata ma ora mandarla via non ha senso. È come bruciare una strega sul rogo».

- Gaetano Pecorella: «La richiesta a Minetti di dimettersi è stata un'iniziativa quantomeno improvvida. Non s'interviene così su un processo che potrebbe dimostrare l'innocenza di tutti gli imputati».

- Sgarbi: «Chiedere le dimissioni della Minetti è un controsenso, perché lei non si può dimettere da un ruolo in cui non è stata eletta ma nominata. Se Alfano fosse coerente, dovrebbe chiedere le dimissioni di chi l'ha nominata, Berlusconi o Formigoni. Ma non lo può fare, dopo esser stato dimesso da capo del partito».

3- IL CASO MINETTI O DEI CAPRI ESPIATORI
Gian Antonio Stella per il "Corriere della Sera"

Riuscirà il sacrificio della capretta espiatoria da parte del capro espiatorio a raddrizzare le sorti del Super Capro Espiatorio? Il gioco intorno alle responsabilità a scalare di Nicole Minetti, Angelino Alfano e Silvio Berlusconi è tutto dentro la tradizione. Ma certo, per quanto la politica non sia «un gioco di signorine», ha qualcosa di indecente.

Più indecente, se possibile, delle notti di bunga bunga. Il ricorso alla vittima sacrificale citato nel Levitico («Aronne poserà le mani sul capo del capro vivo, confesserà su di esso tutte le iniquità degli Israeliti, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati...») è stato usato mille volte come via d'uscita. Lo scrisse anche Indro Montanelli: «Quello di buttar tutto addosso a un capro espiatorio è un metodo di risolvere i problemi molto italiano».

Qualcuno ha vissuto l'evento con dignitoso fatalismo, come il tesoriere dc Severino Citaristi, uomo perbene coinvolto nel meccanismo perverso dei finanziamenti illegali: «No, guardi, la colpa è solo mia, gli altri non mi hanno scaricato addosso nulla. Sono io che ho trasgredito la legge». Altri hanno strillato rifiutando, a ragione o a torto, di prendersi tutte le colpe di errori o reati, casomai, collettivi.

Si pensi ai lamenti di Giovanni Leone, Achille Occhetto o Bettino Craxi che disegnava ad Hammamet vasi grondanti sangue tricolore e giù giù di decine di comprimari. Da Maurizio Gasparri quando fu depennato come ministro («Sono stato un capro espiatorio. Mi sento come Isacco, che fu scelto. Ma poi intervenne Dio in persona per salvarlo») a Sandro Bondi («Non merito la mozione di sfiducia individuale. Sono un ministro sotto accusa per il crollo di un tetto in cemento armato costruito negli anni 50 ma nessuno si ricorda dei "no" che ho detto per fermare scempi e abusi»), da Alfonso Papa a Luigi Lusi che si auto-commisera sempre così: «Un capro espiatorio».

Poche volte come negli ultimi tempi, forse a causa della crescente personalizzazione della politica, c'è stato un abuso della scelta di scaricare tutto su chi più era o pareva indifendibile. Basti ricordare il caso della Lega. Dove per salvare il più possibile Umberto Bossi sono stati scaricati via via Renzo «Trota» obbligato a dimettersi dal Consiglio regionale, Rosi Mauro spinta a dimettersi da vicepresidente del Senato e poi espulsa, Francesco Belsito prima benedetto dal Senatur come «un buon amministratore che ha scelto bene come investire i soldi» poi maledetto come un appestato infiltrato nel Carroccio dalla 'ndrangheta.

Il punto è che come c'è sempre più puro che ti epura, anche nel comparto dello scaricabarile esiste la categoria della vittima sacrificale a cascata. Un esempio? La scelta, mesi fa, di scaricare Marco Milanese, il collaboratore assai chiacchierato di Tremonti, al posto dell'allora ministro dell'Economia, a sua volta individuato dal Cavaliere e dai suoi fedelissimi come l'uomo da additare come il principale colpevole della mancata realizzazione del grande sogno berlusconiano. Una citazione per tutte, la lettera di Bondi al Foglio: «Tremonti ha minato alla radice, fin dal primo momento, la capacità del governo di affrontare la crisi secondo una visione d'insieme...».

Ricordate l'aria che tirava nell'autunno scorso? Da Fabrizio Cicchitto ad Altero Matteoli, da Margherita Boniver a Saverio Romano fino a Luca Barbareschi la destra intera era in trincea nel rifiutare che tutte le responsabilità e tutte le colpe e tutti i peccati della crisi fossero rovesciati sull'ex San Silvio da Arcore. Un'immagine che Giuliano Ferrara fotografò così: «Berlusconi è in carica ma è l'ombra di se stesso. Nei suoi occhi e nel suo sorriso immortale si legge ormai la malinconia del capro espiatorio».

È perciò paradossale che a distanza di pochi mesi, dopo aver denunciato perfino in aula alla Camera il suo rifiuto di assumere quel ruolo così fastidioso, il Cavaliere abbia poi scelto di scaricare a sua volta il tracollo del partito sul capro espiatorio Angelino Alfano. E ancora più surreale che questi abbia individuato in Nicole Minetti, che fu imposta nel listino di Roberto Formigoni, la sub-capra espiatoria da sacrificare di colpo, «entro due giorni», per dare una rinfrescata all'immagine e rilanciare il Pdl o quel che ne sarà l'erede.

È probabile che i sondaggi abbiano individuato nella disinibita deputata regionale lombarda, celeberrima per quei messaggini hot («più troie siamo più bene ci vorrà...») una zavorra fastidiosa per il decollo del nuovo aquilone berlusconiano. Lo stesso Cavaliere però, ricorda un diluvio di messaggi online, nella famosa telefonata all'«Infedele» di Gad Lerner, urlò: «La signora Nicole Minetti è una splendida persona intelligente, preparata, seria. Si è laureata con il massimo dei voti, 110 e lode, si è pagata gli studi lavorando, è di madrelingua inglese e svolge un importante e apprezzato lavoro con tutti gli ospiti internazionali della regione». Insomma, una giovine statista dal luminoso avvenir.

Delle due l'una: o era tutto falso (comprese le definizioni sulle «cene eleganti») o era tutto vero. E allora nell'uno come nell'altro caso scegliere oggi la Minetti come vittima sacrificale, per quanto l'insopportabile signorina se le sia tirate tutte, sembra una piccineria non proprio da gentiluomini...

 

 

L'ARRIVO DELLA MINETTI AL PIRELLONENICOLE MINETTI IN SARDEGNA NICOLE MINETTI IN SARDEGNA jpegNICOLE MINETTI IN SARDEGNA jpegNICOLE MINETTI IN SARDEGNA NICOLE MINETTI IN SARDEGNA jpegNICOLE MINETTI IN SARDEGNA jpegNICOLE MINETTI IN SARDEGNA jpegNICOLE MINETTI IN SARDEGNA jpegNICOLE MINETTI IN SARDEGNA jpegNICOLE MINETTI IN SARDEGNA NICOLE MINETTI IN SARDEGNA jpegNICOLE MINETTI AL MARE NICOLE MINETTI IN SARDEGNA

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...