GLI SPIONI DI BLOOMBERG FANNO I CONTI CON L’IRA DEI COLOSSI DI WALL STREET

Marco Valsania per "Il Sole 24 Ore"

Wall Street stringe d'assedio Bloomberg. I grandi istituti americani sono passati all'offensiva della cittadella dell'informazione finanziaria, colpevole di aver spiato i banchieri che usavano i suoi costosi terminali compromettendo uno dei beni più preziosi della finanza, la privacy. Se non mettendo anche in discussione la sicurezza e segretezza di strategie e operazioni dei suoi clienti.

Due grandi banche, JP Morgan e Citigroup, sono passate all'azione, chiedendo dettagli sull'accaduto e bloccando servizi. JP Morgan ha fatto scattare la prima risposta formale: ha spedito una lettera per chiedere al colosso fondato dal sindaco-imprenditore Michael Bloomberg, che da primo cittadino di New York non ha più la gestione dell'azienda, un resoconto di tutti i dipendenti che abbiano effettuato ricerche sulle attività di JP Morgan o dei suoi funzionari.

E non da ieri, ma dal 2008 in avanti. La banca si considera una delle più scottate dalle violazioni di privacy: l'anno scorso aveva protestato per le notizie pubblicate da Bloomberg sul caso della Balena di Londra, le perdite da 6 miliardi sui derivati, ipotizzando che fossero arrivate grazie a un monitoraggio elettronico di propri funzionari.

La banca, che sconta problemi di reputazione per le inchieste avviate su di lei da una decina di autorità statunitensi, nella missiva portata alla luce dal Wall Street Journal ha chiesto di capire il ruolo dei dipendenti di Bloomberg che avrebbero effettuato o gestito intrusioni. JP Morgan vuole conferma diretta che le pratiche in questione sono cessate.

Non le basta l'assicurazione già offerta dai vertici della società, che gestisce sia un servizio giornalistico che di onnipresenti terminali con dati specialistici destinati ai grandi abbonati al costo di 20mila dollari l'anno. La pratica è stata definita "un errore" da Bloomberg.

Citigroup ha ordinato ai trader del suo desk di valute di evitare la chat sui terminali Bloomberg per uso aziendale. Citi attiverà CitiFXWire, servizio di messaggistica interna e sicura. La mossa, che dovrebbe avverarsi entro fine mese, era già allo studio per ridurre i costi, hanno assicurato i portavoce della banca. Ma altrettanto vero è che finora era stata rinviata.

E la crisi con Bloomberg non può che aver accelerato i preparativi. La chat sui terminali dell'agenzia, per i trader in questione, verrà contemporaneamente disattivata. Citi non è sola in questa iniziativa: la tendenza a ricorrere a sistemi interni e tecnologia proprietaria per le comunicazioni, nell'intero settore bancario americano, potrebbe a sua volta trovare adesso nuovo impulso.

L'assedio potrebbe stringersi ancora. Altre grandi società di Wall Street, al di là di JP Morgan e Citigroup, hanno quantomeno avviato urgenti colloqui con Bloomberg per verificare le esatte circostanze dello spionaggio: tra queste Morgan Stanley.

Per Bloomberg - azienda-culto che per i critici soffre però al suo interno di un culto aziendale - il rischio è veder incrinata con la reputazione anche la leadership: dall'anno scorso è ormai il principale fornitore di dati finanziari al mondo, avendo superato la rivale Thomson Reuters.

Una lunga strada di espansione dalla sua nascita nel 1982, sotto la guida di un Michael Bloomberg in uscita proprio da Wall Street. La sua popolarità e influenza nell'alta finanza è adesso presto riassunta. Goldman Sachs, da sola, ha 5mila terminali della società e complessivamente i suoi "schermi" nel mondo sono oggi 315mila rispetto ai 258mila del 2007.

 

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