GLI INCOMPATIBILI CHE “INQUINANO” L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE

Virginia Piccolillo per il "Corriere della Sera"

«È auspicabile che a grandi elettori corrispondano grandi responsabilità, come quella di optare per consentire di risolvere le questioni di incompatibilità costituzionale». Lancia un appello in aula il presidente del Senato, Pietro Grasso, contro quei parlamentari che non hanno ancora mollato il doppio incarico nei consigli regionali incompatibile secondo la Carta, apprestandosi, domani, a votare per il presidente della Repubblica. Ed esponendo il risultato a rischio polemiche per la presenza di elettori, appunto, incompatibili.

«Mica vero. È già successo per Napolitano e non è stato invalidato il voto. E allora?» minimizza Massimo Garavaglia, senatore leghista e assessore alla Regione Lombardia. Lui è tra quanti non sceglieranno subito. «Ormai decideremo dopo il voto del presidente», assicurava ieri anche a nome degli altri due lombardi: il leghista Gianni Fava e il berlusconiano Mario Mantovani.

Perché non prima? «Non c'è neanche il tempo. E poi se la Costituzione dà 90 giorni a disposizione vuol dire che è previsto. Altrimenti si sarebbe scritto entro una settimana», spiega Garavaglia senza nascondere la sua intenzione di mollare, dopo il voto, proprio la poltrona da senatore. Ma l'appello di Grasso alla responsabilità? «Non ero in aula. Ora mi informerò».

Ma non ci sono solo leghisti e pdl tra gli incompatibili. O almeno chi si attarda a notificare che non lo sono più. Ieri, la giunta provvisoria della Camera, delle 18 posizioni incompatibili ne ha potute sanare solo tre: il leader sel Nichi Vendola che resta governatore della Puglia, il leghista Roberto Cota che rimane presidente del Piemonte e Massimiliano Smeriglio, che resta assessore nel Lazio.

A Palazzo Madama si attende l'opzione di dodici senatori che hanno un'incompatibilità costituzionale. E di altri tre, sindaci di città sotto i quindicimila abitanti, non vietato dalla Costituzione, ma da motivi di opportunità istituzionale. L'appello di Grasso è giunto ieri in aula dopo l'auspicio in giunta del presidente Felice Casson e l'intervento del capogruppo del M5S, Vito Crimi, che chiedeva: «Sia reso pubblico l'elenco degli incompatibili».

Anche Pino Pisicchio, presidente della giunta provvisoria della Camera, lancia un invito accorato: «Chi ha davvero presentato le dimissioni alle Regioni, come ha annunciato, ce lo notifichi al più presto. Non abbiamo altri modi per saperlo».

Umberto Del Basso De Caro (Pd), ci faxa la prova che lo ha fatto davvero: «Ma certo che mi sono già dimesso da consigliere regionale della Campania. Non mi crede? Le mando copia. So che lo hanno fatto anche gli altri consiglieri campani». Ovvero i pdl Eva Longo e Domenico De Siano, che a Napoli veniva chiamato «mister quattro poltrone» (consigliere comunale, provinciale, regionale e senatore).

Ma la Camera attende la notifica della decisione. Come quella di Bruno Censore, consigliere pd in Calabria; di Marcello Taglialatela assessore di Fratelli d'Italia in Campania; di Mauro Ottobre consigliere regionale in Trentino Alto Adige che si è dimesso, per ora, da consigliere provinciale. Annuncia l'opzione Camera «già notificata al governatore Caldoro», Giuseppe De Mita (Scelta civica).

Si sono già dimessi tutti gli amministratori pugliesi, conferma il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna (per il Pdl i deputati Rocco Palese, Roberto Marti e Gianfranco Chiarelli e i senatori Lucio Tarquinio, Antonio Caridi, Pietro Iurlaro, Massimo Cassano e Stefano Dario; per il Pd Michele Pelillo, Antonio Decaro; i sel Toni Matarrelli e Nicola Fratoianni).

Al Senato si attendono notizie certe anche dal consigliere sardo Luciano Uras (Sel); dai consiglieri pdl in Calabria Pietro Aiello, in Abruzzo, Federica Chiavaroli e in Sicilia Francesco Scoma; dal consigliere in Calabria Giovanni Bilardi (Grande Sud). E dai tre incompatibili «blandi» (perché in Comuni sotto i 15 mila abitanti): Claudio Broglia sindaco pd di Crevalcore, Giuseppe Compagnone, sindaco mpa di Grammichele, e Vittorio Zizza, sindaco di Carovigno. Secondo il cosiddetto «lodo Calderoli» per risolvere basta una lettera alla giunta. Perché non farla oggi stesso?

 

 

Massimiliano Smeriglio GIUSEPPE DE MITAmario mantovaniGRASSO E BOLDRINI

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