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L’ESITO DELLE GUERRE AMERICANE: L’ISIS HA SCALZATO AL QAEDA E SI STA PRENDENDO L’IRAQ! - GLI ESTREMISTI SONO A UN PASSO DA BAGHDAD E HANNO GIÀ PRESO IL CONTROLLO DI KIRKUK, CHE E’ TRA I CAMPI PETROLIFERI PIÙ RICCHI DELLA REGIONE (FOTO-REPORTAGE)

 

1. I JIHADISTI IN MARCIA, OBIETTIVO BAGHDAD

Lorenzo Cremonesi per ‘Il Corriere della Sera

 

vittima della presa di mosulvittima della presa di mosul

Dopo Mosul, prossimo obbiettivo: Bagdad. L’avanzata diventa conquista, la vittoria si trasforma in trionfo. È come una cascata inarrestabile l’offensiva degli estremisti dello «Stato Islamico dell’Iraq e del Levante» (Isis), la milizia sunnita attiva anche in Siria e lanciata nella guerra totale contro il governo del premier sciita iracheno Nouri al Maliki. Tra lunedì mattina e martedì sera avevano occupato l’intera provincia di Ninive, compresa Mosul, la seconda città dell’Iraq.

 

video propaganda isilvideo propaganda isil

E nelle ultime ore hanno segnato nuove vittorie. La più eclatante è la presa di Tikrit, città natale di Saddam Hussein e luogo-simbolo del regime baathista defenestrato dagli americani nel 2003. Se guardiamo la carta geografica non è difficile capire il significato di questa mossa. Tikrit si trova a soli 150 chilometri dalla capitale. Dalla parte della regione di Al-Anbar, presso Abu Ghraib, i miliziani sono a una ventina di chilometri da Bagdad. Si sono posizionati a nord e ovest per accerchiarla, ben presto potrebbe cominciare la battaglia finale per il cuore pulsante del Paese. «Domini Bagdad e comandi l’Iraq», diceva Saddam.
 

uomo giustiziato in iraquomo giustiziato in iraq

Ieri hanno anche terminato le operazioni per assumere il controllo di Kirkuk, che al pari di Mosul si trova tra i campi petroliferi più ricchi della regione. Seguendo il corso del Tigri i miliziani, che viaggiano su veloci pick up, hanno quindi raggiunto la raffineria di Beiji, la più importante del Paese. Qui militari e poliziotti lealisti si sono dati alla fuga. Ancora scene di soldati che abbandonano le divise ed entrano nelle case per prendere abiti civili; ancora armi, munizioni ed elmetti gettati per le strade.

 

Arrivati alla raffineria, i miliziani hanno trattato con le 250 guardie, che in pochi secondi si sono dileguate dopo la promessa che se non avessero combattuto nessuno avrebbe torto loro un capello. Il tentativo degli estremisti è però adesso quello di trovare un modus vivendi con i civili. Queste vittorie li hanno rapidamente trasformati da un piccolo gruppo di guerriglieri operante nelle campagne a responsabili di grandi zone urbane, banche, strutture produttive.

 

tutti scappano da mosultutti scappano da mosul

Quasi il 55% dell’Iraq è sotto il loro dominio. Ankara chiede notizie dei 48 turchi che si trovavano nel consolato di Mosul, compreso il console. La fuga di oltre 500 mila persone da Mosul, quasi un terzo degli abitanti, rappresenta però uno smacco per loro. Ieri avevano inviato pattuglie a bussare nei quartieri più colpiti per cercare di rassicurare e chiedendo alla gente di tornare a lavorare.
 

Ma l’impressione è che il peggio debba ancora venire. Maliki promette battaglia. L’Iran lo sostiene con ogni mezzo. «Siamo vittime di un complotto», ha tuonato il premier riferendosi ai volontari stranieri (tra cui molti europei) che combattono nelle file dell’Isis.

 

tikrit nelle mani dei militanti estremistitikrit nelle mani dei militanti estremisti

«Risolveremo questa crisi con le nostre forze. Abbiamo la volontà e i mezzi». Si pensa alla creazione di comitati popolari armati. Il ministro degli Esteri iracheno, Hoshyar Zebari, un curdo originario di Mosul, ha osservato che le forze militari dell’enclave curda nel nord coopereranno con l’esercito per combattere l’Isis. Anche il leader estremista sciita, Muqtada al Sadr, ha promesso le sue «Brigate Bader» per creare «unità della pace» finalizzate alla difesa dei siti religiosi musulmani e cristiani.
 

2. BOMBE, SEQUESTRI, KAMIKAZE: COSÌ ISIS HA OSCURATO AL QAEDA

Guido Olimpio per ‘Il Corriere della Sera

sicurezza curda a kirkuksicurezza curda a kirkuk

 

L’Isis è una tribù di guerra. Un movimento ben organizzato. Con un’agenda che non tiene conto dei confini coloniali. Dunque punta alla creazione di uno Stato islamico che, per ora, ingloba una parte di Siria e di Iraq. Un punto di partenza e non di arrivo.
Il successo nella provincia di Ninive è l’inevitabile conseguenza di una lunga campagna, portata avanti con determinazione e favorita dall’incapacità dei governativi, poco disposti a battersi e mal guidati.

 

rifugiati e polizia curdarifugiati e polizia curda

L’Isis ha intensificato gli attacchi a partire dal 2012 alternando terrore e guerriglia. Al pari di altre fazioni islamiste ha dosato le tattiche. Dove aveva già una presenza territoriale ha evitato attacchi indiscriminati mentre in aree in mano al nemico ha impiegato la falce, con largo uso di attentatori suicidi. Chiunque doveva pagare.

 

La discriminazione di Bagdad nei confronti dei sunniti ha fatto il resto, spingendo molte tribù a ribellarsi al regime sciita. Oggi l’Isis è la punta di lancia, ma in parallelo si muovono gruppi minori, alcuni reduci della resistenza agli Usa. Nazionalisti, islamici, ex baathisti celati dietro tante etichette. Non vanno d’accordo tra loro, ma sono uniti nel picchiare sui lealisti.
 

profughi di mosulprofughi di mosul

Al centro della strategia dettata dall’emiro del movimento, Abu Bakr Al Baghdadi, tre punti, che troviamo tanto in Iraq quanto in Siria. Primo. Ripulire l’area dal nemico. Secondo. Controllarla in modo ferreo. Terzo. Costruire il consenso. E in omaggio a questi dogmi l’Isis ha perseguito in modo spietato alcuni obiettivi. Intanto la cacciata degli sciiti. Quindi la lotta alla Sawa, la milizia anti-qaedista.

 

Tenendo in mente questi bersagli, ha puntato alcuni luoghi simbolo. Ramadi, Falluja e infine Mosul. Solo il tempo dirà se l’Isis riuscirà a «tenere»: spesso, con le sue rigide regole di vita e le esecuzioni sommarie, ha spaventato i civili. Flessibile il modus operandi. Per rendere insicure le strade l’Isis ha impiegato un gran numero di ordigni improvvisati.

profughi di mosul a irbilprofughi di mosul a irbil

 

Quindi ha preso di mira gli avamposti. Con manovre sempre più sofisticate è stato in grado di assaltare le prigioni. Nel quadro della «pulizia etnica» si è dedicato alla distruzione delle case di agenti e soldati. Terra bruciata per indebolire l’avversario. Infine raffiche di autobomba. In particolare nei quartieri sciiti di Bagdad.

 

Numerosi gli attentatori suicidi. Tra loro molti gli stranieri. Di recente la fazione ha diffuso informazioni sugli attacchi kamikaze condotti nei 16 «wilayat», i distretti, dove l’Isis vanta una sua presenza. La fascia esplosiva è stata indossata da francesi, danesi, russi, nord africani, arabi del Golfo. A conferma di un carattere trasnazionale.
 

portavoce isis promette guerra a bagdadportavoce isis promette guerra a bagdad

Tutto questo è stato reso possibile da una rete autonoma. Secondo gli Usa il movimento dispone di diverse fonti economiche: singoli individui e associazioni private; tassa rivoluzionaria; estorsioni; sequestri di persona in Iraq e in Siria. Nella sola Mosul — dicono le autorità — i jihadisti sono stati capaci di raccogliere cifre consistenti ogni mese. E questo ben prima di innalzare il loro vessillo nero. Le cifre oscillano tra 1 e 8 milioni di dollari. A queste si somma il bottino saccheggiato nelle banche in queste ore. E non va dimenticato che il conflitto siriano ha portato armi, riscatti, combattenti e prestigio.
Arriviamo così alla sfida interna.

nuova strada tra siria e iraqnuova strada tra siria e iraq

 

Al Baghdad prima si è scontrato con i gruppi ribelli «pragmatici» in Siria, poi ha messo in discussione l’autorità del leader qaedista Ayman al Zawahiri. E dopo averne ignorato la scomunica ne ha preso le distanze convinto di essere molto più autorevole. Lui ha la tunica sporca della battaglia e non quella immacolata indossata dal dottore egiziano nei rari video. Una scelta premiata da altre organizzazioni mediorientali che hanno pronunciato un giuramento di fedeltà in favore dell’Isis. Solo gli ideologi «anziani» sono rimasti legati alla vecchia guardia. Uno scisma storico. Oggi a far paura è l’Isis e non Al Qaeda.
 

mezzo milione di iracheni lasciano mosulmezzo milione di iracheni lasciano mosulmappa controllo territorimappa controllo territoriiracheni lasciano mosuliracheni lasciano mosuldichiarato lo stato di emergenza a baghdaddichiarato lo stato di emergenza a baghdadin fuga da isilin fuga da isildonna fugge da mosuldonna fugge da mosulcontrollo su tikritcontrollo su tikritmosul ormai presa da isilmosul ormai presa da isil

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