IO SPERIAMO CHE ME LA CAV - ORA ORFANI E VEDOVE NERE DEL BANANA HANNO PAURA: “QUANTO POTRÀ DURARE L’OPPOSIZIONE?” - CICCHITTO: SE SI VOTA TRA 6 MESI VINCONO, ALTRIMENTI SONO MORTI”

Amedeo La Mattina per "La Stampa"

E ora? Quale bussola guiderà i superstiti rimasti al fianco del generalissimo Silvio? Cosa si sprigionerà da quello scranno vuoto del Senato dove non siederà più Silvio Berlusconi? Annamaria Bernini, combattivo nuovo capogruppo vicario di Forza Italia, esce dall'aula di nero vestita con i lucciconi agli occhi. Donne senatrici a lutto, Elisabetta Alberti Casellati, Cinzia Bonfrisco, Maria Rizzotti, la stretta collaboratrice Maria Rosaria Rossi e Paolo Pelino. La quale Pelino cerca di rendere meno amara la giornata di «lutto per la democrazia» e si mette a distribuire tra i banchi del suo gruppo parlamentare confetti che produce la sua ditta.

Con un'immagine poetica crepuscolare, Mara Carfagna sente «odore malevole di mandorle amare». Ed è infatti tanta amarezza che rimane in fondo alla gola dei graduati e dei soldati berlusconiani. Si chiedono cosa succederà adesso che il loro generalissimo è decaduto, interdetto, non più candidabile e si avvia verso i servizi sociali.

Battaglia dura e senza paura, certo. Opposizione al governo Letta e fulmini contro i cugini di Alfano che rimangono «inchiodati» alle loro poltrone di ministro accanto ai pugnalatori del Pd. Augusto Minzolini sturm und drang profetizza la «resurrezione» di Berlusconi che ora, libero di parlare, cresce nei consensi mentre Letta e Alfano dovranno giustificare di fronte al popolo una legge di stabilità impopolare e vedersela con lo sfascia carrozze Matteo Renzi. Sì, ma sotto il pelo dell'acqua, dietro quel silenzio di tomba che è calato quando si è chiusa la seduta della decadenza, c'è l'angoscia, la paura, il fascio di timori per il futuro di decine di parlamentari.

Davanti a un ascensore di Palazzo Madama, in trasferta da Montecitorio per partecipare all'assemblea dei parlamentari del Nuovo Centrodestra, Fabrizio Cicchitto parla di «terrore». L'ex capogruppo del Pdl conosce bene cosa si agita nell'animo profondo dei suoi ex amici di partito.

Si dirà, la sua è una tesi di parte. È vero, ma il suo ragionamento, al contrario, vale pure per lui e per color che non hanno seguito Berlusconi in Forza Italia. Dice: «Gli orfani del senatore Berlusconi sono terrorizzati dalla possibilità che il governo duri fino al 2015. Se tra sei mesi si vota, allora la loro scelta di rimanere in Forza Italia sarà azzeccata.

Se invece la maggioranza tiene e Letta va avanti, fa le riforme e aggancia un minimo di ripresa, i miei amici sono morti». E a quel punto comincerà il fuggi fuggi, a Roma come in periferia. Questo Cicchitto non lo dice, ma è la logica conseguenza delle sue considerazioni.

Berlusconi, stanco provato, fisicamente ha somatizzato la botta, annulla Porta a Porta, il medico Zangrillo gli consiglia di riguardarsi, cerca di galvanizzare truppe e peones dal palco di via del Plebiscito. «Io resto in campo, farò la mia battaglia anche fuori dal Parlamento come Renzi e Grillo. Io sarò sempre con voi».

Già, come Grillo e Renzi, pensando, da extraparlamentare, di fare il botto alle elezioni europee e mostrare plasticamente un Parlamento italiano non più rappresentativo della volontà popolare. Ai colonnelli e capitani dice «vedrete che si va a votare in primavera anche per Camera e Senato», ma i graduati si guardano negli occhi e non ci credono. Anzi pensano a non ci creda nemmeno il generalissimo Silvio.

E allora, quanto durerà l'opposizione? Sarà il prossimo segretario del Pd Renzi il casellante che aprirà l'autostrada elettorale al Cavaliere? Sono queste le domande più ricorrenti che si fanno nei capannelli dei senatori e deputati di Forza Italia. Falchi, lealisti e mediatori che dentro il partito cercano un equilibrio anche su cosa fare nel giorno della decadenza. Summit nella sede del partito in Piazza San Lorenzo in Lucina dopo il voto del Senato. Tutti vogliono far sentire forte la protesta, che rimbombi al Quirinale.

Si pensa a cortei e marce fino al portone di Giorgio Napolitano. Si dividono. La pitonessa pensa a una fiaccolata di tutti i parlamentari. Magari una delegazione potrebbe essere ricevuta, ma poi si scopre che il capo dello Stato è al teatro. I più moderati, Fitto e Romani, bocciano l'idea che sa tanto di veglia funebre, di processione con il morto (Berlusconi).

E poi neanche il presunto morto vuole la marcia con le candele sul Palazzo più alto. Alla fine di opta per una richiesta di incontro dei capigruppo Brunetta e Romani con il presidente della Repubblica. Berlusconi intanto a Villa San Martino, con figli e fidanzata, accarezza piani di battaglia. Ma quanto durerà la sua opposizione?

 

 

 

 

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