CRI-MEA CULPA – ARRIVANO LE PRIME SANZIONI CONTRO LA RUSSIA MA L’EUROPA, LEGATA AGLI AFFARI CON MOSCA, TIENE APERTA LA PORTA AL DIALOGO – ANCHE GORBACIOV SI SCHIERA CON PUTIN: ‘IL VOTO DELLA CRIMEA CORREGGE UN ERRORE STORICO’

1. BRUXELLES TIENE APERTA LA PORTA: ‘ORA IL CREMLINO TORNI AL DIALOGO'
Marco Zatterin per ‘La Stampa'

Il cruccio dell'Europa non è il consiglio dei ministri in cui le decisioni, in un modo o nell'altro, arrivano sempre, ma tutto quello che succede subito dopo. Granitica come il solito, esce Cathy Ashton, alto rappresentante per la Politica estera che offre la versione ufficiale, quella del pieno consenso, della condanna unanime, e della determinazione a trattare come a rincarare la dose contro i russi.

Poi arriva il polacco Sikorski, il vero falco, per il quale le sanzioni dimostrano che «gli Usa vengono da Marte e noi da Venere». Infine, mentre tedeschi e italiani parlano di decisioni pensate per lasciare margini di confronto, spunta il lussemburghese Asselborn e dice quella che tutti pensano sia la verità: «Abbiamo perso la Crimea, questa è la fase due e nessuno vuole vedere la numero tre».

È più facile essere Obama che Herman Van Rompuy, il fiammingo presidente del Consiglio Ue che giovedì e venerdì ospiterà a Bruxelles l'intero condominio del leader Ue per riprendere le fila del discorso su Ucraina e Crimea. L'uomo della casa Bianca non ha incontrato resistenze nel mettere Dimitri Rogozin, vicepremier russo, nella lista dei cattivi che resteranno senza visto e senza soldi all'estero.

Polacchi e svedesi lo volevano in quella europea, hanno insistito, duri Baltici e francesi. Ma i bulgari erano contrari e irremovibili. Anche Cipro (base russa del Mediterraneo), Grecia, Portogallo e Spagna hanno giocato sul morbido. Italia e Germania li hanno lasciati fare, «con un sostegno silenzioso», ha rivelato una fonte. Risultato: ventuno nomi, nessuno davvero importante, nessuno davvero vicino a Putin.

Da ieri sera il Consiglio sta scrivendo la seconda parte del documento di conclusione del vertice che si apre dopodomani. Quella che circola ha due righe che citano considerazioni sul vicinato orientale «alla luce degli eventi». Confessa una fonte che «nessuno pensava che le sanzioni potessero cambiare la situazione sul campo, ma che l'intenzione era trovare un modo per convincere Mosca a negoziare». Era un modo «per far vedere a Putin che non ha amici, come ha dimostrato il voto alle Nazioni Unite».

Linas Linkevièius, ministro degli esteri lituano, sostiene che «la lista è aperta». Queste prime sanzioni sono la risposta all'invito del summit Ue del 6 marzo, quando i capi di stato e di governo hanno invitato la Russia a una de-escalation nel dialogo. «È al netto della Crimea», aggiunge, questione sulla quale il ministro degli esteri Federica Mogherini sottolinea che «deciderà il vertice». Entro il fine settimana avremo altre sanzioni? «La parola è alla Russia, la decisione politica va a Putin», precisa la titolare della Farnesina, senza dimenticare la necessità di «mantenere attivo il dialogo».

Al Consiglio europeo spiegano che «siamo stati volutamente vaghi nel definire la terza fase», quella delle sanzioni economiche. Sperano di non arrivarci anche il francese Fabius giura di essere pronto: «Ci saranno altre misure, se Mosca non cambia atteggiamento». Nell'attesa i 28 blindano l'Ucraina con la prima parte dell'accordo di partenariato. Si firma venerdì. «Mentre Putin agisce con la forza, noi ridisegniamo i confini in termini geo-economici - confessa la fonte -. È una garanzia, la Russia non ha mai molestato i Baltici o altri nostri partner: sono attenti alle relazioni commerciali, conviene anche a loro». Il resto dell'intesa verrà «entro agosto». In mezzo non si sa. Fase due bis o fase tre. Ogni opzione è aperta. Anche quella del condominio europeo immobile e indeciso.

2. GORBACIOV: ‘IL VOTO CORREGGE UN ERRORE STORICO'
Da ‘La Stampa'

Mikhail Gorbaciov punta il dito contro la «sindrome» da «trionfalismo» americana e si schiera con Putin a favore del referendum in Crimea che ha «corretto un errore storico». Allo stesso tempo Gorbaciov condanna le sanzioni occidentali alla Russia varate da Usa e Ue. «Per decretare sanzioni devono esserci motivi molto seri e devono essere sostenute dall'Onu», ha detto alle agenzie russe il Premio Nobel per la Pace.

«La scelta del popolo della Crimea non costituisce una ragione sufficiente». E «se la Crimea fu unita all'Ucraina secondo le leggi sovietiche senza chiedere l'opinione del popolo, ora questo popolo ha deciso di correggere l'errore» storico, ha sostenuto, alludendo al fatto che nel 1954 Nikita Krusciov regalò la Crimea all'Ucraina.

 

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