LINGUA IN RESTA, SOTTO-MARINO VA ALLA LEOPOLDA MA RENZI LO EVITA - DOPO IL SONDAGGIO CHOC MARINO CORRE AI RIPARI E CHIEDE LA TESTA DEL CAPOGRUPPO PIDDINO D’AUSILIO MA IL PD LAVORA AL PIANO B PER IL CAMPIDOGLIO E ZINGARETTI SCALDA I MOTORI

1 - MARINO, LEOPOLDA AMARA E IL PD PROCESSA D’AUSILIO

Alessandro Capponi e Ernesto Menicucci per il “Corriere della Sera - Edizione Roma

 

Zingaretti abbraccia Marino Zingaretti abbraccia Marino

Dopo il sondaggio choc, alla Leopolda va in onda il «grande freddo». Ignazio Marino di qua, Matteo Renzi di là. Il premier è nel suo habitat, il padrone di casa, il centro del mondo. E il sindaco, seppur seduto in seconda fila, fa — come tutti — da spettatore. Alla fine Marino si spertica in elogi: «La Leopolda dimostra che c’è una classe dirigente che non solo non guarda al passato ma non si accontenta del presente e guarda con grande determinazione e orgoglio al futuro». 


E ancora: «Sono rimasto positivamente colpito dalla visione internazionale che Matteo Renzi ha voluto portare. Un altro aspetto che penso si respirasse fortemente nell’ambiente della Leopolda era la positività che spesso manca nel nostro Paese. Credo, e lo so che forse è un po’ la mia visione da sognatore, che il fatto che gli Stati Uniti stiano avanzando in una fase di ripresa economica dipenda anche dal fatto che in quel paese si dia importanza all’idea di nazione e di possibilità di sollevarsi dai problemi con le proprie forze». 

Nicola Zingaretti e Ignazio Marino Nicola Zingaretti e Ignazio Marino


Un infinito giro di parole, che nasconde però l’amarezza di queste ore. Marino, non potendo parlare con Renzi — che era sul palco, avvicinabile solo dal cosidetto «giglio magico» —, si è sfogato con Debora Serracchiani. Argomento, naturalmente, il famoso sondaggio di Swg, commissionato dal Pd Campidoglio, che dà il sindaco in caduta libera. Tema che sta creando grandi fibrillazioni tra i democratici. Non solo per il merito, ma anche per il metodo adottato dal capogruppo Francesco D’Ausilio. In molti, a quanto pare, erano all’oscuro rispetto a quell’iniziativa. E, oggi, D’Ausilio verrà «processato» nella riunione del gruppo. 


Marino, non è un mistero, vorrebbe giubilarlo. Del resto, già diverso tempo fa, il sindaco si sfogò col suo predecessore Gianni Alemanno, addebitando allo stesso D’Ausilio (e, all’epoca, fece anche il nome di Mirko Coratti) i «mali» del rapporto tra lui e il Pd. In giunta, la settimana scorsa, Marino si è rivolto agli assessori piddini: «Guardate che D’Ausilio ce l’ha con voi...».

Zingaretti Camusso Marino Zingaretti Camusso Marino

 

Mentre, secondo la versione diametralmente opposta, sarebbe il sindaco ad aver messo nel mirino i vari Masini, Marino (Estella) e Leonori. Vai a capire. Una cosa è certa. Oggi, nella riunione di gruppo, una parte dei consiglieri (renziani, con Fabrizio Panecaldo in testa) vorrà «sfiduciare» D’Ausilio.

 

Mentre un’altra parte tenterà di inserire questo discorso in quello, più ampio, di un rimpasto di giunta. Cioè, per capirsi: Marino vuole un nuovo capogruppo? Bene, cambi anche la squadra di governo. Altrimenti, resta tutto com’è. Perché alla fine, D’Ausilio o non D’Ausilio, è come la storia del bambino che indica la luna. C’è chi guarda il dito, e chi il resto. 
 

2 - E, DAL SONDAGGIO, SPUNTÒ ZINGARETTI

Alessandro Capponi e Ernesto Menicucci per il “Corriere della Sera - Edizione Roma

 

Più che l’emerso (che i romani non fossero soddisfatti di Marino non c’era bisogno che lo dicesse un sondaggio...), è una parte del sondaggio Swg rimasta finora misteriosamente segreta a scatenare il gossip e le interpretazione nel microcosmo della politica romana. Pagina 26, capitolo dedicato agli «orientamenti di voto», confronto tra i «tre principali leader». 

RENZI LEOPOLDARENZI LEOPOLDA


Uno, naturalmente, è Matteo Renzi, premier e segretario del Pd. Poi, visto che si parla di Roma, c’è Ignazio Marino. E, però, chi spunta come terzo «leader» testato? Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, ex presidente della Provincia, «riferimento» politico (anche se tra alterne vicende...) dello stesso D’Ausilio, quello che commissiona il sondaggio. E, a sorpresa, ecco il risultato che non t’aspetti.

 

Fra i tre, Marino è ultimo (col 20%...). Poi viene Renzi col 44% e Zingaretti stacca tutti col 54%. Il governatore va fortissimo tra gli elettori Pd (84%, contro il 75% e il 41% degli altri due), ma raccoglie consensi anche in Forza Italia (28%, Renzi 46%, Marino 1%) e nei Cinque Stelle (25% contro il 12% degli altri due). Un dato clamoroso, di per sé. Ma, nell’ambiente piddino, viene considerato ancora più strano che quel dato non sia stato reso pubblico. Come mai? Forse per «coprire» la corsa del governatore? Oppure l’idea che, dietro a questa manovra, ci sia l’idea dei «suoi» di portarlo — forzando anche col pressing — verso il Campidoglio.

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Lui, Zingaretti, allontana da sé ogni illazione e, in ogni occasione pubblica e privata, ribadisce di «voler solo finire il mandato» a via Cristoforo Colombo e di essere pronto «a ricandidarsi».

 

Ma, se la situazione in Comune precipitasse, chissà. Perché il sondaggio Swg, in un colpo solo, sembra aver riaperto tutti i giochi. Se, fino a settembre, il paziente Marino sembrava «stabilizzato» (meno conflittualità col Pd, rapporti migliori coi poteri della Capitale), ora siamo tornati sulle montagne russe. Un parlamentare renziano, ieri, diceva: «Se si vota sul nazionale, si vota anche Roma». Mentre in giunta qualcuno la butta sul ridere: «Due romani su dieci col sindaco? Beh, siamo risaliti...».

emanuela droghei francesco d ausilioemanuela droghei francesco d ausilio

 

Mirko Coratti Mirko Coratti

Il Pd prepara un piano B: c’è chi vorrebbe lo stesso Zingaretti (soluzione ardita, per i rapporti con Renzi e per la rischiosità di votare anche alla Regione), chi pensa alla Madia, chi vagheggia altre ipotesi (tipo la Bonafé, eletta alle europee nel Lazio), chi auspicherebbe che il Nazareno spingesse per Enrico Gasbarra. E il centrodestra? La situazione, qui, è ancora più complessa. Un pezzo degli ex An «lavora» ad una cooptazione di Alfio Marchini.

 ALFIO MARCHINI ALFIO MARCHINI

 

È lo schema «movimento civico» caldeggiato da Andrea Augello, sul quale — da qualche settimana — si sta applicando anche Andrea Ronchi col suo movimento Insieme per l’Italia . Il discorso, su Marchini, è un po’ complesso: e dipende, molto, dal fatto se ci saranno o meno accordi sul nazionale. Poi c’è l’ala più «dura» della destra, dove potrebbe nascere il tandem Meloni-Salvini. La Lega (dopo il passaggio di Marco Pomarici da Ncd) vuole «espandersi» anche su Roma.

 

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