chador

A VISO SCOPERTO - IL GOVERNO AUSTRIACO, GUIDATO DA SEBASTIAN KURZ, PREPARA LA LEGGE CHE PROIBISCE IL VELO ISLAMICO NEGLI ASILI E ALLE ELEMENTARI: ''LE BIMBE NON DEVONO SUBIRE DISCRIMINAZIONI A SCUOLA'' - MA I MUSULMANI PROTESTANO, COME HANNO GIÀ FATTO QUANDO FU INTRODOTTO IL DIVIETO DEL BURQA E DEL NIQAB

Andrea Morigi per “Libero Quotidiano”

 

kurz

Risparmiate almeno le bambine dell'asilo e delle scuole elementari dall' imposizione del velo islamico. Sceglieranno più tardi quali indumenti indossare, sempre che sia garantita loro la libertà. È il messaggio del governo al presidente austriaco Alexander Van der Bellen, che nel gennaio scorso progettava di invitare tutte le donne del Paese a indossare il velo, allo scopo dichiarato di combattere l'islamofobia: il cancelliere Sebastian Kurz ha annunciato ieri l'avvio dell' iter legislativo per l'introduzione del divieto di velo islamico negli asili e nelle scuole elementari.

 

NIQAB - BURKA - CHADOR - HIYAB

Il fenomeno, spiega il vicecancelliere Heinz-Christian Strache, leader del Fpö, dopo la seduta del consiglio dei ministri, era impensabile soltanto qualche anno fa, ma va diffondendosi negli istituti privati gestiti da musulmani e se ne nota un' espansione perfino nel sistema d'istruzione statale. Qualche genitore intende preservare così le proprie figlie dalla corruzione dell' Occidente, anche a costo di segregarle all' interno di una gabbia di stoffa applicando le regole più rigide della sharia.

 

A Vienna, però, è il Parlamento ad approvare le leggi, grazie a una felice circostanza: gli ottomani non erano riusciti a conquistare militarmente la città imperiale né nel 1529 né nel 1683. Ora però tornano all'assalto nel nome dei diritti civili. Perlopiù li calpestano, specialmente per quanto riguarda la condizione femminile. Contano sul vantaggio di essere più prolifici dei «miscredenti» occidentali in crisi demografica e, in quella prospettiva, immaginano di riuscire a diventare la maggioranza della popolazione anche in quello che fu un tempo il Sacro Romano Impero.

 

kurz e strache

DISCRIMINAZIONI

In realtà, anche se ridotto ai minimi termini, l'orgoglio della Felix Austria resiste. Il governo uscito dalle elezioni, sull'esempio della vicina Ungheria, è stato votato essenzialmente per limitare l'afflusso di immigrati che mettano in pericolo la pace sociale. Dopo le promesse elettorali, i primi provvedimenti iniziano a vedere la luce.

 

Il ministro dell' istruzione Heinz Fassmann, al quale sarà affidata la responsabilità di redigere il testo, ha parlato di un «atto simbolico», per sottolineare che l' Austria è «uno Stato secolarizzato» e per evitare discriminazioni. «Non è una questione di numeri», ha sottolineato il ministro in riferimento alle manifestazioni di disinteresse di Carla Amina Baghajati, portavoce della comunità islamica austriaca, che ha definito il dibattito sul velo «una questione marginale» su cui si concentra un' attenzione esagerata.

 

COLLABORAZIONE

BAMBINA CON LO CHADOR

I fondamentalisti protesteranno, come hanno già fatto qualche mese fa in occasione del divieto del burqa e del niqab, cioè il velo integrale, approvato nel settembre scorso, quando al governo non sedeva una coalizione di centrodestra. Potrebbero invocare la libertà religiosa, cercare di contattare l'imprenditore algerino Rachid Nekkaz, che si è incaricato recentemente di pagare le multe al posto delle donne che infrangono la legge, magari fare appello alla Corte europea dei diritti dell' Uomo e all' Osce per revocare decisioni adottate democraticamente.

 

Oppure, l' iniziativa potrebbe perfino trasformarsi in un' occasione di dialogo. Allo scopo di evitare il muro contro muro, il disegno di legge sarà elaborato prima della pausa estiva in collaborazione con la comunità islamica. O almeno con quella parte che riconosce l' autorità dello Stato. Ma l' obiettivo, ha spiegato Kurz, è combattere la discriminazione di genere contro le bambine e servirà a « evitare la formazione di società parallele» all' interno dell' Austria e di dare «a tutte le ragazze le stesse possibilità di sviluppo». Una semplice questione di civiltà, non di odio contro altre culture.

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