TALK SCIO’! - CON IL GOVERNO DI GOLDMONTI FINISCE L’ERA DEI TALK SVACCATI E DEL PRESENZIALISMO POLITICO IN TV - IN SOFFITTA I “DOVRESTI VERGOGNARTI”, I ‘’VAFFANCULO’’ DI LA RUSSA E VENDOLA, LE URLA DI ROTONDI, IL “VADA A FARSI FOTTERE” DI D’ALEMA - I TELE-PREZZEMOLI DI PIETRO E CASINI ANDRANNO IN CRISI, CONVINTI COME SONO CHE L’IMPORTANZA SI MISURI IN MINUTAGGIO TELEVISIVO - PER I CONDUTTORI è FINITA LA PACCHIA: SENZA LITI, BISOGNA TIRAR FUORI LE NOTIZIE…

Francesco Merlo per "la Repubblica"

Forse si farà un talk show sulla morte del talk show ma è sicuro che il professor Mario Monti non andrà a cucinare il risotto da Bruno Vespa. Che l´ammiraglio Giampaolo Di Paola non frequenterà "Servizio Pubblico" di Santoro per litigare in diretta con i pacifisti e che la signora Anna Maria Cancellieri non chiederà a Fabio Fazio di recitare anche lei, per par condicio, il suo bravo elenco. E non è solo un problema di buona educazione, di un altro stile, di una diversa antropologia. I nuovi ministri sono funzioni e non carriere politiche, sono capacità e competenze tecniche e non casacche, sono gatti che devono solo acchiappare il topo e dunque non hanno colore.

E si capiva benissimo ieri quando Monti ha presentato il governo e ha risposto alle domande con lunghe frasi molto corrette ma evasive, immobile, le mani bianche bianche, senza alcuna emozione, mai niente fuori posto, una funzione appunto quasi incorporea.
Il governo del Presidente cala dunque il sipario sull´era del dibattito pulp. Perde di interesse il confronto-scontro tra Alfano e Bersani e non solo perché entrambi i segretari appoggiano Monti ma perché, pur mantenendo i loro importanti ruoli, hanno perso la vetrina ed è probabile che diventino persino cerimoniosi.

Sicuramente vanno nell´archivio delle memorie d´epoca i «dovresti vergognarti» e «i mi consenta», i vaffanculo, quello di La Russa e quello di Vendola, le urla di Rotondi, gli strepiti della Santanché, il «vada a farsi fottere» di D´Alema. Finisce lo spettacolo di sbranamento e calci in bocca che più di tutto ha convinto gli italiani di essere migliori dei loro rappresentanti politici e ha legittimato lo stesso ricorso ai tecnici.

Certo, dietro la funzione tecnica dei vari Passera, Profumo e Severino si intravedono le persone, e alcune potrebbero anche dover trattenere un carattere vanitoso o salottiero e magari pure litigioso, ma le funzioni non hanno addosso il grasso della politica, hanno il silenzio e la misura come orizzonte, e perciò non arrederanno i ministeri, non arriveranno con gli scatoloni per fare casa e alcova ma solo ufficio, non hanno le clientele e vedremo se Monti nominerà un portavoce, un capufficio stampa, e quanti portaborse gli gireranno attorno. Sappiamo che si sono scatenate le damazze dei salotti romani, è lì che si fanno le prove dei talk show, i posti a tavola corrispondono alle culture di riferimento come a Ballarò, il casting è laborioso come a Porta a porta. E´ il generone romano che definitivamente viene sparecchiato insieme ai tele-ring.

Per adesso i cronisti televisivi non dispongono neppure di quelle immagini in movimento che in gergo si chiamano «la macchia», il repertorio da far partire quando si pronunzia un certo nome. E si capisce che al tg1 di Minzolini siano sbandati visto che nel giro di qualche giorno sono tornati in redazione gli epurati e gli autosospesi. Per loro anche il "panino" è diventato un problema.

Probabilmente sono difficoltà a tempo, saranno risolte. E´ invece sicuro che questi ministri non potranno mai partecipare ai dibattiti televisivi di forte risonanza arcitaliana, esagerati ed esagitati, in perenne emergenza che hanno fatto capire al Paese l´imbarbarimento della classe dirigente. La differenza infatti tra questi governanti e i loro predecessori è la stessa che c´è tra gli occhi e la vista, tra la mano e la prensilità, tra l´aggettivo e il sostantivo, tra l´apparire e l´essere.

Escono dunque dalla scena della televisione italiana, insieme a Berlusconi, grande regista della comunicazione truccata e al tempo stesso sbracata, le telefonate in diretta contro «le cosiddette signore», l´invito a Iva Zanicchi di lasciare subito lo studio, e diventano duri i tempi non solo per i presenzialisti come Di Pietro, Cicchitto, Gasparri, Gelmini, Casini, Polverini..., convinti che la loro importanza politica si misuri in minutaggio televisivo, ma anche per i conduttori che perdendo i loro campioni esaltati non avranno più la garanzia dello share, dell´audience, dell´ascolto.

Hanno costruito la loro fortuna con le esibizioni dei gladiatori realizzando spettacoli indimenticabili di pop politico, e basta ricordare il dialogo stralunato tra la Santanché e Celentano. Ma adesso, non potendo più ricorrere ai paroloni e alle parolacce di Brunetta e alle rispostacce della Bindi, i bravissimi colleghi potrebbero finalmente dimostrarci che si può fare giornalismo politico anche senza eccitare con il forcone il divo, il mezzodivo o la mezzacalzetta. E potrebbero dunque farci vedere, magari solo per un po´, quei bellissimi programmi che certamente sanno fare e che tante volte hanno promesso.

Vanno definitivamente in soffitta o meglio in cantina i cosiddetti caratteri, come Stracquadanio, la Brambilla, Lupi e Crosetto, e ovviamente con loro i giornalisti, le stelline e le macchiette del sabato e della domenica, gli opinionisti supplenti del week end, sempre madidi e sconvolti ma alla fiera del ribasso con i loro tic, in maniche di camicia come Bocchino e compulsando il tablet per mostrarsi in perenne contatto con "il popolo della rete".

Certo, ci sono almeno due rischi. Il primo è che possa sparire non solo lo show ma anche il talk. E´ ovvio che i tecnici si chiudano nella gravitas, in un impegno che è serio e che non consente chiacchiere. Debbono realizzare risultati senza tenere calda la piazza, senza rendere conto alla propria tifoseria. L´afasia naturale di un esecutivo che ha poco da dire e molto da fare potrebbe diventare mancanza di trasparenza con i cittadini ridotti come i parenti che aspettano fuori dalla sala operatoria. Arriverà il referto. Prima, solo bollettini sanitari, solo comunicati.

Poi c´è un altro pericolo. Tecnici, saggi, professori, esperti: la politica è un´infezione che in Italia ha sempre contagiato tutti. Giulio Tremonti per esempio era un tecnico, eletto nelle liste del Patto Segni cominciò a trasformarsi in un politico. Altri come Antonio Martino e Giuliano Urbani subirono l´operazione chirurgica sui divani di Montecitorio, come era già capitato del resto a Bruno Visentini e a Giuliano Amato, allo stesso Giovanni Spadolini, a Giuliano Vassalli, a Guido Carli, a Carlo Azeglio Ciampi, e persino a Francesco De Lorenzo, medico e professore illustre che fu, come si dice, prestato alla politica, divenne ministro della Sanità e Dio sa se fu un errore.

Ma in fondo la televisione servirà anche a questo: a mettere a dura prova le eventuali fragilità di questi tecnici, perché «la vanità - dice Al Pacino - è il mio peccato preferito». Indimenticabile fu Lamberto Dini che non solo sbarcò in tv, ma portò pure la sua signora.

 

SANTANCHE A PORTA A PORTA LA RUSSA AD ANNOZERO GIANFRANCO ROTONDI EMMA BONINO URLA DALEMA SALLUSTI

Ultimi Dagoreport

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….