UFFICIO SINISTRATI - FRANCESCHINI E D’ALEMA IN CULO A RENZI: SE SAREMO IN CAMPAGNA ELETTORALE, NON SI FARÀ IL CONGRESSO – I GOVERNICCHI DI NAPO-LETTA SONO UN DANNO ELETTORALE PER NOI

Carlo Bertini per "La Stampa"

A questo punto nel Pd, con la premessa che l'ultima parola spetterà sempre al Quirinale, nessuna opzione è più esclusa: neanche quella sulla carta meno praticabile, cioè un voto in tempi brevi, addirittura a fine novembre o l'8 dicembre, quando in teoria dovrebbero svolgersi le primarie.

Senza ammetterlo, ma forse alla luce degli ultimi sondaggi che vedono il Pd in vantaggio per la prima volta da mesi, con un recupero sui grillini e con la destra che paga già lo scotto della crisi, dai pasdaran bersaniani non viene scartato nemmeno questo scenario, anche se comporterebbe un altro voto col porcellum con le controindicazioni ben note.

Un'ipotesi che la dice lunga sulla paura di restare sotto scacco del Cavaliere per mesi; ma che non viene presa in considerazione non solo dai renziani, convinti sì che dopo quanto successo ieri in casa Pdl la crisi riprenda quota, ma se così fosse «si andrà ordinatamente alle urne, cioè a marzo».

E su un altro versante, i filo-governativi di fede lettian-franceschiniana in questa fase considerano ogni chiacchiera sul voto anticipato una sorta di sabotaggio degli sforzi in corso d'opera per far franare il campo avverso. «Non sogno che si stacchino dei senatori per far reggere il governo», spiega Franceschini, «ma so che molti nel Pdl si fanno delle domande e vedremo mercoledì chi dirà sì e chi dirà no al proprio paese».

Tradotto, Letta chiederà la fiducia solo se si formeranno da qui a mercoledì dei nuovi gruppi parlamentari di ex Pdl che certifichino uno smottamento reale. Col passar delle ore però questo auspicio perde consistenza, anche se i centristi alla Fioroni continuano ad esser fiduciosi che «c'è un tormento vero lì dentro e alla fine si divideranno».

Ma quando Epifani dice «non auspichiamo le elezioni, ma non le temiamo», intende dire che «a questo punto nessuna opzione è esclusa», spiegano i suoi più diretti collaboratori: anche se il segretario è ben consapevole che comunque la linea da tenere verrà decisa tutti insieme, a partire dalle riunioni dei gruppi parlamentari prevista stasera.

Intanto la risposta ai diktat del Cavaliere arriva da Franceschini che definisce «irricevibile» la richiesta di dare sette giorni al governo per approvare i decreti economici, perché «bisogna essere seri: chi può credere che il problema di Berlusconi sia l'Iva? È solo la ricerca di un pretesto mediocre». In serata dunque lo scenario più accreditato è che Berlusconi non farà marcia indietro, che il Pdl non si spaccherà, anche se la fronda c'è; e che si andrà avanti ineluttabilmente verso la crisi, nella nebbia più fitta.

E tutto il bombardamento dei renziani contro i «governicchi» può esser giustamente interpretato come un modo di scoraggiare i transfughi, insomma di considerare «un azzardo fare un Letta bis con Grillo e Berlusconi che ti sparano addosso». Renzi non a caso fa capire di non voler firmare oggi cambiali in bianco, «ascolteremo cosa dirà Letta e poi decideremo», dice il rottamatore.

Che Letta si stia giocando la partita politica della vita insomma è l'unica cosa su cui nel Pd non si discute, anche i sondaggi diffusi ieri dal Tg3 premiano i suoi sforzi per la stabilità e fotografano per la prima volta un testa a testa con Renzi.

Si discute molto invece sugli effetti che questo giro di boa avrà sugli assetti interni del Pd, visto che se il premier fallisse nel suo tentativo si andrebbe a votare a marzo e il congresso potrebbe essere congelato, con buona pace di Renzi, almeno a sentire D'Alema: convinto che «non si governa con un pugno di dissidenti, certo sarebbe diverso se una parte rilevante del Pdl si smarcasse da Berlusconi», l'ex premier prevede che in caso di rottura irreversibile «a dicembre si dovrebbero fare le primarie per il premier, d'altra parte c'è stato un fulmine a ciel sereno». I renziani non ci sentono da quest'orecchio, ma perfino Franceschini ammette che «certo, se saremo in campagna elettorale, non si farà il congresso».

 

DALEMA E RENZI Dario Franceschini GRILLO A ROMAFranceschini, Quagliariello e LettaGuglielmo Epifani Silvio berlu

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